Caso Malika, Agedo: «Supportiamo le famiglie ad affrontare, metabolizzare e accogliere il coming out dei figli»

L’associazione che riunisce genitori, parenti ed amici di persone LGBT+: «In quest’ultimo anno, nonostante le limitazioni imposte alla nostra attività dall’emergenza, le richieste di aiuto al nostro gruppo sono aumentate, in particolare da genitori con figlie/i molto giovani, preadolescenti ed adolescenti. Si abbassa l’età del coming out e si innalzano le paure dei genitori»

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Malika è una ragazza di 22 anni. È stata insultata, cacciata di casa, minacciata di morte in quanto lesbica e innamorata di un’altra donna e non di uomo. I genitori, per impedirle di rientrare a casa, hanno cambiato la serratura dell’abitazione. E quando lei, accompagnata dai Carabinieri, si è presentata all’abitazione per riavere indietro quantomeno i suoi vestiti, la madre ha risposto così agli agenti: «Io non so chi sia questa persona». È partita una raccolta fondi. In poco tempo sono stati raccolti 100mila euro che la ragazza ha detto di voler devolvere in parte in beneficienza.

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«Supportare le famiglie ad affrontare, metabolizzare ed accogliere il coming out dei propri figli/e è la mission di Agedo – dice la presidente genovese, Donatella Siringo -. Nonostante la maggiore apertura e la maggiore informazione sui temi riguardanti la comunità LGBT+, il momento in cui un figlio/a si dichiara in famiglia in relazione al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere, ancora oggi, è sempre un momento generatore di crisi. Sì, perché il coming out mette in discussione l’equilibrio di un sistema intero (la famiglia) mette in discussione le relazioni all’interno di questa, i ruoli, le convinzioni ecc… In quest’ultimo anno, nonostante le limitazioni imposte alla nostra attività dall’emergenza, le richieste di aiuto al nostro gruppo sono aumentate, in particolare da genitori con figlie/i molto giovani, preadolescenti ed adolescenti. Si abbassa l’età del coming out e si innalzano le paure dei genitori! È naturale! Accogliere, accompagnare ed amare i propri figli/e, sempre e comunque, non è scontato e non è una capacità innata del genitore. Si impara, insieme ai figli, che hanno tutto il diritto di non essere le nostre “navi pirata”! Tutto questo non avviene senza fatica e senza aiuto. E nel caso di Malika, noi siamo al suo fianco perché sappiamo quanto dolore e disorientamento stia provando e contemporaneamente vorremmo poter aiutare la sua famiglia nella consapevolezza che solo così aiuteremmo fino in fondo Malika».

Agedo Genova OdV(Associazione di genitori, parenti ed amici di persone LGBT+) www.agedogenova.jimdofree.comagedo.genova@gmail.com

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Il comunicato nazionale di Agedo

I media e i social ultimamente si sono molto occupati della triste vicenda di Malika, la ragazza che dopo aver dichiarato in famiglia di essere lesbica è stata cacciata di casa.

Essere lesbica, gay o avere un’identità di genere non in linea col proprio sesso biologico è una condizione seppure naturale, generalmente non prevista. Non è prevista dalla persona omosessuale o con varianza di genere, nè da familiari, insegnanti, compagni, amiche e amici. Spessissimo i sentimenti che queste persone provano sono quelli di essere sbagliate e comunque l’unica o unico sulla faccia della terra.

Il coming out è un processo lungo, che inizia quando la persona incomincia a porsi il problema di dare un nome ai sentimenti che prova: sarà amicizia? solo attrazione? oppure amore? Riconoscersi, riconoscere il proprio diritto ad essere felice ed amare, riconoscere la legittimità ad esistere e alla visibilità non è un percorso facile. C’è chi si perde per strada condannandosi ad una vita vuota e triste, chi cerca di farla finita nella convinzione che la propria sia una vita che non merita di essere vissuta, ancora chi sceglie di nascondersi e rompere i rapporti con le persone che dovrebbero essere più vicine nel timore del giudizio altrui o di deludere.

Eppure, è proprio l’atto di rivendicare il proprio diritto ad essere felice e amare nel modo in cui la natura ha stabilito, che permette di instaurare un rapporto vero e autentico con le altre persone e soprattutto con quelle che stanno più a cuore. Dobbiamo profonda gratitudine a chi ci regala la sua autenticità, anche se questa non era prevista, anche se all’inizio sembra incrinare tutti i piani, i progetti, le fantasie che avevamo immaginato.

Quando i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti, le amiche e gli amici più intimi vengono a conoscenza dell’omosessualità o della varianza di identità sessuale di una persona a loro cara, spesso la prima reazione è di incredulità, di terra che frana sotto i piedi, a volte di rabbia e di vergogna. Sono sentimenti legittimi. Le informazioni su questi aspetti della vita sono spesso distorte da pregiudizi, stereotipi e disinformazione. È necessario metabolizzare l’informazione per ricomporre il puzzle dell’identità dell’altro per riconoscerlo come figlio o figlia amata e riscoprire la bellezza della relazione autentica tra persone che sanno chi è l’altro di fronte a sé.

Le famiglie sono quegli intrecci relazionali di amore, aiuto, conforto, sostegno, condivisione, stimolo all’interno dei quali chiunque dovrebbe sentire di essere giusto e di essere al posto giusto. Sono queste le famiglie da proteggere e tutelare, indipendentemente da chi sono i membri che le compongono o quali siano le loro identità o condizioni sociali o personali.

È comprensibile che un fatto imprevisto crei un terremoto all’interno di una famiglia, ma se c’è la consapevolezza e la volontà di essere veramente “famiglia” si lavora affinché dalle macerie nascano rapporti più belli e profondi rispetto a prima.

A.GE.D.O., Associazione di genitori, parenti ed amici di persone LGBT+ esiste per aiutare a superare le difficoltà che il coming out può creare, per ritrovare la serenità nelle relazioni familiari e riconoscersi e rispettarsi nell’autenticità del proprio essere.

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