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Scuola, studenti e docenti in corteo a Genova: «Sveglia al Governo, l’istruzione pubblica non si vende». Traffico nel caos

Giornata di mobilitazione Osa e Cambiare Rotta contro il ministro Giuseppe Valditara, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra Anna Maria Bernini. In piazza studenti, insegnanti, Usb e Cgil contro tagli, militarizzazione e riforma degli istituti tecnici

Una mattinata di cortei, striscioni e presidi ha attraversato Genova nel giorno dello sciopero del mondo della scuola. Studenti e insegnanti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo sull’istruzione, chiamando direttamente in causa il ministro Giuseppe Valditara, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. Il filo comune della protesta è stato la difesa della scuola pubblica, contestata dai manifestanti come sempre più esposta a tagli, riforme giudicate penalizzanti e a una crescente subordinazione alle esigenze del mercato e della propaganda bellica.

La giornata si è aperta con il corteo studentesco promosso da Osa (Opposizione studentesca d’alternativa) e Cambiare Rotta. I ragazzi hanno sfilato con lo striscione “Studenti e lavoratori contro la d’istruzione pubblica” e con cartelli che raffiguravano i rappresentanti del Governo accanto a una sveglia. Il messaggio era esplicito: «La scuola non si vende». Una sveglia simbolica rivolta al ministro Valditara, alla premier Meloni e alla ministra Bernini, accusati dagli studenti di portare avanti un modello di istruzione sempre meno accessibile, meno libero e più piegato alle logiche dell’impresa.

Nel corteo è confluita anche l’Unione sindacale di base, che ha portato al centro della mobilitazione il tema della militarizzazione della scuola e della destinazione delle risorse pubbliche. «Siamo contro la militarizzazione e i tagli ai finanziamenti che invece di essere destinati alla formazione e all’inclusione finiscono alla guerra», ha spiegato Anna Morano, docente alla scuola primaria dell’istituto comprensivo Teglia e referente dell’Unione sindacale di base. Per Morano, lo sciopero di oggi «coinvolge tutti gli ordini di scuola» e serve anche a «rilanciare la cultura della pace».

Mentre gli studenti attraversavano le strade della città, sotto la Prefettura si sono raccolti i docenti mobilitati dalla Cgil contro la riforma degli istituti tecnici. La contestazione riguarda un provvedimento che partirà già da settembre e che in Liguria interesserà 30 scuole, 15 delle quali a Genova. Secondo il sindacato, il nuovo impianto ridurrà il peso di discipline considerate fondamentali e modificherà la funzione stessa dell’istruzione tecnica, spostandola sempre più verso le richieste immediate del sistema produttivo.

«La riforma degli istituti tecnici è l’ennesimo attacco alla scuola pubblica, le prove generali per uno smantellamento generale», ha detto Mario Lugaro, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza Cgil Liguria. La denuncia riguarda il taglio di ore in materie come scienze, matematica, lingue straniere, geografia e italiano. Per il sindacato, la riduzione del monte ore non è un dettaglio organizzativo, ma una scelta politica che impoverisce la formazione generale degli studenti per favorire un modello più funzionale alle imprese.

Uno dei punti più contestati è l’anticipazione dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, l’ex alternanza scuola-lavoro. «Saranno anticipati a 13 anni con tutte le problematiche che ci sono state in termini di sicurezza», ha spiegato Mario Lugaro, ricordando gli incidenti che hanno coinvolto studenti impegnati in attività legate al mondo del lavoro. Secondo i dati richiamati dalla Cgil, nel 2026 sono stati 280 gli infortuni che hanno riguardato ragazzi inseriti in percorsi di alternanza, il 5,6 per cento in più rispetto al 2025. Nei primi mesi dell’anno, inoltre, tre studenti hanno perso la vita a livello nazionale.

Per insegnanti e sindacati, questi numeri rendono ancora più grave l’idea di anticipare l’esposizione degli studenti a esperienze lavorative senza un ripensamento radicale delle garanzie di sicurezza. La protesta non riguarda quindi soltanto la riforma degli istituti tecnici, ma il ruolo che la scuola deve avere: luogo di formazione critica, inclusione e crescita culturale, oppure spazio sempre più orientato alla preparazione precoce al lavoro.

Al termine della mattinata, studenti e docenti si sono uniti in un unico corteo diretto al Provveditorato, dove una delegazione è stata ricevuta dai rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale. La mobilitazione genovese si è così saldata a quella nazionale, portando in piazza una richiesta comune: fermare le riforme contestate, aumentare le risorse per la scuola pubblica, garantire sicurezza nei percorsi formativi e riportare al centro il diritto allo studio, non le esigenze del mercato.

Intanto la viabilità cittadina, già soggetta ad alcune limitazioni alla viabilità per l’adunata degli alpini, è andata nel caos.

In copertina: foto di Marina


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