Alzabandiera degli Alpini, piazza De Ferrari canta l’inno con il “Sì” finale – VIDEO

Durante l’apertura ufficiale dell’Adunata la piazza ha intonato “Il Canto degli Italiani” nella versione popolare, con l’esclamazione finale nonostante sia stato di recente ufficialmente eliminato nelle cerimonie istituzionali e militari per decreto. Il testo originale di Goffredo Mameli è conservato al Museo del Risorgimento di via Lomellini, mentre Michele Novaro riposa a Staglieno, dove si trova anche il monumento agli alpini caduti in Russia, memoria della tragica campagna dell’Armata italiana in Russia

Piazza De Ferrari gremita di penne nere, bandiere e autorità per l’alzabandiera che ha aperto ufficialmente la 97ª Adunata nazionale degli Alpini. Nel momento più solenne della cerimonia, la piazza ha intonato “Il Canto degli Italiani”, l’inno nazionale, nella versione più radicata nell’uso popolare: quella che si chiude con il “Sì” finale dopo «l’Italia chiamò».

Una scelta, o forse una consuetudine spontanea, che non è passata inosservata. Il “Sì” finale è infatti stato di recente escluso dalle esecuzioni nelle cerimonie ufficiali e militari, per ripristinare il testo originario di Goffredo Mameli, che termina con «l’Italia chiamò». La decisione mira alla purezza filologica del canto, eliminando l’urlo collettivo entrato nell’uso popolare. Il “Sì” è una consuetudine musicale attribuita a Michele Novaro, aggiunta nella pratica esecutiva fin dal 1847, ma non presente nel testo poetico originale di Goffredo Mameli.
A Genova il dettaglio ha un valore particolare, perché “Il Canto degli Italiani” appartiene profondamente alla storia della città. Il testo originale, scritto a lapis da Goffredo Mameli, è conservato al Museo del Risorgimento in via Lomellini. Anche la prima esecuzione pubblica dell’inno avvenne proprio a Genova, il 10 dicembre 1847. La musica fu composta da Michele Novaro, la cui tomba si trova al cimitero monumentale di Staglieno.
Proprio il Museo del Risorgimento mazziniano e il cimitero monumentale di Staglieno diventano, in questi giorni di Adunata, due possibili mete per gli alpini ospiti della città. In via Lomellini è custodita una delle radici simboliche dell’identità nazionale, mentre a Staglieno riposa il compositore dell’inno. Sempre a Staglieno si trova anche il monumento agli alpini caduti in Russia, luogo di memoria che rimanda a una delle pagine più drammatiche della storia militare italiana del Novecento: la campagna dell’Armata italiana in Russia.
L’Armata italiana in Russia fu inviata sul fronte orientale durante la Seconda guerra mondiale a fianco dell’esercito tedesco. Tra i reparti impegnati vi furono anche le divisioni alpine Julia, Tridentina e Cuneense, chiamate a operare in un teatro di guerra durissimo, segnato dal gelo, dalla scarsità di mezzi, dalla vastità del fronte e da condizioni logistiche estreme. Dopo l’offensiva sovietica dell’inverno 1942-1943, le truppe italiane furono travolte e costrette a una ritirata devastante nella neve, con migliaia di morti, dispersi, feriti e prigionieri. Per gli Alpini, la Russia resta una ferita identitaria profondissima, legata al sacrificio di intere generazioni di soldati e alla memoria di battaglie, marce e sopravvivenze diventate parte della narrazione collettiva delle penne nere.
Il monumento di Staglieno agli alpini caduti in Russia non è quindi soltanto un luogo commemorativo, ma un punto in cui la memoria cittadina incontra quella nazionale. Ricorda i soldati che non tornarono, i dispersi, i reduci e le famiglie rimaste per anni senza una tomba su cui piangere. Per gli alpini ospiti di Genova, una visita a quel monumento può diventare un momento di raccoglimento accanto alla dimensione festosa dell’Adunata, perché la penna nera porta con sé anche questa eredità: la solidarietà, il servizio, ma anche la memoria della guerra e delle sue conseguenze.
L’alzabandiera di piazza De Ferrari ha quindi unito più piani: la cerimonia ufficiale dell’Adunata, la partecipazione popolare, la memoria risorgimentale e la storia genovese dell’inno nazionale. Il “Sì” cantato dalla piazza, pur non più previsto nelle esecuzioni istituzionali e militari più rigorose, ha raccontato la forza dell’uso collettivo. Da una parte la purezza del testo originario di Goffredo Mameli, dall’altra una tradizione sonora che per decenni ha accompagnato cerimonie, stadi, piazze e momenti pubblici.
Nella Genova degli Alpini, l’inno è tornato così nel luogo dove nacque come canto pubblico. E mentre la città accoglie le penne nere, il percorso tra piazza De Ferrari, via Lomellini e Staglieno ricorda che la storia nazionale non è fatta soltanto di cerimonie, ma anche di luoghi, manoscritti, tombe, monumenti e consuetudini popolari che continuano a vivere nella voce delle persone.
In copertina: foto di Antonio De Marco
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