La cometa Lemmon fotografata dai Piani di Praglia dal ventiduenne Lorenzo Condello


È stata ripresa nella sera del 24 ottobre dai piani di Praglia dal fotografo astrofilo dell’Osservatorio Astronomico di Genova. «L’astro era anche visibile ad occhio nudo!», racconta

I dati tecnici della foto

Telescopio Newton Skywatcher Quattro 150/600 con correttore di coma x0.86
Montatura AZ EQ5
Camera Qhy294C
Somma di 51 foto da 50s ciascuna Gain 1600

Quando si parla di “cometa Lemmon” non si indica un oggetto unico: il nome ricorre in più comete scoperte dal Mount Lemmon Survey, l’osservatorio sulle montagne a nord di Tucson (Arizona). Tra le più note: C/2012 F6 (Lemmon), osservabile nel 2013, e C/2023 H2 (Lemmon), apparsa nel 2023. In comune, la chioma spesso verdognola (per le emissioni del carbonio biatomico), code mutevoli e orbite lunghe, che le riportano verso il Sole dopo secoli o millenni.
Perché si chiamano “Lemmon”
“Lemmon” è il cognome dell’osservatorio, non della cometa: molte survey automatiche (come Mount Lemmon, Catalina, Pan-STARRS) scandagliano il cielo a caccia di oggetti debolissimi; quando individuano una nuova cometa, il nome dell’ente scopritore entra nella designazione ufficiale. Ecco perché negli ultimi anni abbiamo visto più “Cometa Lemmon”. La cometa Lemmon che si può vedere in questi giorni è la C/2025 A6 Lemmon. La cometa avrà una buona luminosità (e in condizioni idonee – senza disturbo di luci artificiali – ha avuto il suo passaggio più ravvicinato alla Terra (perigeo, il 21 ottobre) e al Sole, il perielio, che si verificherà l’8 novembre. La cometa è visibile tra Ovest e Nord Ovest tra le costellazioni del Boote, del Serpente e dell’Ofiuco, dopo il tramonto.
Le protagoniste più celebri
- C/2012 F6 (Lemmon) – È stata la “Lemmon” più mediatica del decennio scorso: tra fine 2012 e 2013 ha regalato fotografie spettacolari soprattutto dall’emisfero australe, con una chioma verde ben evidente e una coda di polveri sottile.
- C/2023 H2 (Lemmon) – Scoperta nell’aprile 2023, ha raggiunto il perielio in autunno ed è passata alla portata di binocoli e piccoli telescopi nell’emisfero nord. È una cometa a lungo periodo: tornerà solo tra molti secoli.
(Esistono anche altri oggetti con “Lemmon” nel nome, inclusi periodici meno appariscenti: è normale per un osservatorio così produttivo.)
Di che cosa “brilla” una cometa
L’aspetto verde acquoso che spesso si nota nelle immagini delle Lemmon è dovuto alla fluorescenza del C₂ (carbonio biatomico) e, talvolta, del CN (cianogeno) nella chioma, la nube gassosa che avvolge il nucleo. Le code sono almeno due:
- di gas (ionica), sottile e diritta, spinta dal vento solare;
- di polveri, più curva e lattiginosa, formata da granelli che riflettono la luce solare.
Il nucleo è piccolo (pochi chilometri), ricco di ghiacci e polveri: quando si avvicina al Sole sublima e si “accende”.
Come osservarla (vale per ogni “Lemmon” che tornerà)
- Cielo buio: la differenza tra periferia cittadina e un sito rurale è enorme.
- Binocoli 7×50 o 10×50: sono lo strumento migliore per iniziare; la cometa appare come una macchia soffusa con un nodo centrale più luminoso.
- Stelle guida e mappe: usa un’app di planetario (con aggiornamenti orbitali) per seguire lo spostamento notte dopo notte.
- Adattamento al buio: servono 15–20 minuti senza luci bianche (usa una lampada rossa).
- Astrofoto base: con treppiede, obiettivo 50 mm, posa 5–10 s, ISO 1600–3200; sotto cieli molto bui, prova 85–135 mm e una sequenza di scatti da sommare (stacking) con software gratuiti.
Perché alcune diventano famose e altre no
La “fortuna” di una cometa dipende da tre fattori:
- Distanza minima dalla Terra (più è vicina, più è luminosa);
- Distanza dal Sole al perielio (un po’ di “calore” in più esalta chioma e code);
- Geometria dell’orbita rispetto alla nostra stagione: se transita alto nel cielo notturno, la vedono in molti; se resta bassa all’alba o al tramonto, è più difficile.
Un viaggio dal Sistema solare estremo
La maggior parte delle Lemmon non è periodica come Halley: sono visitatrici dall’Oort Cloud, l’enorme serbatoio di nuclei ghiacciati ai confini del Sistema solare. Un piccolo “strattone” gravitazionale (per esempio di una stella lontana) può spingerne una verso l’interno: la vediamo per qualche settimana o mese, poi riparte verso l’oscurità, con orbite di migliaia di anni.
Cosa aspettarsi in futuro
Nuove Lemmon continueranno a comparire nelle circolari astronomiche: la survey di Mount Lemmon scandaglia il cielo ogni notte serena. Non tutte offriranno spettacolo a occhio nudo, ma molte saranno prede affascinanti per binocoli, telescopi amatoriali e macchine fotografiche. Se una di esse avrà condizioni favorevoli (perielio basso, passaggio vicino e traiettoria comoda nel cielo serale), potremmo ritrovarci con una protagonista social come lo fu C/2012 F6: verde, velata e fotogenica.
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