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Referendum, scoppia il caos del silenzio elettorale: volantini per il “No” nella bacheca Anpi a Sestri e un maxi “Sì” sul grattacielo di piazza Dante – VIDEO

A Genova il primo giorno di voto si apre tra polemiche, accuse e immagini destinate a far discutere: dai “No” nella bacheca sulla sede municipale in via Sestri, come denunciato dal consigliere della Lega Maurizio Amorfini, alla torre Piacentini, in piazza Dante, dove Primocanale ha deciso di promuovere la location della terrazza per i matrimoni con un enorme “Sì”nuziale sul megaschermo da 128 metri quadrati

Il referendum sulla giustizia a Genova si trascina dietro, nel primo giorno di voto, una coda di polemiche che investe insieme il ponente cittadino e il cuore del centro. Da una parte c’è la denuncia del consigliere municipale Maurizio Amorfini, esponente della Lega, che punta il dito contro alcuni volantini con l’indicazione di voto per il “No” affissi nella sede della Anpi di Sestri Ponente, ospitata nel palazzo istituzionale del Municipio VI Medio Ponente in via Sestri. Dall’altra c’è il caso del gigantesco “Sì” comparso sul mega schermo di Primocanale sulla torre Piacentini, in piazza Dante, un’immagine che per diversi secondi domina la città proprio nella prima giornata in cui gli elettori stanno andando ai seggi.

A sollevare il primo caso è stato Maurizio Amorfini, ex vicepresidente del Municipio e oggi consigliere municipale della Lega, che ha parlato apertamente di una situazione da chiarire. Secondo quanto segnala, nella bacheca della sede della Associazione nazionale partigiani d’Italia sulla facciata della sede municipale sarebbero comparsi manifesti con l’invito a votare “No”. Il punto, nella sua lettura, è doppio: da un lato il fatto che quei materiali si trovino in un palazzo istituzionale, circostanza che secondo lui non dovrebbe consentire 365 giorni l’anno l’esposizione di manifesti politici, dall’altro il tema del rispetto delle regole nel giorno del voto. Maurizio Amorfini annuncia infatti di voler chiedere spiegazioni sia al direttore del Municipio sia al presidente del Municipio VI Medio Ponente, Fabio Ceraudo.

Dalla Anpi provinciale, interpellata sulla vicenda, fanno sapere di avere dato in precedenza indicazioni a tutte le sedi affinché venissero rispettati gli obblighi di legge, compresi quelli relativi al silenzio elettorale. Una risposta che, almeno per ora, non entra nel merito del caso specifico, ma che ribadisce la linea generale già comunicata all’organizzazione sul territorio. A Sestri Ponente, però, l’indicazione non ha avuto esito: i volantini stamattina erano dove non dovevano essere.

Ma il caso che più ha colpito l’occhio dei genovesi è probabilmente quello andato in scena in pieno centro, sulla sommità della torre Piacentini, a 108 metri d’altezza. Sul grande schermo di Primocanale, che copre 128 metri quadrati e domina piazza Dante e buona parte della città, è apparso infatti un enorme “Sì” isolato, nitido, gigantesco, visibile per diversi secondi e senza altri elementi contestuali immediatamente leggibili. Un’immagine contestata dai sostenitori del “No” e inevitabilmente destinata a creare un cortocircuito visivo e politico nel giorno del referendum, visto che quel “Sì” coincide esattamente con una delle due opzioni di voto sulla scheda.

Solo osservando la sequenza completa delle schermate si capirebbe che quel “Sì” è parte della promozione della location della terrazza del grattacielo per i matrimoni. La schermata precedente riporta la frase “Mi vuoi sposare?”, mentre il successivo “Sì” sarebbe la risposta alla proposta, seguita poi da altri contenuti pubblicitari dedicati alla location. Il punto politico, però, resta tutto nell’effetto finale: chi vede soltanto il “Sì”, enorme e solitario nel cielo di Genova, nel primo giorno di voto sul referendum, difficilmente pensa d’istinto a una campagna per matrimoni.

“Mugugni” dal fronte del “no” anche per un’altra serie di scritte sul maxischermo della Tv dell’ex senatore Maurizio Rossi. Anche questa volta è la divisione della frase a far discutere. La frase intera è “Si vota domenica e lunedì fino alle 15”, ma nella prima schermata compare solo “Si vota domenica”, dove si legge il pronome riflessivo atono di 3ª persona e non l’avverbio di affermazione, che ha l’accento. C’è chi sostiene che, soprattutto a leggere da lontano, l’accento grave mancante sarebbe un particolare notato da pochi e che il contesto delle parole in concomitanza con la giornata faccia il resto nella percezione degli elettori.


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