Ambiente 

Rutilio sul Beigua, il Tar: «Illegittimo il permesso di ricerca nelle aree adiacenti e divieto confermato dentro il parco»

Cantano vittoria le associazioni ambientaliste (LAC, WWF, LIPU) costituite in giudizio contro Regione Liguria e la piccola s.r.l. richiedente, «per evitare il potenziale rischio di una devastante maxi-cava»

Le associazioni spiegano che, con sentenza n. 426 (sez. 2°) , depositata oggi, il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria:

  • ha confermato il divieto di ricerche minerarie nell’area del M. Tarinè, nel parco naturale regionale del Beigua, respingendo il ricorso della s.r.l. CET, che voleva effettuare campionamento anche dentro l’area protetta;
  • ha inoltre censurato la parte del decreto del dirigente regionale alle attività estrattive della Regione Liguria, emesso nel febbraio 2021,
    http://decretidigitali.regione.liguria.it/ArchivioFile/20211211/Decreto-1211-2021.pdf
    relativa al permesso di ricerca mineraria in aree esterne (M. Antenna) del comprensorio del Parco Beigua, nei comuni di Urbe e Sassello (SV), perché comunque facenti parte di una ZSC (zone speciale di conservazione) ricompresa nell’elenco comunitario delle cosiddette aree “Natura 2000”.

«La piccola s.r.l. richiedente i permessi di ricerca “per aggiornare le conoscenze sulle distribuzioni e concentrazioni delle mineralizzazioni di rutilo” , pomposamente denominata Compagnia Europea del Titanio, è in realtà una scatola vuota, senza proprio personale e know-how nel settore, che non possiede terreni o veicoli, con un capitale sociale di soli 10.400 euro , curiosamente rappresentata ed ospitata da uno studio di commercialisti di Cuneo – dicono le associazioni -. Il TAR ha preso atto che la ragione sociale principale della CET non la rende un organismo di ricerca scientifica scollegato dalla propria finalità primaria».

Le associazioni ambientaliste LAC, WWF e LIPU, patrocinate dallo studio legale Linzola di Milano, sottolineano come «la pretestuosa, ennesima campagna di pseudo “ricerca” pare avesse come unico obiettivo quello di perseverare nella vecchia richiesta di concessione mineraria che, quando in futuro ritenuta economicamente sostenibile, non potrebbe che sfociare che in una distruzione dell’area interessata, mediante utilizzo di esplosivi per estrarre in cava , macinare e separare con flottazione ed acidi un 6% di rutilo, con immense quantità di scarti e grandi necessità di prelievi idrici dal bacino del torrente Orba».

Un tormentone di tentativi che va avanti stancamente dalla metà degli anni ’70. La CET ha richiesto,con istanza 28 agosto 1991, al Ministero dell’industria il rinnovo ventennale della concessione mineraria per rutilo e granati «Pian Paludo». Dal 1991 a tutt’oggi l’istanza di rinnovo della concessione non è mai stata esitata dal Ministero dell’Industria (oggi MITE).

Assolutamente mistificatorio ed ingannevole parlare, come fatto in passato da alcuni politici savonesi, di “miniera” sotterranea (cosa impossibile) o di un generico “ giacimento” di titanio per usi strategici. Una volta teoricamente separato meccanicamente e chimicamente dalle rocce di eclogite, solo a prezzo di una grande e devastante cava, la piccola percentuale di rutilo presente avrebbe , come destinazione del prodotto raffinato, quella di opacizzante per vernici (il prodotto raffinato è normalmente importato dalla Cina a circa due dollari e mezzo al kg.).

Schizofrenico, a detta degli ambientalisti, il comportamento della Regione Liguria che, al netto delle fasulle dichiarazioni di contrarietà dei partiti di maggioranza ad una cava di Rutilo sui monti Antenna e Tarinè ,
ha negato i permessi di ricerca (la bibliografia disponibile è peraltro già esaustiva) dentro il parco regionale del Beigua, ma li ha consentiti in alcune aree adiacenti senza mai interpellare i proprietari dei terreni.
La srl interessata contesta persino il diniego in area parco, ove le cave sarebbero comunque vietate per legge.

Occorreva infatti evitare il potenziale rischio di :

– centinaia di ettari devastati da attività di cava a cielo aperto, in aree ad alto valore naturalistico e paesistico

– grandi consumi di acqua e derivazioni dei torrenti Orba e Orbarina, loro inquinamento ed indisponibilità di acqua potabile per i comuni piemontesi a valle ;

– mega discariche a cielo aperto per contenere oltre il 90% di rocce macinate di scarto, la cui lavorazione ne aumenterebbe il volume e renderebbe i suoli instabili ;

– transiti per decine di migliaia di passaggi di camion, a fronte di compensazioni economiche inesistenti, in quanto non previsti dalla legislazione mineraria , a dispetto di false informazioni già circolate;

– inoltre nella composizione delle rocce del giacimento di rutilo e granati (non titanio allo stato puro, che ovviamente non esiste nei terreni interessati né altrove) di Piampaludo risulta la presenza di un anfibolo del gruppo degli asbesti in una percentuale pari a circa il 10/15%. Detto anfibolo, chiamato crocidolite (c.d. “asbesto blu”), ha tendenza a separarsi sotto forma di fibra e minutissimi aghi ed è notoriamente dannoso per la salute anche quale rischio cancerogeno.

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