Consenso informato sull’educazione sessuale, Fdi impallinata in Consiglio regionale

Impatto in aula con 12 voti a favore e 12 contro: la mozione è stata, quindi bocciata. Consiglieri di Cambiamo! e Lega escono per non votare contro. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Balleari dichiara: «Il genere fluido non esiste, esistono il genere maschile e il genere femminile». Che, però, con l’educazione sessuale non c’entra granché

La mozione, presentata da Fratelli d’Italia, voleva impegnare a Giunta Toti a far rispettare nelle scuole la direttiva del Miur che definisce la necessità della «richiesta del consenso informato preventivo dei genitori degli studenti minorenni per le attività extracurriculari come l’educazione sessuale». Una materia, quindi, non regionale. Lo ha ricordato l’assessore alla formazione Ilaria Cavo secondo la quale si tratta di un tema su cui la Regione non ha una competenza specifica, perché il rispetto della normativa spetta alla Direzione scolastica regionale e all’autonomia scolastica». Cavo ha lasciato, quindi, libertà di voto secondo coscienza alla maggioranza. Libertà che in diversi hanno usato.

Lo stesso capogruppo Fdi Stefano Balleari ha ribadito che la mozione aveva il solo scopo di «far applicare la direttiva del Miur in Liguria». Una delle tante iniziative dal sapore meramente politico portate avanti nei consigli comunali e regionali su temi non di competenza degli enti e che a volte rubano tempo e spazio a discussioni pertinenti alle attività specifiche e proprie di Comune e Regione.

Balleari ha ritenuto di commentare la vicenda con una dichiarazione apertamente “anti gender”: «Non sono contrario all’educazione all’affettività, sessuale o contro il bullismo – ha detto -. Per me, però, il genere fluido non esiste, esistono il genere maschile e il genere femminile. Vorrei che i genitori siano informati su queste attività a scuola». Che, poi, l’educazione sessuale è altra cosa, ma vabbè. Aiuterebbe a evitare gravidanze precoci e malattie veneree oltre che l’aids, ad esempio, ma in Italia non è materia curricolare ed è affidata alla buona volontà degli insegnanti. L’Italia è, infatti, tra i pochi paesi dell’Unione Europea a non prevedere l’insegnamento dell’educazione sessuale come materia obbligatoria: gli altri sono la Bulgaria, Cipro, la Lituania, la Polonia e la Romania. 

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