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Inchiesta Tirrenia-Cin: gip respinge 13 misure restrittive: «Assenza di esigenze cautelari»

Le accuse, formulate dal pubblico ministero Walter Cotugno, sono a vario titolo frode, falso e corruzione, ma per il gip non sussistono al momento le condizioni necessarie per applicare misure cautelari

La giudice per le indagini preliminari Silvia Carpani ha respinto la richiesta di applicazione di 13 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge alti ufficiali delle Capitanerie di porto e dirigenti della compagnia di navigazione Tirrenia-Cin.

La procura aveva avanzato la richiesta più di un mese fa, chiedendo due arresti domiciliari e undici interdittive. Tra i principali elementi dell’inchiesta, la presunta concessione indebita di 87 biglietti gratuiti o fortemente scontati a militari delle Capitanerie, per un valore complessivo di circa 20 mila euro.

L’indagine si è inoltre concentrata su presunte manomissioni nei motori di alcune motonavi, con l’apposizione di false marcature sui componenti che ne erano privi. Secondo quanto ricostruito, gli indagati avrebbero agito dopo aver appreso di specifiche verifiche in corso da parte delle autorità di controllo. Tuttavia, il Tribunale del Riesame — presieduto dal giudice Massimo Cusatti — ha smontato l’ipotesi della procura, sostenendo che non si tratterebbe di frode in pubbliche forniture, vista la natura del rapporto contrattuale.

Nei giorni scorsi, i giudici del Riesame avevano inoltre annullato il sequestro preventivo di quattro navi della compagnia, per un valore stimato di 64 milioni di euro. Nella motivazione, i magistrati hanno sottolineato che la società risulta solida e dotata di liquidità, ritenendo quindi infondato il timore che, in caso di condanna, non possa risarcire lo Stato.

Sul fronte giuridico, resta in discussione anche la qualificazione giuridica dei fatti. In particolare, per i giudici la nozione di “pubblica fornitura” non può essere estesa a rapporti derivanti da concessioni di beni o servizi pubblici, come nel caso di Tirrenia-Cin.

Nonostante il rigetto delle misure cautelari, l’inchiesta resta aperta e il pubblico ministero potrebbe decidere di impugnare la decisione della gip e tornare a chiedere l’applicazione delle misure.


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