Facce de Zena 

Frase sessista del prof del D’Oria, Montanari scrive a preside del liceo, Provveditorato e Ministero: «È il tempo di correre alle soluzioni radicali»

Lo storico dell’Arte e ricercatore in Storia dell’Arte presso Università di Genova, curatore scientifico dei Rolli Days, interviene con una lettera aperta sul caso del professore del liceo classico Andrea Del Ponte, recentemente salito all'”onore” delle cronache per un commento sessista su Facebook e in passato contestato per un post contro la ex deputata transgender Vladimir Luxuria

«Ho inviato alla Dirigente del Liceo Classico Andrea D’Oria e al Provveditorato Di Genova, organo del Ministero dell’Istruzione sul territorio, una lettera sulla vicenda degli insulti e delle minacce (queste più gravi di quelli) – scrive Giacomo Montanari -. Non è una lettera privata, bensì una lettera aperta che mi piacerebbe che più persone possibile facessero propria, dal momento che il ruolo dei docenti e delle istituzioni scolastiche riguarda tutti, uno per uno, e che questa degenerata situazione non può rimanere impunita o stigmatizzata “in punta di forchetta” come ho letto su diversi quotidiani fare alla Dirigente e al Provveditore: per invocare la moderazione, ahimè, è tardi. Ora è il tempo di correre alle soluzioni radicali ed efficaci».

Montanari ha deciso di pubblicare la sua lettera su Facebook: «Cancello solo i nomi, non per pruderie (è un segreto di Pulcinella), ma perché non è tanto importante “chi”, quanto “cosa” ha fatto» spiega lo storico dell’arte.

Gentile Professoressa ———–,

le scrivo come laureato in lettere classiche, come Docente in Storia dell’Arte presso l’Università di Genova e – non da ultimo – come nipote del Prof. Fausto Montanari, che ha prestato con orgoglio servizio nel Vostro Liceo negli anni bui della dittatura, senza venire meno alla propria dignità di intellettuale a prezzo della propria libertà, in questo aiutato e sostenuto da un Dirigente esemplare come l’Avv. Prof. Ziccardi, anch’egli poi deportato dai nazifascisti.

Scrivo, inutile negarlo, in relazione all’ultima e non meno grave intemperanza compiuta dal Prof. ———, che in questi anni – ahimè – ci ha abituati a vergogne di ogni tipo, ricadute – come purtroppo spesso succede – sull’intera categoria, sul Vostro Liceo e, in generale, sulla capacità del sistema scolastico di auto educarsi attraverso le sue gerarchie, che appaiono – oggi – impotenti, indolenti e unicamente votate all’adempimento burocratico.

Certo, come ha già dichiarato a mezzo stampa più volte – e anche in questa ultima (orribile) occasione – il Prof. ———– ha scritto le frasi incriminate al di fuori dell’ambito del Liceo e, dunque, Lei e il Provveditorato (altrettanto rapido a smarcarsi) non avete il dovere di intervenire. Debbo però dirle che ritengo questa posizione fortemente lesiva della dignità di un Docente e – soprattutto – di un Dirigente, nonché di un Funzionario dello Stato Italiano. Certo, il Professore ha scritto (e già questo, a mio modo di vedere, costituisce una aggravante, non trattandosi di voce dal sen fuggita, bensì di ponderata espressione del pensiero) su un social network a titolo personale, ma non è forse la nostra natura di funzionari pubblici a imporci di mantenere nella sfera – appunto – pubblica un comportamento dignitoso? Al di là del “luogo”, sul quale – evidentemente – esistono specifiche legali che determinano automatismi circa il vostro intervento in cui non voglio immischiarmi, rimane il concetto terrificante di ciò che quest’uomo ha espresso. Non mi soffermo sull’insulto, che ha attratto l’attenzione di tutti, perché lo ritengo la parte meno grave della frase e del concetto. Mi ha agghiacciato che il Professor ———– ritenga che, a un certo punto, questa fanciulla “avrà ciò che si merita”. Dunque, a cosa fa riferimento avendola apostrofata come meretrice solo poche lettere prima? Che sarà discriminata sul luogo di lavoro? Abusata? Insidiata? Violentata? Cosa sta augurando a questa ragazza minorenne questo individuo, che ho pudore a chiamare docente, cosa che certamente non è se non in quanto dipendente di un istituto scolastico? Perché qui sta il problema. Il ritenere del ——- (ma certo non è il solo) che, a un certo punto, “quelli come lei” si “meritino” qualcosa, solitamente qualcosa di brutto. Lo aveva già fatto (ricorda? Si era smarcata persino quella volta!) nei confronti delle persone LGBTQ+, definendo l’On. Luxuria un “pervertito” in quanto transgender, come se l’orientamento sessuale determinasse o meno la “perversione” di un individuo. Grottesco, non è vero? Certamente, se a farlo non fosse qualcuno che – quotidianamente – ha a che fare con centinaia di ragazzi negli anni della loro formazione. Lei lo presume a quanti di loro, magari anche in maniera non esplicita, sarà pervenuta l’idea che sono “sbagliati” e che – chissà quando, magari presto – “avranno ciò che si meritano”, se non tornano a comportarsi come si deve? Lo può immaginare, da Docente, da educatore, cosa significa veicolare questo messaggio a ragazzi tra i quattordici e i diciannove anni, laddove l’adolescenza termina per veicolare all’identità dell’adulto l’acquisizione di quella “maturità” a cui l’Istituzione scolastica dovrebbe contribuire a livello globalmente formativo della personalità e dell’individuo e non solo in termini di nozioni?

Ecco. Non ho altro da dire. Se non questo: non si smarchi anche questa volta. Abbia il coraggio di fare ciò che va fatto, ma – si badi bene – non per “castigo” del ———-, che ritengo un povero diavolo senz’altro divorato da demoni che forse neppure lui comprende appieno, quanto per tutela dei suoi attuali e futuri potenziali studenti, per il benessere dell’Istituzione che Lei dirige e per la trasparenza e la lucidità anche nell’autovalutarsi di cui il sistema scolastico ha necessità di dare prova ai cittadini.

Con viva speranza e con il timore che – anche questa volta – nulla venga fatto, le voglio inviare i miei più

Cordiali Saluti,

Giacomo Montanari

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