Ambiente 

Lorena è libera: la giovane tartaruga curata all’Acquario è tornata nel blu davanti a Genova – VIDEO

Dopo mesi di cure per una ferita al collo, la giovane Caretta caretta soccorsa nel Ponente ligure è stata rilasciata in mare nell’ambito dell’iniziativa nazionale di Plastic Free

Lorena è tornata al mare. La giovane tartaruga Caretta caretta, soccorsa il 25 agosto 2025 nel porto di Aregai, a Santo Stefano al Mare, dopo essere stata trovata con una lesione lacero-contusa al collo probabilmente provocata dall’intrappolamento in una rete o in materiale plastico, è stata rilasciata oggi al largo di Genova dopo mesi di cure e riabilitazione all’Acquario.

Il ritorno in acqua è stato organizzato nell’ambito dell’iniziativa nazionale coordinata da Plastic Free in occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine, con il coinvolgimento di diversi centri di recupero in tutta Italia. Tra questi ci sono anche l’Acquario di Genova e l’Acquario di Livorno, entrambi gestiti da Costa Edutainment, impegnati nella sensibilizzazione sulla tutela delle tartarughe e più in generale dell’ambiente marino.

Prima del rilascio, alle 10, sul molo sotto l’Acquario di Genova, biologi e veterinari hanno incontrato il pubblico per raccontare la storia di Lorena e spiegare l’attività di soccorso e cura delle tartarughe marine che l’Acquario porta avanti da oltre trent’anni come centro di recupero. L’iniziativa è stata anche l’occasione per presentare il pannello informativo installato nell’area del Porto Antico, nel punto da cui gli esemplari curati all’Acquario vengono imbarcati sui mezzi della capitaneria di porto e guardia costiera in vista del ritorno in mare.

Il pannello è stato realizzato grazie ai fondi raccolti dagli studenti del Deledda International School Ariel Grace Tori, Aurora Ferrari, Matilde Frignani, Valerio Mantero e Vittoria Negri, nell’ambito del Primary Years Programme 5 Exhibition Project. La tartaruga, battezzata Lorena dai rappresentanti del Comune di Santo Stefano al Mare presenti al recupero, è stata trasferita al largo di Genova a bordo della motovedetta 334, messa a disposizione dalla capitaneria di porto e guardia costiera di Genova. Al momento del rilascio misurava 38 centimetri di lunghezza, 32,5 di larghezza e pesava 6,5 chili.

La sua storia era cominciata con l’avvistamento da una banchina: una donna aveva notato la tartaruga in difficoltà, con quella che sembrava una ferita al collo. Dopo il primo intervento di un subacqueo presente in zona, era stata allertata la capitaneria di porto di Riva Ligure e Santo Stefano al Mare. A occuparsi del recupero e del trasporto, in coordinamento con l’Acquario di Genova, era stata l’Associazione Delfini del Ponente, autorizzata al prelievo dell’animale. La tartaruga era stata poi accompagnata fino a Imperia per la consegna ai carabinieri del servizio legato alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, che l’avevano trasferita all’Acquario.

L’Acquario di Genova interviene sulle tartarughe marine in difficoltà dal 1994 e dal 2009 è referente istituzionale per la Regione Liguria per il recupero delle Caretta caretta, nell’ambito dell’accordo Stato-Regioni. Nel 2017 è stato riconosciuto ufficialmente come centro di recupero e lunga degenza delle tartarughe marine dal ministero della Transizione ecologica.

Dall’Acquario arriva anche un richiamo alle regole da seguire in caso di avvistamento di un esemplare ferito o in difficoltà. Chiunque trovi una tartaruga marina deve contattare subito la guardia costiera al 1530 o al 112. Saranno gli operatori, in contatto con gli esperti dell’Acquario di Genova, a valutare la necessità di intervento e a fornire le indicazioni corrette. Gli animali non devono mai essere catturati né issati a bordo di imbarcazioni private.

Le cause che portano al ricovero delle tartarughe sono diverse e spesso legate all’impatto delle attività umane sul mare: reti fantasma, ami, pesca professionale, ingestione di plastica scambiata per cibo, collisioni con imbarcazioni, ferite al carapace o alla testa, patologie debilitanti, spiaggiamenti e presenza di idrocarburi. Il ritorno in mare di Lorena, dopo mesi di cure, diventa così anche un messaggio concreto sulla fragilità degli ecosistemi marini e sulla necessità di proteggerli.


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