Cronaca 

Mal di schiena, poi la morte dopo le dimissioni: medico del Villa Scassi verso il processo

La procura di chiede il rinvio a giudizio per un medico del pronto soccorso dopo la morte di un sessantenne, arrivato in ospedale per un forte dolore lombare e deceduto poco dopo a causa di una dissezione aortica

Non un semplice mal di schiena, ma una patologia gravissima che, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere intercettata in ospedale. Ruota attorno a questo snodo la vicenda giudiziaria che coinvolge un medico del pronto soccorso del Villa Scassi di Sampierdarena, per il quale la Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio in relazione alla morte di un uomo di 60 anni.

La storia risale ai primi giorni di maggio del 2022. Il paziente si era presentato al pronto soccorso lamentando un forte dolore alla schiena. In ospedale era stato inquadrato come un caso non urgente, anche perché risultavano precedenti problemi lombari. Durante la permanenza nel reparto gli erano stati eseguiti alcuni accertamenti diagnostici, tra cui radiografie ed ecografia, che non avevano evidenziato anomalie tali da far scattare ulteriori approfondimenti. Dopo la terapia antidolorifica e il miglioramento del dolore, era stato rimandato a casa.

La situazione ha preso una piega drammatica poco dopo. Non riuscendo più a mettersi in contatto con lui, la sorella aveva chiesto l’intervento dei soccorsi, che lo avevano trovato morto nella sua abitazione. È stato l’esame autoptico a fare emergere il quadro reale: il sessantenne era deceduto per una dissezione dell’aorta, complicata da una emorragia interna.

Da quel momento l’indagine, aperta inizialmente senza nomi iscritti nel registro degli indagati, si è concentrata sui sanitari che avevano avuto in carico il paziente. Alla fine, la pubblico ministero Daniela Pischetola ha chiesto l’archiviazione per uno dei due medici coinvolti, mentre per l’altro ha contestato l’omicidio colposo, sostenendo che un esame più approfondito, in particolare una tomografia assiale computerizzata, avrebbe potuto far emergere la dissezione in tempo utile per tentare un intervento chirurgico.

Nel corso dell’udienza preliminare la giudice Alice Serra ha disposto una consulenza tecnica. I periti hanno spiegato che non è possibile definire con certezza assoluta a che punto fosse la dissezione al momento dell’accesso in pronto soccorso, ma hanno anche ritenuto plausibile che fosse già rilevabile. È proprio su questo margine che si gioca una parte centrale del procedimento.

La difesa, affidata all’avvocato Massimo Boggio, ha invece insistito sul contesto in cui si svolsero i fatti, richiamando il cosiddetto scudo penale e sottolineando la situazione particolarmente pesante vissuta in quelle ore dal pronto soccorso dello Scassi, dove in due giorni si registrarono 213 accessi. Una pressione assistenziale che, secondo il legale, va considerata nella valutazione complessiva della condotta del medico.

Intanto la posizione della famiglia ha già trovato una definizione sul piano risarcitorio. La sorella della vittima, assistita dall’avvocata Silvia Napoli, è stata infatti risarcita. Resta però aperto il nodo penale, sul quale la decisione è attesa l’8 giugno, quando la giudice dovrà stabilire se mandare o meno il sanitario a processo.


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