Ambiente 

Sciami di api in città con il caldo di primavera: cosa fare davvero e perché le api non vanno mai uccise

In questi giorni il fenomeno della sciamatura torna a farsi vedere anche vicino alle case. Nessun allarme, ma serve prudenza: le api non vanno disturbate e bisogna contattare subito un apicoltore per il recupero

Con l’arrivo delle temperature primaverili torna a comparire anche un fenomeno tanto spettacolare quanto spesso frainteso: la sciamatura delle api. Può capitare di vedere una sorta di “nuvola” in movimento che poi, nel giro di poco tempo, si posa su un albero, su un muro, nei giardini o perfino vicino alle finestre delle abitazioni. Scene che possono impressionare, soprattutto quando avvengono in luoghi abitati o molto frequentati, ma che in realtà fanno parte di un processo del tutto naturale.

La prima cosa da ricordare è che non bisogna lasciarsi prendere dal panico. Le api che sciamano, nella maggior parte dei casi, non sono aggressive e non rappresentano un pericolo, a meno che non vengano disturbate, aggredite o scacciate. Serve quindi calma, attenzione nei movimenti e, se possibile, la capacità di tenere lontane le persone dalla zona in cui lo sciame si è posato.

La sciamatura è infatti il modo con cui le api si moltiplicano. Accade ogni anno quando all’interno dell’alveare nasce una nuova regina. A quel punto la vecchia regina lascia il nido insieme a una parte delle api operaie e si mette in cerca di un nuovo luogo dove fondare una colonia, mentre la nuova regina resta nell’alveare originario. È un meccanismo antico, essenziale per la diffusione delle api e per la colonizzazione del territorio.

Per questo uno sciame non va mai ucciso. Non solo perché le api sono fondamentali per l’impollinazione e quindi per l’equilibrio dell’ambiente e della produzione alimentare, ma anche perché lo sciame, dal punto di vista giuridico, è considerato proprietà dell’apicoltore da cui proviene. Si tratta di una delle rarissime situazioni in cui la legge consente perfino di inseguire gli insetti anche entrando in una proprietà privata, proprio per consentirne il recupero.

Chi si trova davanti a uno sciame deve quindi evitare iniziative improvvisate. Niente getti d’acqua, niente bastoni, niente spray o tentativi fai da te. Se le api si trovano in un luogo aperto al pubblico, la cosa più utile è avvisare i passanti e isolare l’area, in modo da evitare che qualcuno si avvicini troppo per curiosità. Poi bisogna contattare un apicoltore della zona o un’associazione specializzata nel recupero.

A Genova, per esempio, è possibile rivolgersi al gruppo “Amici delle Api” attraverso la loro pagina Facebook, pubblicando fotografie o video dello sciame e inviando un messaggio con un recapito telefonico. È disponibile anche un contatto mail all’indirizzo amicidelleapigenova@gmail.com. In alternativa si possono contattare anche altre associazioni di apicoltori, come AlpaMiele e Apiliguria. Un altro canale utile è quello dei vigili del fuoco che, pur non intervenendo direttamente nel recupero, possono indicare i riferimenti delle reti di apicoltori volontari che operano gratuitamente.

Di solito, quando lo sciame si posa in un luogo aperto, l’intervento è abbastanza semplice: l’apicoltore arriva con l’attrezzatura necessaria, recupera le api e le trasferisce rapidamente in sicurezza. Più complicata è invece la situazione quando le api scelgono intercapedini, muri, tubi o cavità negli edifici. In questi casi il recupero può diventare più difficile, lungo e costoso. Proprio per questo è importante segnalare il prima possibile la presenza di uno sciame vicino alle abitazioni.

In questi giorni, quindi, vedere api raggruppate in massa non deve spaventare ma nemmeno essere sottovalutato. Serve rispetto, prudenza e l’intervento delle persone giuste. Perché uno sciame non è un’emergenza da combattere, ma un evento naturale da gestire con intelligenza.


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