Economia 

Affitti alle stelle, stipendi fermi: Genova prima in Italia per rincari (+10,9%). Sunia: «La crisi casa rischia di esplodere»

Secondo un’analisi del portale Immobiliare, nel 2025 Genova registra l’aumento più alto d’Italia dei canoni di locazione: +10,9%. Il sindacato inquilini Sunia lancia l’allarme: domanda in crescita, offerta scarsa e costosa, mentre i salari restano fermi. E nelle delegazioni i rincari sarebbero ancora più pesanti, con picchi in Valpolcevera, Sampierdarena e Cornigliano. Il 19 gennaio è previsto un tavolo in Regione sulle politiche abitative

Genova conquista un primato scomodo: nel 2025 sarebbe la città italiana con l’aumento più alto degli affitti, +10,9%. Un dato che, per il Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari), non fotografa soltanto un mercato in movimento, ma mette a nudo una crisi abitativa sempre più tesa: il bisogno di case in affitto cresce, l’offerta non tiene il passo e i prezzi si impennano, mentre gli stipendi – denunciano – non aumentano con la stessa velocità (o non aumentano affatto).

A firmare l’allarme è Bruno Manganaro, segretario Sunia Genova, che collega il rialzo dei canoni a una combinazione esplosiva: carovita, bollette più pesanti, salari “fermi al palo” e famiglie che finiscono per destinare all’affitto una quota sempre più alta del reddito. “Dedicare oltre il 30% del salario all’affitto ti mette a rischio di morosità, di indebitamento, di sfratto”, è il ragionamento che accompagna la lettura dei numeri.

Non solo centro: “le periferie” diventano il nuovo terreno del caro-affitti

Uno degli aspetti più significativi, secondo il Sunia, è dove si concentra l’aumento. L’indagine citata sostiene infatti che non sarebbero le zone centrali a registrare i rialzi percentuali più forti, ma le delegazioni, cioè quei quartieri che molti scelgono proprio perché il centro e il Levante risultano economicamente inaccessibili.

Il risultato, però, è un paradosso: chi “scappa” dai prezzi proibitivi si trova comunque incastrato. E i rincari più marcati segnalati sono pesanti: Valpolcevera +23%, Sampierdarena e Cornigliano +18%. In pratica, anche la “seconda scelta” diventa sempre più cara.

Sfitte e case popolari inutilizzate: “un danno per la città”

Nel ragionamento del sindacato c’è poi un altro elemento: la disponibilità reale di alloggi. Sunia sostiene che a Genova ci sarebbero quasi 30 mila case private sfitte e circa 2 mila case popolari non utilizzate per mancanza di investimenti. Un doppio vuoto, pubblico e privato, che – nella loro lettura – pesa direttamente su chi lavora e cerca una sistemazione stabile.

Lo scenario che viene indicato per i prossimi mesi è già un campanello d’allarme: con la graduatoria dell’ultimo bando di edilizia residenziale pubblica potrebbero arrivare circa 4 mila domande a fronte di circa 100 appartamenti disponibili. Una sproporzione che rischia di trasformare l’emergenza in una lista d’attesa permanente.

“Un primato che obbliga la politica”

Per Sunia, il dato sugli affitti è la prova che la crisi abitativa non può essere archiviata come un problema individuale (“non trovi casa”, “non puoi permettertela”) ma come un tema strutturale che riguarda lavoro, welfare, sicurezza sociale e coesione urbana. E la richiesta è di passare dalle analisi agli strumenti.

Tra le misure indicate:

  • bonus e incentivi all’affitto per sostenere chi è più esposto;
  • investimenti sulle case popolari per rimettere in uso gli alloggi oggi non disponibili;
  • interventi anche verso la proprietà privata per rendere disponibili più appartamenti a canoni agevolati;
  • un rafforzamento dell’Agenzia per la Casa, con funzioni di programmazione e coordinamento;
  • fondi e politiche per frenare e gestire gli sfratti, evitando l’aumento dei senza dimora.

I prossimi passaggi: tavolo in Regione e attesa del Comune

Il sindacato annuncia che il 19 gennaio incontrerà la Regione Liguria in un tavolo dedicato alle politiche abitative, per verificare se ci saranno passi avanti concreti. E chiede anche al Comune di Genova di convocare un confronto specifico sul tema casa.

L’obiettivo dichiarato è capovolgere il segno di quel primato: “essere primi in Italia”, sì, ma per un’altra classifica. Non per l’impennata degli affitti, bensì per la facilità di trovare una casa in affitto senza dover scegliere tra bollette, spesa e rischio sfratto.

In una città dove sempre più persone scoprono che “avere uno stipendio non basta”, la partita, ormai, non è solo immobiliare: è sociale. E, come avverte Sunia, il tempo per affrontarla non è infinito.


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