Salis ai 100 anni di Mirella Alloisio: «Chi fa politica oggi guardi a lei»

La sindaca celebra la partigiana che a 17 anni contribuì alla Liberazione e poi si impegnò per i diritti: «Hai rischiato la vita per noi, ora tocca a noi difendere la democrazia»

La sindaca Silvia Salis ha partecipato alla cerimonia per i 100 anni di Mirella Alloisio, partigiana genovese che durante la Resistenza ebbe un ruolo fondamentale nelle azioni del Comitato di Liberazione. Nel suo intervento la prima cittadina ha voluto legare la storia della festeggiata all’attualità: «La nostra città è onorata di farti gli auguri e oggi siamo qui per ricordare che chi si occupa di politica dovrebbe prendere come esempio quello che hai fatto per il nostro Paese, anche come gesto di responsabilità nei confronti delle generazioni future».

Alloisio, giovanissima staffetta delle formazioni partigiane, a 17 anni fece arrivare al comando regionale del CLN la mappa delle mine del porto sottratta in Capitaneria dalle Squadre di azione patriottica: un passaggio decisivo perché consentì di evitare distruzioni e di permettere alla città di liberarsi quasi da sola dai tedeschi. Dopo la guerra si è trasferita nel 1952 in Umbria, dove ha continuato a impegnarsi sul terreno dei diritti, in particolare delle donne e delle persone più fragili.
Salis ha ricordato proprio quel momento di scelta: «Avevi solo diciassette anni, un momento della vita nel quale la storia ti chiede di schierarti: se girarti dall’altra parte o rischiare la vita. Hai scelto di rischiare la vita e di farlo per noi. E poi hai continuato per tutta la vita a impegnarti per i diritti delle donne, dei più deboli, e non hai mai smesso».
La sindaca ha poi richiamato il contesto politico attuale: «È un momento difficile per questo Paese: vediamo giovani che cantano canzoni fasciste ed esponenti politici che si fanno foto nostalgiche. Se è consentito questo atteggiamento imbecille è perché c’è stato chi ha liberato l’Italia da una dittatura, portando alla stesura di una Costituzione che l’ha resa un Paese democratico nel quale anche gli imbecilli possono esprimersi».
Un messaggio che trasforma una festa privata in un richiamo pubblico: la memoria della Resistenza, ha sottolineato Salis, non è un rito, ma un criterio per giudicare l’azione politica di oggi.
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