Il pino di Nervi “spaccato” alla base: durante il taglio spuntano i cretti che causavano il rischio caduta

Sotto gli occhi dell’assessora Francesca Coppola, il taglio ha mostrato con chiarezza i “cretti” (spaccature) alla base già indicati dalle perizie: per Comune e tecnici il danno strutturale al tronco rendeva l’albero instabile. Annunciata la sostituzione con due nuovi pini e il progetto di ripiantumazione passerà in Consulta del Verde, mentre Aster, con Giuliano Pastorino, rivendica «massima trasparenza» e priorità alla sicurezza

Si è chiuso oggi, mercoledì 18 febbraio, l’intervento sul pino di Nervi che nelle scorse settimane aveva acceso discussioni, preoccupazioni e richieste di chiarimento: con il completamento del taglio dell’ultimo tronco, l’amministrazione comunale sostiene di aver portato “in superficie” ciò che le analisi tecniche indicavano già da tempo, cioè un danno strutturale capace di trasformare una pianta apparentemente sana, agli occhi di molti, in un possibile pericolo per chi vive e attraversa quell’area. La scelta, definita «dolorosa» da chi l’ha assunta, è stata accompagnata da un gesto che il Comune rivendica come politico e amministrativo insieme: rendere l’operazione verificabile sul posto, con la presenza dell’assessora al Verde urbano Francesca Coppola e delle principali associazioni ambientaliste, chiamate ad assistere in prima persona a una fase che spesso rimane confinata ai cantieri e alle relazioni tecniche.


Durante le operazioni, viene riferito, sono stati osservati con nettezza i “cretti” alla base della pianta, cioè quelle spaccature e fessurazioni che, secondo le perizie, erano un indicatore di sofferenza e instabilità. È il punto chiave su cui la giunta vuole insistere: non una decisione “a sensazione”, ma un riscontro materiale che avrebbe confermato quanto emerso dalle verifiche strumentali. «Oggi abbiamo voluto dare un segnale preciso: le decisioni sul verde pubblico devono avvenire con procedure trasparenti, verificabili e condivise», dichiara Francesca Coppola, spiegando che la presenza in cantiere, insieme alle associazioni, ha significato «assumersi la responsabilità delle scelte» e mostrare «con evidenza» ciò che era già stato messo nero su bianco dai tecnici. Nel suo intervento l’assessora richiama anche l’esame tomografico, sostenendo che «non lasciava purtroppo alternative» e che «il danno strutturale al tronco era grave e il rischio di cedimento concreto», mentre l’osservazione diretta del tronco avrebbe «confermato quanto emerso all’inizio dalle analisi tecniche».


Il tema, però, va oltre il singolo albero e diventa un messaggio sulla gestione del patrimonio arboreo. Francesca Coppola parla di un verde che «ha bisogno di cura, attenzione costante e programmazione» e presenta l’intervento come un passaggio utile a costruire un rapporto diverso tra amministrazione e territorio: «Questo intervento, seppur doloroso, essendo stato eseguito davanti agli occhi della cittadinanza, è stata l’occasione per plasmare una relazione con il territorio fondata su correttezza delle procedure e collaborazione con le persone». È una frase che, letta in controluce, prova a rispondere alle contestazioni più ricorrenti quando si abbatte un albero importante: perché si è deciso, su quali basi, con quali controlli, e se siano state esplorate alternative. Qui la risposta istituzionale punta su due parole: perizia e trasparenza.
Sul fronte della ripiantumazione arriva un annuncio preciso: il pino abbattuto, dice l’assessora, «sarà sostituito con due nuovi pini». Non solo, perché la scelta sulle nuove piantumazioni non sarà gestita in modo interno, ma verrà portata in un luogo di confronto: «Il progetto di ripiantumazione sarà portato in Consulta del Verde, perché crediamo che le scelte sul patrimonio arboreo cittadino debbano essere condivise». Anche in questo passaggio l’obiettivo è dare un segnale di metodo, rivendicando «rigore tecnico e massima apertura al confronto», con un ringraziamento finale ad Aster e ai tecnici che hanno consentito di assistere alle operazioni «in piena trasparenza».
A dare la lettura tecnica dell’intervento è Giuliano Pastorino, responsabile del verde di Aster, che ribadisce la linea della sicurezza: «Il danno strutturale al tronco rendeva la pianta pericolosa e si è visto con grande chiarezza». E aggiunge un principio destinato a tornare in ogni caso simile: quando le verifiche indicano rischio, non si può tergiversare. «Abbiamo condotto il taglio nella più assoluta trasparenza e con la massima attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’area circostante», afferma, fino alla conclusione che riassume l’impostazione dell’azienda: «Gli alberi giudicati a rischio dalle verifiche tecniche, purtroppo, devono essere abbattuti per garantire la sicurezza di tutti».
Resta, sullo sfondo, la dimensione emotiva e simbolica che accompagnava quel pino: per molti non era solo una pianta, ma un pezzo di paesaggio e di memoria. L’amministrazione prova a intercettare anche questo lato, ammettendo il “peso” della scelta e proponendo come compensazione non soltanto due nuove piantumazioni, ma un percorso condiviso che passi dalla Consulta del Verde. La scommessa, ora, sarà dimostrare che la trasparenza promessa non è un episodio legato all’emergenza, ma un modo stabile di affrontare la gestione del verde urbano, dove controlli, manutenzione e comunicazione camminino insieme, prima che un rischio potenziale si trasformi in un problema reale.
In chiusura arriva anche il commento di Giorgio Scarfì, rappresentante di Genova Contro il Degrado, che invita a guardare oltre il singolo caso e a trasformare l’abbattimento in un punto di svolta per la gestione complessiva del verde cittadino: «Il pino della passeggiata di Nervi non c’è più. Bisogna dirlo con chiarezza. L’albero, a questo punto, aveva dei problemi seri e si doveva intervenire. Ma si deve intervenire anche con la stessa urgenza e determinazione per modificare un approccio complessivo alla gestione, cura, mantenimento, controllo e sviluppo del verde in città, pubblico o privato che sia, che soffre per molti motivi da troppi anni». Scarfì richiama poi il tema della scarsità di verde fruibile e chiede un cambio di passo che parta dalla trasparenza e dalla condivisione delle informazioni: «Ne abbiamo già così poco di verde fruibile per ciascuno di noi, agli ultimi posti in Italia, che rimanere fermi non è più possibile», aggiungendo che, in casi come questo, serve «rendere disponibili subito le perizie fatte sulle alberature», «permettere, in casi di esemplari di grande pregio, l’effettuazione di altri controlli prima di procedere ad un irreversibile abbattimento» e «chiarire ed illustrare da subito con quali modalità, quali alberi, specie e grandezza, e quando si procederà con le necessarie compensazioni nel caso non ci siano alternative». Infine collega il tema a una data simbolica per la città: «Il 15 marzo 2026 sarà passato un anno dalla tragedia di piazza Paolo da Novi. Potrebbe essere questa l’occasione giusta per definire con chiarezza con tutti i portatori di interesse e la cittadinanza un programma di azioni conseguente che superi quanto accaduto e guardi finalmente al futuro».

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