Italia e Mondo 

Addio a Carlo Petrini, il visionario che trasformò il cibo in una battaglia per la terra e la giustizia

È morto a Bra, a 76 anni, Carlo “Carin” Petrini, fondatore di Slow Food, ideatore di Terra Madre e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Ha cambiato per sempre il modo di parlare di cibo, ambiente, agricoltura, comunità e futuro

È morto nella tarda serata di giovedì 21 maggio, nella sua casa di Bra, Carlo Petrini, per tutti “Carlin”. Aveva 76 anni e lascia un’eredità che va ben oltre il mondo della gastronomia. Con lui scompare il fondatore di Slow Food, ma soprattutto una delle figure che più hanno contribuito a trasformare il cibo da semplice consumo a questione politica, culturale, ambientale e sociale. Dalla sua visione sono nati Slow Food, la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, tre esperienze che hanno portato nel mondo un’idea semplice e radicale: non può esserci futuro senza rispetto per la terra, per chi produce, per la biodiversità e per le comunità.

Nato nel 1949 a Bra, in Piemonte, Carlo Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore, organizzatore culturale e promotore instancabile di un sistema alimentare più giusto. La sua storia pubblica prende forma il 26 luglio 1986 con la nascita di Arcigola, l’esperienza da cui sarebbe poi nata Slow Food Italia. Tre anni dopo, il 9 dicembre 1989, a Parigi, oltre venti delegazioni internazionali firmarono il Manifesto Slow Food e Carlo Petrini venne eletto presidente del movimento, incarico che avrebbe mantenuto fino al 2022. Da quell’intuizione, partita come risposta culturale all’omologazione del gusto e all’avanzata del cibo standardizzato, è nata una rete diffusa in oltre 160 Paesi.

La forza di Carlo Petrini è stata quella di mettere insieme parole che prima sembravano appartenere a mondi separati: piacere e responsabilità, gusto e agricoltura, cucina e ambiente, lentezza e cambiamento, comunità e futuro. Il suo motto più noto, «Chi semina utopia, raccoglie realtà», racconta bene il suo metodo. Non una fuga nel sogno, ma la convinzione che le visioni giuste, se condivise e praticate con passione, possano diventare istituzioni, reti, progetti, scuole, campagne, alleanze. In questo senso, la sua utopia è diventata concreta.

Nel 2004 Carlo Petrini fondò l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, prima istituzione accademica al mondo costruita attorno a uno studio interdisciplinare del cibo. Fu un passaggio decisivo: dopo aver assegnato al cibo un valore politico, gli diede anche piena dignità accademica. A Pollenzo si è formata una nuova generazione di gastronome e gastronomi, provenienti da tutto il mondo, capaci di leggere il cibo attraverso la storia, l’economia, l’ambiente, le culture, i territori e le filiere produttive. Quel percorso contribuì anche, nel 2017, al riconoscimento in Italia della classe di laurea in Scienze gastronomiche.

Sempre nel 2004 nacque Terra Madre, forse la più potente delle sue intuizioni internazionali: una rete di comunità del cibo capace di unire piccoli produttori, contadini, pescatori, artigiani, cuochi, accademici, giovani e attivisti. Terra Madre ha dato voce a chi rifiuta l’agricoltura industriale come unico destino possibile e ha costruito una forma diversa di globalizzazione, fondata sulla biodiversità, sulla sovranità alimentare e sulla dignità dei saperi locali. Per Carlo Petrini, i contadini non erano residui del passato, ma custodi di futuro.

Il suo impegno si è intrecciato anche con la riflessione ecologica e spirituale di Papa Francesco. Nel 2017, insieme a monsignor Domenico Pompili, fondò le Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica sulla cura della casa comune. La relazione con Papa Francesco fu profonda e sfociò anche nel libro “Terrafutura”, uscito nel 2020, costruito come dialogo sull’ecologia integrale. Anche qui, Carlo Petrini mostrò una delle sue capacità più rare: parlare a mondi diversi senza perdere coerenza, mettendo attorno allo stesso tavolo ambientalismo, spiritualità, economia, agricoltura e giustizia sociale.

Come giornalista collaborò con “La Stampa”, “la Repubblica”, “il manifesto”, “Millenium” de “Il Fatto Quotidiano” e “Vita Pastorale”, occupandosi di sviluppo sostenibile, gastronomia, cultura e rapporto tra cibo e ambiente. I proventi delle sue attività giornalistiche furono destinati a progetti di Slow Food e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Alla scrittura affidò una parte importante del suo pensiero: da “Le ragioni del gusto” a “Buono, pulito e giusto”, da “Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo” a “Cibo e libertà”, fino a “Il gusto di cambiare”, scritto con l’economista e gesuita Gaël Giraud, e a “Vite di Langa e Roero”, pubblicato con l’attore Paolo Tibaldi.

“Buono, pulito e giusto” resta probabilmente la formula più celebre del suo pensiero. Buono perché il cibo deve conservare piacere, cultura e qualità. Pulito perché deve rispettare ambiente, suolo, acqua, biodiversità e animali. Giusto perché dietro ogni prodotto ci sono lavoratori, diritti, comunità e condizioni economiche. In tre parole Carlo Petrini riuscì a sintetizzare una critica al sistema alimentare globale e, insieme, una proposta positiva: cambiare il mondo partendo da ciò che mangiamo, da chi lo produce e dal modo in cui lo scegliamo.

Il suo contributo è stato riconosciuto anche dal mondo accademico e dalle istituzioni internazionali. Ricevette lauree e dottorati honoris causa da atenei italiani e stranieri, tra cui l’Istituto universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli, la University of New Hampshire, l’Università di Palermo, l’International University College di Torino, l’Università Americana di Roma e l’Università di Messina. Nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente lo nominò co-vincitore del premio “Champion of the Earth” per la categoria “Ispirazione e Azione”. Nel 2016 venne nominato ambasciatore speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura per il programma Fame Zero in Europa.

La sua autorevolezza internazionale era nata da un lavoro lungo, paziente e concreto. Carlo Petrini ha viaggiato in tutto il mondo, ha incontrato comunità contadine e popoli indigeni, è intervenuto in università, conferenze, istituzioni europee e sedi delle Nazioni Unite, portando ovunque la stessa idea: la crisi ambientale, quella alimentare e quella sociale non sono problemi separati. La salute del pianeta, la qualità del cibo e la dignità delle persone appartengono allo stesso destino.

Slow Food lo ricorda per la sua energia, la sua empatia, la sua capacità di costruire e ispirare. Era un uomo capace di sognare e divertirsi, ma anche di organizzare, tessere relazioni, formare giovani, mettere in piedi progetti duraturi. La sua idea di “austera anarchia” era un invito a pensare liberamente, ma con responsabilità; a non accettare l’ingiustizia come un fatto naturale; a praticare il cambiamento senza aspettare che arrivi dall’alto.

Con Carlo Petrini se ne va una voce che ha cambiato il lessico del nostro tempo. Prima di lui, parlare di cibo significava spesso parlare di ricette, ristoranti o prodotti tipici. Dopo di lui, parlare di cibo significa parlare anche di clima, agricoltura, lavoro, comunità, biodiversità, salute, educazione, economia e democrazia. Il suo lascito sta nei progetti che continuano, negli orti, nei presìdi, nelle comunità di Terra Madre, nell’università di Pollenzo, nei giovani che ha formato e in quella frase che oggi sembra quasi un testamento civile: l’utopia, quando viene seminata bene, può davvero diventare realtà.

«La scomparsa di Carlo Petrini lascia un enorme vuoto nel panorama della cultura, dell’agricoltura e dell’enogastronomia italiane. Se ne va un grande innovatore che ha saputo guardare alla sostenibilità e al rispetto della natura con un approccio inedito e moderno, rivoluzionando il modo di affrontare questi temi sia a livello nazionale che internazionale. Petrini aveva uno stretto legame con la Liguria, come dimostrano i tanti presidi Slow Food del nostro territorio e le numerose iniziative promosse qui, a partire da Slow Fish di cui l’anno scorso abbiamo celebrato insieme il ventennale. Da parte mia e di tutta la Regione Liguria voglio esprimere il più sincero cordoglio ai suoi cari». Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci


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