San Torpete chiude per l’Adunata: il cartello di don Farinella divide il centro storico

La storica chiesa del centro storico resterà chiusa nel giorno della grande sfilata dell’Adunata. Il sacerdote spiega che i fedeli arrivano da tutta Genova e anche da fuori città, ma sul portone qualcuno ha risposto con un insulto

Nel fine settimana in cui Genova si prepara ad accogliere l’Adunata nazionale degli Alpini e un afflusso stimato intorno alle 400 mila persone, anche una chiesa del centro storico decide di fermarsi. San Torpete, storica parrocchia dei vicoli, domenica resterà chiusa. A comunicarlo è un avviso affisso sul portone d’ingresso da don Paolo Farinella, che lega la scelta alle difficoltà di spostamento e accesso previste per la giornata della grande sfilata.

Il cartello è breve, ma destinato a far discutere. «Questa chiesa non ha territorio e nemmeno parrocchiani. Chi la frequenta viene da tutta Genova e anche da fuori, con mezzi pubblici, propri o treni. Ne consegue che causa alpini, San Torpete è costretto a chiudere domenica», si legge nell’avviso. Il senso indicato dal sacerdote è pratico: San Torpete non vive di una comunità parrocchiale concentrata attorno alla chiesa, ma di persone che arrivano da quartieri diversi e anche da fuori città. Con modifiche alla viabilità, aree pedonali, limitazioni agli spostamenti e un’enorme presenza di visitatori, la partecipazione alla funzione sarebbe quindi difficoltosa.
La comunicazione, però, non è passata inosservata. Sotto il foglietto, qualcuno ha scritto una frase offensiva contro don Farinella, trasformando un avviso di chiusura in un altro episodio del clima acceso che accompagna l’arrivo dell’Adunata. Non è il primo segnale di tensione nei caruggi: da giorni compaiono volantini contrari alla manifestazione, con messaggi come «Non c’è festa se c’è chi molesta» e, su un altro manifesto rosa, «Non siete i benvenuti». Frasi che si inseriscono nel dibattito aperto in città tra chi vive l’evento come una grande festa popolare e chi invece teme disagi, militarizzazione degli spazi, comportamenti molesti e sovraccarico del centro.
La decisione di San Torpete arriva in una Genova già profondamente riorganizzata per l’Adunata. Il piano predisposto per l’arrivo delle penne nere e degli accompagnatori ha comportato chiusure di strade, scuole, parchi e giardini, modifiche alla circolazione, presidi sanitari straordinari, aree dedicate agli attendamenti e una gestione speciale dei flussi. La domenica sarà la giornata più delicata, con il massimo afflusso previsto e la sfilata destinata ad attraversare il cuore della città.
In questo quadro, il gesto di don Farinella assume inevitabilmente un valore che va oltre la semplice comunicazione di servizio. Il sacerdote è una figura molto conosciuta, non soltanto nel centro storico. Da anni prende posizione su temi civili e politici con toni netti: antifascista, schierato pubblicamente su questioni internazionali e sociali, ha fatto parlare di sé anche per il riconoscimento della Palestina da parte della sua parrocchia e per avere definito genocidio quanto accade a Gaza. A marzo si era inoltre espresso apertamente per il no al referendum sulla riforma della giustizia.
Proprio questa storia personale e pubblica rende il cartello più esposto alle interpretazioni. Per alcuni è soltanto una scelta organizzativa, dettata dall’impossibilità di garantire una normale domenica liturgica in una città blindata e attraversata da centinaia di migliaia di persone. Per altri diventa una presa di posizione indiretta, anche perché la formula “causa alpini” è asciutta, esplicita e difficilmente neutra in un momento in cui ogni parola sull’Adunata viene letta dentro la contrapposizione cittadina.
San Torpete, domenica, non aprirà. Il portone chiuso nei caruggi sarà uno dei tanti effetti collaterali di un evento enorme, capace di mobilitare la città ma anche di dividerla. Nel frattempo, il cartello e la scritta offensiva lasciata sotto l’avviso raccontano una vigilia nervosa, in cui l’Adunata non è soltanto una questione di logistica, accoglienza e sicurezza, ma anche di sensibilità diverse che si misurano nello stesso spazio urbano.
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