Clochard morto di freddo, battaglia politica. Ma i senza fissa dimora con cani rimangono al freddo

La politica ci ha abituato ai valzerini su ogni tema tra maggioranze e opposizioni a ogni livello istituzionale. Così Lodi (capogruppo Pd a Tursi) e Baroni (Cambiamo!, consigliere delegato del Comune) fanno botta e risposta via mail ai giornali. Resta bellamente ignorato, però, il problema dei senza fissa dimora con cani (che dovrebbero disfarsene per essere ospitati e per amore dei loro animali restano al freddo) e quello, locale e soprattutto nazionale, dei clochard con malattie o disturbi mentali. <Decidono di restare fuori> dice chi vuole lavarsi la coscienza. Ma come può decidere con cognizione di causa una persona psicologicamente disturbata?

Il fatto del senza fissa dimora morto dal freddo a pochi passi da un ospedale diventa ring politico, come ormai qualsiasi cosa. Certo è che quest’anno non sono stati approntati ricoveri d’emergenza per i clochard con animali che per entrare in un ricovero dovrebbero abbandonarli, nella migliore delle ipotesi, in un canile. Per i giorni più freddi, qualche anno fa (sotto l’assessore Francesca Fassio), era stato approntato nel Cral Amt di via Ruspoli e con l’assistenza della Croce Bianca Genovese un luogo provvisorio dove i senza fissa dimora potessero entrare coi loro cani.

L’allestimento da parte di militi della Crocie Bianca Genovese del rifugio per senza fissa dimora con animali nel Cral Amt di via Ruspoli nel 2018

La politica fa finta di dimenticare questa realtà (molto ampia tra i senza fissa dimora) e dimentica anche (a livello anche nazionale) tutte le persone con problemi mentali che, a causa delle loro condizioni, non possono scegliere liberamente e vengono lasciate allo sbaraglio, vittima della loro stessa malattia, non abbastanza “pirotecnica” da generare un trattamento sanitario obbligatorio.
C’è poi l’accordo del Comune con le associazioni del terzo settore che cita il consigliere delegato Mario Baroni che però non dice che molte di queste rifiutano accoglienza agli etilisti perché creano problemi di gestione perché causano disordini nei dormitori. In qualche modo, le associazioni hanno anche ragione: certo non possono farsi carico anche del servizio di sicurezza e sorveglianza, questo, però, non solleva le istituzioni dal farsi carico dei soggetti con dipendenze (dalla droga o, più comunemente, dall’alcol), che sono anch’esse disturbo psicologico.

Dire che è “tutto a posto”, quindi, non né corretto né veritiero. Lo è, forse, “formalmente”, ma non certo nella sostanza. Vero è che i senza fissa dimora rimasti all’aperto non sono moltissimi, ma ci sono e rischiano la morte per ipotermia. Stanotte la temperatura è scesa a un grado secondo il termometro, ma quella percepita era molto più bassa a causa dell’effetto che i metereologi chiamano wind chill che possiamo tradurre con “raffreddamento da vento”. Stanotte il vento ha spirato fino a 70 km l’ora. La temperatura percepita è stata, dunque, di circa -8 gradi.

Detto questo, riportiamo integralmente i due interventi, di Cristina Lodi, capogruppo del gruppo Pd in consiglio comunale, e di Mario Baroni, consigliere delegato al Sociale del Comune di Genova, perché i lettori possano farsi una loro idea, anche alla luce delle premesse.

Cristina Lodi – Pd

Il freddo di questi giorni ha stroncato la vita di un uomo senza fissa dimora, ieri a Genova. È profondo il dolore per la morte di questa persona ed esprimiamo vicinanza e cordoglio verso i suoi familiari e chi la conosceva.È un fatto gravissimo, drammatico, da cui deve partire una immediata riflessione ascoltando anche i volontari e gli operatori del settore che segnalano mancanza di posti. “Ho chiesto il 4 dicembre la convocazione di una Commissione consiliare per discutere il tema dell’accoglienza delle persone senza dimora durante l’emergenza freddo, con il contributo dei tanti volontari e operatori impegnati sul fronte – dichiara la capogruppo PD Cristina Lodi – . Ritengo che l’amministrazione avrebbe potuto programmare per tempo un piano adeguato ad affrontare l’emergenza, considerato che sia la pandemia che l’arrivo del gelo erano situazioni ampiamente conosciute e prevedibili da mesi. Il Comune, che purtroppo per scelta del sindaco Bucci non ha un assessore alle Politiche Sociali, deve essere in grado di far fronte a queste situazioni, cercando anche di sostenere le associazioni e i volontari che in questo momento sono in prima linea per evitare il peggio.

Mario Baroni, consigliere delegato Comune di Genova

Nell’ambito di un patto di sussidiarietà cittadino stipulato con il Comune di Genova, molte associazioni del terzo settore gestiscono ed erogano servizi a favore delle persone senza dimora.
Tra i diversi servizi, risulta di particolare importanza (soprattutto nel periodo invernale) l’ospitalità notturna presso strutture attrezzate. Nonostante il COVID abbia imposto un ridimensionamento degli ospiti a causa della necessità di rispettare un adeguato distanziamento, proprio in vista dell’arrivo dell’inverno sono state attivate due ulteriori strutture, una da parte della Diocesi, con il supporto operativo della Fondazione Auxilium, ed una da parte del Comune, nell’ambito del patto di sussidiarietà, presso l’Ostello, da pochi giorni trasferito al piano terra del Massoero.
Oltre alle associazioni del patto di sussidiarietà è estremamente attiva Sant’Egidio, che opera un monitoraggio giornaliero delle persone che ancora sono sulla strada e che per motivazioni differenti non risulta facile coinvolgere in progetti che contemplino l’ospitalità notturna in strutture.
Dal complesso e puntuale lavoro di monitoraggio, qualora risultassero persone disponibili ad inserimenti in struttura, previo tampone come previsto dalle procedure adottate per contenere la diffusione del COVID, si potrà procedere, in caso di bisogno, anche mediante inserimento in albergo, come già sta succedendo in alcuni casi.
Questo dovrebbe bastare per rispondere a stucchevoli e strumentali accuse da parte della consigliera del Pd Cristina Lodi che, nel goffo tentativo di accusare l’amministrazione comunale della morte di una persona, insinua carenze o assenze di servizi che – invece – il Comune eroga regolarmente e puntualmente grazie al prezioso contributo delle associazioni del terzo settore.
Il Comune di Genova segue quotidianamente, in relazione con le associazioni del terzo settore, le situazioni più critiche! Abbiamo strutture, risorse e professionalità sempre sul campo per non lasciare nessuno da solo nella drammaticità delle situazioni e nella solitudine!
Queste persone senza dimora e in situazioni di complessa fragilità sono la nostra priorità. Non è questo il momento delle sterili polemiche, ma della collaborazione e della solidarietà da parte di tutti! Oggi abbiamo risorse e strutture per far sì che nessuno rimanga solo e abbandonato

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