#facebookdown – In un pomeriggio il mondo torna indietro di 30 anni: social e reti cellulari in crisi

K.O. i social e le messaggerie della galassia Zuckerberg: Facebook, Messenger, Whatsapp, Instagram in tutto il mondo, ma anche il segnale delle reti Tim, Vodafone, Ho, Wind, Iliad in Italia. Tra i social, funzionano solo Telegram e Twitter, che non appartengono all’impero Facebook. E tutto sembra la trama di uno di quei film catastrofici che ci sembrano sempre così poco credibili. Cosa sta succedendo?

In effetti, qui c’è parecchio materiale per i complottisti: crolla (quasi) tutto e tutto assieme. Magari le linee telefoniche per il maltempo, ma i social cadono nel giorno in cui Facebook crolla in borsa.

L’ultimo down di Facebook si era verificato il 19 marzo ed era durato 45 minuti. Nel momento in cui scriviamo sono quasi 2 ore e mezza che i social e le messaggerie sono bloccate. [Alla fine sono state quasi 7]

Caso vuole che stavolta succeda nel giorno in cui l’ex product manager Frances Haugen dichiara: «Facebook nella sua attuale forma è pericolosa, pone una minaccia alla democrazia». Ce ne eravamo accorti: migliaia di account fake, schieramenti politici – dai seguaci di Trump a Quelli di Salvini – che hanno creato macchine da guerra social per sostenere partiti e candidati di riferimento. Pare certo che persino i narcotrafficanti usino le piattaforme di Zuckerberg per comunicare. Certamente le hanno usate gruppi politici extraparlamentari in Italia, bannati a più riprese, ma difficilmente tracciabili se non dopo lunghe e complesse indagini.

Per la 37enne Haugen, che domani testimonierà al Senato Usa, la società antepone il profitto alla sicurezza. Ad esempio revocando non appena sono finite le elezioni americane i controlli sulla disinformazione. Mentre Youtube nei giorni scorsi ha messo al bando la disinformazione messa in circolo dai no vax, su Facebook spesso le segnalazioni, anche di contenuti pesanti, cadono nel vuoto. E Instagram incentiva, dicono psicologi e sociologi, creano un modello di donna “perfetta”, firmatissima, sempre in linea, palestrata, che rappresenta un pessimo modello per le adolescenti alle prese, ad esempio, con anoressia e bulimia in un periodo della loro vita in cui dovrebbero consolidarsi i valori di riferimento.

Di fatto, oggi Facebook è crollato in borsa. Il Wall Street Journal sta braccando il social con continui scoop su fughe di notizie e privacy sgretolata. Sembra che la Securities and Exchange Commission (l’organo di controllo del mercato finanziario statunitense) voglia mettere il gruppo sotto inchiesta mentre continua l’indagine della Federal Trade Commission (agenzia governativa statunitense che promuovere la tutela dei consumatori e l’eliminazione e la prevenzione di pratiche commerciali anticoncorrenziali, come il monopolio coercitivo) per abuso di posizione dominante. La società è già stata sanzionata per 5 miliardi di dollari per aver violato la privacy di milioni di utenti nell’affaire Cambridge Analytica in relazione all’elezione di Trump per il trascorso mandato della presidenza statunitense.

Chiaramente, la società respinge le accuse, ma questo non sembra aver convinto la borsa, crollata al NasdaQ. Che il down di oggi sia in qualche modo legato a tutto quello che sta succedendo?

Eh, no, spiace, anche questa volta niente complotti. Secondo la rivista online specializzata The Verge si sarebbe saturazione il sistema che collega i DNS (Domain Name System, gli indirizzi generali come facebook.com) agli indirizzi IP degli utenti. Una ragione squisitamente tecnica, insomma.

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