diritti e sociale 

In duecento a De Ferrari per manifestare contro la repressione in Iran: «Siamo tutte Mahsa Amini»

Tappeti persiani provenienti dall’Iran curdo, dove abitava la ragazza morta dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa di Tehran, bandiere e cartelli in italiano, inglese e persiano in occasione della manifestazione organizzata dalla comunità iraniana residente a Genova. Tra gli slogan anche: “No alla repubblica islamica” e “Donna, vita, libertà”

Sit-in di protesta, organizzato dalla comunità iraniana residente a Genova, nel centro cittadino dove circa duecento persone, soprattutto donne, hanno protestato in seguito alla morte della ventiduenne curda morta a Tehran dopo essere stata imprigionata perché un ciuffo di capelli usciva dall’hijab, il velo islamico.

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Il 13 settembre 2022 la ventiduenne Mahsa Amini era stata arrestata a Tehran dalla polizia religiosa. Si trovava con la sua famiglia per fare acquisti ed è stata arrestata a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981 imposta a tutte le donne nel Paese, sia straniere, sia residenti. Dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo non adeguato, forse considerato troppo allentato, e condotta presso una stazione di polizia, la giovane è in seguito deceduta in circostanze sospette il 16 settembre, dopo 3 giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica[2].

La ragazza presentava ferite riconducibili a un pestaggio, nonostante le dichiarazioni della polizia affermassero che era deceduta a seguito di un infarto. Testimoni oculari hanno affermato che era stata picchiata e che aveva battuto la testa. L’incidente avrebbe causato un’emorragia cerebrale. La morte di Mahsa Amini, secondo alcune fonti, sarebbe diventata un simbolo di violenza contro le donne sotto la Repubblica islamica dell’Iran. Il presidente Ebrahim Raisi ha chiesto al ministro dell’Interno Ahmad Vahidi di aprire un’indagine sull’accaduto.

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