Commercio Economia 

Rfi rinnova il contratto d’affitto alle attività nei voltini di via Buranello, ma le saracinesche chiuse restano e sono troppe

Soddisfazione del Civ Sampierdarena, collegato a Confesercenti, che ringrazia il Comune per aver sollecitato l’azienda proprietaria al rinnovo. Via Buranello, come molte strade del quartiere, ha ormai, però, quasi più saracinesche chiuse che aperte. Il Civ ora chiede misure per il commercio simili a quelle messe in campo per il centro storico, ma quali sono i risultati della misura nella città vecchia?

Rinnovo del contratto di locazione per i vecchi negozi siti sotto i voltini ferroviari di via Buranello, Confesercenti soddisfatta. «Ora – dice Rodolfo Bracco – occorre pensare ad un piano di rilancio del commercio a Sampierdarena, simile a quello attuato in centro storico. Lo sviluppo del piccolo commercio è un passo imprescindibile per l’avvio di un effettivo processo di riqualificazione del territorio».

Molte delle saracinesche di via Buranello, sia quelle dei voltini sia quelle della palazzata sono chiuse

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I temi sono due. Il primo riguarda l’oggettiva funzionalità della misura di incentivo non tanto per ciascuno degli operatori (quella è scontata) quanto per il territorio e la collettività. I cinque anni di gratuità dell’affitto offerti dal Comune sono serviti solo ad aprire una settantina di saracinesche sulle duecento a disposizione. Una buona parte si concentra nella zona già recuperata, commerciale e persino del centro storico, quella est. Insomma, quella che ne aveva meno bisogno e dove probabilmente parte delle attività avrebbero aperto comunque anche dovendo investire. Poche, invece, le aperture nella zona ovest, quella più critica (via Pré e via del Campo), a testimonianza che servono requisiti minimi di vivibilità per convincere le imprese ad aprire dove serve alla città. All’interno dei beneficiari, ci sono diversi professionisti e associazioni che hanno aperto il loro ufficio su strada. Poche sono le attività di per sé attrattive, cioè quelle possono concretamente portare frequentazione al quartiere e agli altri negozi. Stanti le condizioni, la misura rischia di diventare la versione ipertrofica (più locali a disposizione e più anni di beneficio) di quelle delle amministrazioni di centrosinistra che vedono ben pochi sopravvissuti allo stato attuale: due o tre. Peraltro, una delle attività finanziate attraverso la misura della nuova giunta ha già chiuso la saracinesca.

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Insomma, ci si incaponisce a percorrere una strada già percorsa e che già è stata un fiasco avendo ottenuto, nella migliore delle ipotesi (e molto raramente, tra l’altro), benefici solo per le attività economiche. Manca una visione d’insieme, manca (o non ha risultati minimi) il lavoro ricerca di attività veramente attrattive che portino beneficio all’intero quartiere e agli altri esercizi.

Il secondo tema, relativo a Sampierdarena, è la creazione delle condizioni minime di frequentazione (vivibilità, percezione di sicurezza, posteggi) che al momento mancano totalmente. Si rischierebbe, avviando nuovi bandi con soldi pubblici, di gettare denaro in un enorme calderone che non porterebbe benefici al territorio perché capace di attrarre solo aziende deboli e non certo quelle “locomotive commerciali” (in gergo tecnico si chiamano così) capaci di portare in zona frequentazione. Bisogna puntare sulla di più sulla “qualità” (che nel caso specifico sta per “attrattività”) e meno sulla quantità (raggiunta anche “mischiando” attività economiche con uffici dei professionisti e associazioni), perché con la “qualità” arriverà comunque, nel medio termine, anche la “quantità”. E sarà definitiva.

Le associazioni dei commercianti sembrano poco attente alla “qualità” e troppo alla “quantità” degli insediamenti, per soddisfare o addirittura conquistare nuovi associati da assistere nei bandi. Solo che così non si va avanti di un metro e non si costruisce il futuro né dei quartieri né del commercio. Se si vuole raggiungere il risultato, serve uno sforzo maggiore dell’amministrazione per captare non tanto il numero massimo possibile di attività (peraltro attualmente molto ridotto rispetto all’offerta), ma attività che trascinino visitatori e, a seconda della zona, anche turisti.

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