Querela di Matteo Bassetti contro Codacons e Assourt archiviata: «Era diritto di critica»

La giudice per le indagini preliminari Martina Tosetti ha chiuso il procedimento nato dalla denuncia dell’infettivologo genovese contro le due associazioni. Per il tribunale non ci fu diffamazione nelle istanze inviate durante la pandemia a televisioni e Ordine dei medici. Nel 2021 venne archiviata, più o meno con le stesse motivazioni, un’analoga querela del medico contro GenovaQuotidiana

La querela per diffamazione presentata da Matteo Bassetti contro Codacons e Assourt è stata archiviata. La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova Martina Tosetti ha chiuso definitivamente il procedimento, ritenendo che le due associazioni non abbiano leso la reputazione professionale dell’infettivologo quando, durante la pandemia, inviarono un’istanza a Rai, Mediaset e alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri per raccomandare attenzione alle apparizioni televisive di professionisti sanitari che avessero ricevuto finanziamenti da industrie farmaceutiche.

Il punto contestato da Bassetti riguardava proprio quella richiesta, che secondo il medico avrebbe avuto contenuto diffamatorio perché idonea a mettere in dubbio la sua indipendenza professionale. La procura, dopo avere svolto le indagini, aveva già chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto a carico dei rappresentanti legali delle due associazioni. L’infettivologo si era opposto, chiedendo ulteriori approfondimenti. L’udienza davanti alla giudice per le indagini preliminari si è tenuta il 24 aprile e ieri Martina Tosetti ha sciolto la riserva, disponendo l’archiviazione.
Secondo la giudice, nel caso in esame sussistono «indubbiamente i parametri per il legittimo esercizio del diritto di critica», cioè verità, pertinenza e continenza. La materia, osserva il provvedimento, era di evidente interesse pubblico, anche perché durante la pandemia la presenza televisiva di esperti sanitari aveva un forte impatto sull’opinione dei cittadini. In questo contesto, la richiesta avanzata da Codacons e Assourt viene letta come una presa di posizione critica, non come un attacco personale diffamatorio.
Nel provvedimento viene anche affrontato il tema dei rapporti economici con le industrie farmaceutiche. La giudice, richiamando alcuni articoli allegati al fascicolo, scrive che non vi sarebbe «nessun dubbio» sul fatto che Matteo Bassetti avesse ricevuto finanziamenti da aziende del settore. Ma questo dato, precisa Martina Tosetti, non deve essere interpretato di per sé come un elemento lesivo della reputazione dell’infettivologo. Al contrario, può essere letto come «segno di un auspicabile coinvolgimento dei grandi esperti del settore di riferimento nella lotta a una pandemia», un coinvolgimento che, proprio perché legato alla tutela della salute pubblica, può essere incentivato.
La differenza, per la giudice, sta nel modo in cui quel dato viene usato. Codacons e Assourt non avrebbero attribuito a Matteo Bassetti condotte illecite, né formulato accuse eccedenti. Avrebbero invece sollevato un tema di opportunità, indipendenza e possibile conflitto di interessi nel dibattito pubblico, rispettando i limiti della critica. Anche il requisito della pertinenza è stato ritenuto rispettato, perché tra le finalità delle associazioni c’è quella di preservare l’indipendenza di giudizio dei consumatori, potenzialmente influenzati dai mezzi di comunicazione di massa.
L’ordinanza richiama anche il criterio della continenza, cioè la correttezza della forma espressiva. Le istanze, secondo la giudice, non avrebbero superato i limiti del linguaggio consentito in un confronto pubblico su temi di rilevanza generale. Da qui la conclusione: nessuna diffamazione, ma esercizio legittimo del diritto di critica.
La vicenda richiama un precedente genovese del 2021, quando un’altra querela per diffamazione presentata da Bassetti era stata archiviata dalla giudice per le indagini preliminari Angela Maria Nutini nei confronti della giornalista Monica Di Carlo, di GenovaQuotidiana, e del consigliere regionale Gianni Pastorino. In quel caso il tribunale aveva ritenuto che gli articoli e le prese di posizione contestate rispettassero i presupposti della verità dei fatti storici, della continenza nell’esposizione e dell’interesse pubblico dell’informazione.
Nel provvedimento del 2021, la giudice aveva scritto che era diritto della giornalista criticare alcune scelte e sollecitare la riflessione dei lettori, senza superare i limiti della critica. Tra i fatti ritenuti di pubblico interesse vi erano anche l’utilizzo della propria immagine associata a prodotti commerciali, alcune valutazioni pubbliche sull’evoluzione della pandemia e altri elementi legati al ruolo pubblico ricoperto dall’infettivologo. Anche allora la procura aveva chiesto l’archiviazione e l’opposizione di Matteo Bassetti non era stata accolta.
Il nuovo provvedimento su Codacons e Assourt si inserisce dunque nello stesso solco giuridico: quando il tema riguarda figure pubbliche, sanità, comunicazione durante una pandemia e possibili conflitti di interesse, il diritto di critica gode di uno spazio ampio, purché fondato su fatti veri, espresso con pertinenza e senza aggressioni gratuite. Per il tribunale di Genova, in questo caso, quel limite non è stato superato.
Diversa è, invece, la partita degli hater che nel corso del tempo hanno stalkerizzato, offeso e minacciato il professore non solo sui social. Alcuni di questo sono stati condannati.
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