Quartieri 

Ribaltamento a mare, il “pezzo mancante” blocca Sestri: cantiere corre, ma il quartiere resta fermo. CGIL chiede un tavolo urgente

Spi e Fiom Cgil denunciano lo stallo sul progetto: mentre l’ampliamento del bacino procede, restano ferme le opere per il quartiere, a partire dalla verifica tecnico-economica con RFI sullo spostamento dei binari e la possibile modifica della viabilità. Scadenze rinviate più volte e nessuna risposta alle richieste di confronto. Il sindacato chiede alla Struttura Commissariale e al Comune di convocare subito tutte le parti

Il cantiere corre, ma il quartiere aspetta. A Sestri Ponente l’ampliamento del bacino procede “speditamente” e lo sviluppo industriale di Fincantieri viene definito legittimo, con ricadute economiche e occupazionali che Municipio e città seguono con attenzione. Il problema, però, è ciò che dovrebbe andare di pari passo e invece – secondo Spi CGIL e Fiom CGIL – resta al palo: il progetto complessivo di “ribaltamento a mare” e, soprattutto, le opere e le garanzie per la vita del quartiere.

In un comunicato congiunto, le due sigle mettono in guardia dal rischio di una frattura tra fabbrica e territorio. L’obiettivo dichiarato non è alimentare “crisi di rigetto strumentali”, ma chiedere un accompagnamento vero del processo: se arriva nuova forza lavoro, spiegano, serve un percorso guidato non solo dentro l’azienda ma anche nel tessuto sociale, altrimenti l’impatto ricade tutto su servizi già fragili.

“Serve un regolatore sociale”: servizi, casa, scuola e sanità

La tesi del sindacato è netta: Fincantieri, Autorità di Sistema Portuale, Comune e Regione dovrebbero svolgere un ruolo di “regolatore sociale”, garantendo riqualificazione e rivisitazione di un territorio che viene descritto come già sottodimensionato su più fronti: assistenza sanitaria, abitativo, scolastico e altri servizi primari.

Per farlo, però, non bastano dichiarazioni di principio: servono partecipazione, confronto e contrattazione territoriale, oltre a progetti e risorse economiche. E qui arriva l’accusa principale: “ad oggi nessuno ha assicurato” né fondi né un percorso strutturato.

Il nodo dei binari: senza spostamento, spazi a mare non si “riunificano”

Nel comunicato la questione tecnica diventa anche il simbolo dello stallo. La Struttura Commissariale, insieme a RFI, avrebbe dovuto verificare la fattibilità tecnico-economica dello spostamento della linea ferroviaria dall’attuale tracciato, con ipotesi di allargamento di via Puccini e in particolare interventi su via Merano, per poi finanziare e redigere i progetti.

Le scadenze, denunciano Spi e Fiom, sono state fissate prima a luglio, poi a settembre 2025. Ora però è gennaio 2026 e “tutto tace”. L’ultimo incontro – sostengono – risale a maggio. Nel frattempo il cantiere, per andare a pieno regime, avrebbe bisogno di “riunificare gli spazi a mare” spostando i binari: un passaggio che non è solo tecnico, ma urbanistico e sociale, perché tocca viabilità, rumore, accessibilità e qualità della vita dei residenti.

“I residenti devono capire cosa succede”: tempi certi e garanzie scritte

Il sindacato insiste su un punto: i cittadini devono poter comprendere cosa comporti lo spostamento della ferrovia e devono ottenere garanzie su una riqualificazione reale, con risorse e tempi definiti. Questo, secondo Spi e Fiom, può avvenire solo attraverso un percorso di contrattazione sociale e territoriale che lo Spi, insieme alla Camera del Lavoro, rivendica come compito da portare avanti in continuità con il percorso unitario confederale.

In questo quadro, viene citato anche un segnale politico: le recenti dichiarazioni di principio del vicesindaco del Comune di Genova vengono definite “confortanti”, ma insufficienti senza un passaggio immediato “nel merito dei problemi”.

La richiesta finale: convocazione urgente di tutte le parti

Il comunicato si chiude con una richiesta precisa: una convocazione sollecita da parte della Struttura Commissariale di tutti i soggetti interessati, con il coinvolgimento del Comune. Per Spi CGIL e Fiom CGIL il punto è riattivare il confronto prima che il divario tra avanzamento del cantiere e immobilità delle opere per il quartiere diventi irreversibile.

Perché, nella lettura sindacale, il “ribaltamento a mare” non può essere solo un progetto industriale: o diventa anche un progetto di città e di servizi, oppure rischia di lasciare Sestri Ponente con il peso dei lavori e senza i benefici della trasformazione.


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