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Diga scontro sui campi prova: il Movimento 5 Stelle annuncia interrogazioni, la struttura commissariale respinge l’allarme

I capigruppo Stefano Giordano e Marco Mes, con il senatore Luca Pirondini e l’europarlamentare Gaetano Pedullà, chiedono chiarimenti sulla stabilità dell’opera. La struttura commissariale replica: «Nessuna opera al buio, controlli continui e dati coerenti con le previsioni progettuali»

Nuovo scontro politico e tecnico sulla nuova diga foranea di Genova. Il Movimento 5 Stelle attacca la struttura commissariale dopo le spiegazioni sui campi prova e annuncia interrogazioni nelle sedi parlamentari ed europee per chiedere chiarimenti sulla stabilità dell’opera, sui correttivi adottati in corso d’opera e sui rischi connessi alla tenuta dei fondali. La replica della struttura commissariale è immediata e netta: nessuna opera portata avanti “al buio”, ma un cantiere complesso, sottoposto a monitoraggi continui e ad adattamenti progettuali ritenuti fisiologici per un’infrastruttura marittima senza precedenti in Europa per profondità dei fondali.

A sollevare il caso sono i capigruppo del M5S in Regione Liguria e a Genova, Stefano Giordano e Marco Mes, insieme al senatore Luca Pirondini e all’europarlamentare Gaetano Pedullà. La loro accusa è pesante: «Sulla Diga di Genova la struttura commissariale ha ammesso di andare avanti al buio». Secondo gli esponenti del Movimento 5 Stelle, sarebbe stato «candidamente confessato il fallimento dei campi prova sui fondali» e il fatto che, non garantendo la tenuta prevista, si sia dovuti intervenire in corsa «raddoppiando la lunghezza delle colonne» e facendo crescere i costi «di centinaia di milioni di euro».

Il nodo riguarda la stabilità dell’opera e la qualità delle verifiche sui fondali, tema che il M5S collega anche alle valutazioni del Consiglio nazionale delle ricerche del 2023. Gli esponenti pentastellati chiedono se i correttivi adottati siano davvero sufficienti a scongiurare scenari di rischio legati a frane sottomarine potenzialmente in grado di generare onde anomale. «Siamo sicuri che i correttivi adottati siano in grado di scongiurare il rischio tsunami indicato dal Consiglio nazionale delle ricerche nel 2023, connesso al rischio di frane sottomarine potenzialmente in grado di generare eventi di maremoto?», chiedono Stefano Giordano, Marco Mes, Luca Pirondini e Gaetano Pedullà.

Il senatore Luca Pirondini usa toni molto duri e chiama direttamente in causa l’ex sindaco e commissario Marco Bucci. «A Genova Marco Bucci si permette il lusso di giocare con la sicurezza di un’intera comunità ammettendo di “prendersi un rischio” e di procedere in assenza degli esiti dei campi prova», afferma. Per Luca Pirondini, la situazione sarebbe tale da «far tremare i polsi», perché, sostiene, «nonostante i sistemi di rilevazione siano stati distrutti dalla pressione e i dati fondamentali sulla stabilità manchino o non vengano resi pubblici, si decide di andare avanti».

Il parlamentare insiste soprattutto sul tema della trasparenza. «Non è minimamente accettabile procedere alla cieca su un’opera come questa, né nascondere informazioni ai cittadini con il pretesto di evitare “conclusioni affrettate”», dice Luca Pirondini, aggiungendo che «la trasparenza non è un optional ma un dovere, tanto più dopo la tragedia del Morandi». Il riferimento, nella sua dichiarazione, è anche agli allarmi rilanciati dall’ingegnere Piero Silva, indicato come figura di primo piano nel settore portuale, e poi ripresi dal presidente di Italia Nostra Stefano Fera: in caso di cedimento della diga, secondo quella ricostruzione, si potrebbe generare un’onda capace di travolgere l’area del Porto Antico. «Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare: vogliamo sapere tutto, senza zone d’ombra, e chiarire fino in fondo le responsabilità di chiunque abbia ruoli in questa vicenda», conclude Luca Pirondini.

Il caso arriva anche sul piano europeo. L’eurodeputato Gaetano Pedullà lega la vicenda alla gestione dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e parla di «massima prova dell’incapacità con cui le destre al governo a Roma e in regioni come la Liguria hanno gestito» quelle risorse. Secondo Gaetano Pedullà, il rischio è «aggiungere al danno la beffa», proseguendo con un’opera che potrebbe richiedere nuovi finanziamenti per essere messa in sicurezza. L’europarlamentare annuncia quindi un’interrogazione alla presidente della Commissione europea.

La struttura commissariale respinge integralmente l’impostazione del Movimento 5 Stelle e parla di ricostruzione allarmistica. «Le dichiarazioni diffuse oggi dal M5S sulla nuova diga foranea di Genova non descrivono la realtà dei fatti, ma costruiscono una narrazione che rischia solo di generare confusione e preoccupazione ingiustificata», si legge nella replica. Per la struttura, evocare «opera al buio», tsunami e scenari catastrofici «senza alcun elemento tecnico concreto» significherebbe scegliere la strada dell’allarmismo politico.

La nuova diga viene descritta dalla struttura commissariale come «una delle infrastrutture marittime più complesse e avanzate d’Europa», progettata e realizzata con standard ingegneristici elevati e sottoposta a controlli, verifiche e monitoraggi continui da parte di tecnici, progettisti, collaudatori e organismi indipendenti. La replica rovescia quindi la lettura sui campi prova: non sarebbero un fallimento, ma uno strumento avanzato di verifica, previsto proprio per opere di questa scala e complessità. «È esattamente per questo che si fanno monitoraggi, controlli e adattamenti progettuali: perché le grandi opere serie si governano con i dati e con l’ingegneria, non con gli slogan», afferma la struttura commissariale.

Sul danneggiamento della strumentazione, uno dei punti richiamati dalle critiche pentastellate, la struttura commissariale sostiene che si tratti di un’eventualità non remota in lavorazioni a quelle profondità e che non equivalga affatto all’assenza di controlli. Secondo la replica, è stato attivato subito un sistema di monitoraggio continuo che comprende inclinometri, piezometri, profilometri, rilievi multibeam e controlli topografici costanti sui cassoni già posati, indicati come C17, C40, C47 e C54. L’obiettivo dichiarato è avere dati più certi e reali sul comportamento dell’opera.

La struttura aggiunge che tutti i cassoni posati sono sottoposti a rilievi continui sugli spostamenti verticali e orizzontali, con report periodici che confrontano i dati misurati con le soglie progettuali previste. I report tecnici trasmessi dall’appaltatore e dal Project Management Consultant Rina Consulting, viene sottolineato, confermerebbero che le grandezze misurate sono coerenti con le previsioni progettuali e che non emergono elementi di criticità.

Nella replica vengono indicati anche i numeri dell’avanzamento del cantiere: 20 cassoni già posati, per oltre 880 metri di diga realizzati, posa della ghiaia completata al 97 per cento e colonne di consolidamento eseguite per circa il 96 per cento. Per la struttura commissariale, sono dati che dimostrano uno stato di avanzamento significativo e sotto controllo, non una situazione fuori controllo o priva di basi tecniche.

Il confronto resta quindi su due piani distinti ma intrecciati. Da un lato il Movimento 5 Stelle chiede trasparenza totale su campi prova, correttivi, costi, stabilità e possibili scenari di rischio, annunciando interrogazioni parlamentari ed europee. Dall’altro la struttura commissariale rivendica la solidità dell’impianto tecnico, il carattere ordinario degli adattamenti progettuali in una grande opera di questa complessità e la presenza di un sistema di monitoraggio continuo.

La chiusura della struttura commissariale è politica quanto quella dei suoi critici: «La differenza tra chi governa i cantieri e chi fa propaganda è semplice: noi ci assumiamo la responsabilità di realizzare opere strategiche per Genova e per il Paese, altri preferiscono alimentare polemiche e paure». Poi la frase finale, destinata a segnare il confronto dei prossimi giorni: «La Nuova Diga andrà avanti. E Genova non si fermerà».


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