Nervi, stop al “Polo Urbano” di Campostano: Coppola e Beghin:«Troppo supermercato, troppo poco pubblico»

«L’esito negativo della Conferenza dei servizi certifica un progetto centrato sulla media struttura di vendita con spazi pubblici secondari e minimi». Entusiasti i cittadini che criticavano l’iniziativa

Sull’area Campostano a Nervi è arrivato, ieri, un alt deciso: la Conferenza dei servizi indetta dall’Immobiliare San Siro per l’insediamento di una media struttura di vendita si è chiusa con esito negativo. Per il Comune è un passaggio che chiarisce, nero su bianco, la natura del progetto presentato come “Polo Urbano”: secondo le assessore all’Urbanistica Francesca Coppola e al Commercio Tiziana Beghin, la componente pubblica sarebbe stata debole, marginale, quasi accessoria rispetto alla parte commerciale.

«L’esito negativo della Conferenza dei servizi… certifica l’inconsistenza della vocazione pubblica degli spazi inseriti nel progetto di Polo Urbano, presentato dal privato», dichiarano le assessore, collegando lo stop a una linea già tracciata dal Comune nei mesi scorsi: «La bocciatura del progetto conferma quanto già emerso dall’istruttoria avviata… con un preavviso di diniego alla realizzazione del progetto stesso».

«Spazi pubblici residuali»: il nodo del mix tra vendita e servizi
Il punto, per Coppola e Beghin, non è solo l’esito formale della procedura, ma il merito dell’impostazione: «Gli spazi a vocazione pubblica contenuti nel progetto di Polo Urbano sono residuali e ancillari alla Media struttura di vendita in un mix decisamente sbilanciato a scapito della pubblica fruizione».
Le assessore entrano anche nei numeri, citando alcuni elementi richiamati nella comunicazione finale: «Pochi i parcheggi destinati al pubblico, pochi gli spazi per la sala multimediale di circa 150 metri e lo spazio culturale di 180 metri quadri che non possono essere decisamente definiti, come richiesto, “di massa”, contro una superficie di vendita di 1.400 metri quadri». Un rapporto che, nella loro lettura, rende evidente la sproporzione tra ciò che sarebbe stato davvero fruibile dalla collettività e la parte dedicata all’attività commerciale.
Le proteste dei residenti: «Perplessità fondate»
Nella presa di posizione del Comune c’è anche un passaggio politico: il riconoscimento del ruolo del territorio. «Evidentemente le perplessità sollevate, in questi anni, dai residenti della zona si fondavano su presupposti che andavano ascoltati e legittimamente approfonditi, come abbiamo fatto», sottolineano Coppola e Beghin. Un messaggio chiaro: il confronto con il quartiere non è stato un dettaglio, ma un elemento che ha accompagnato la valutazione amministrativa.
Cosa succede ora: “attenzione particolare” e paletti per i nuovi progetti
Lo stop non chiude necessariamente la partita sull’area Campostano, ma fissa una cornice per il futuro. «L’area Campostano, come altre zone sensibili della città, continuerà a essere seguita con particolare attenzione», avvertono le assessore. E aggiungono che eventuali nuove proposte dovranno rispettare prescrizioni e indirizzi precisi: «Ogni eventuale e ulteriore progetto che sarà presentato dovrà tenere conto delle prescrizioni e degli indirizzi che regolano la pianificazione commerciale, la tutela del territorio, anche dal punto di vista paesaggistico, la compatibilità con le destinazioni di servizio pubblico».
In sintesi, per Palazzo Tursi la Conferenza dei servizi ha certificato ciò che il Comune riteneva già problematico: un progetto pensato soprattutto per la vendita, con un “contorno” pubblico ritenuto insufficiente. E, almeno per ora, a Nervi il “Polo Urbano” resta sulla carta.
In coda allo stop arriva anche il commento del capogruppo comunale M5S Genova Marco Mesmaeker: «Come consiglieri comunali avevamo promesso di valutare con grande attenzione l’area Campostano, avendo ben chiaro l’obiettivo di assicurare alla delegazione uno sviluppo coerente, sostenibile e rispettoso delle esigenze dei residenti, delle attività economiche e dei servizi pubblici. Da anni avevamo espresso preoccupazione per la volontà della destra di permettere l’ennesimo insediamento commerciale di grandi dimensioni a scapito del già fragile tessuto commerciale tradizionale di Genova. Oggi, quel pericolo è stato definitivamente scongiurato. Ora, si cerchino soluzioni che prediligono la funzione pubblica di un’area da riqualificare in chiave sociale, affinché sia al servizio dei cittadini e non dei soliti interessi privati”. Mesmaeker aggiunge: «Ringraziamo gli assessorati di riferimento, capaci di fare un lavoro serio e certamente più puntuale e obiettivo rispetto alle passate amministrazioni: sono stati rispettati i requisiti minimi di interesse pubblico previsti dal Piano urbanistico comunale (Puc)».
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