Ca’ Nuova, nessun pediatra e solo un medico che sta per andare in pensione
Il problema del Cep è stato portato oggi in consiglio regionale dalla consigliera della Lista Sansa Selena Candia. Toti: <Presto l’attivazione di un progetto pilota in collaborazione con le farmacie per i soggetti fragili>
Selena Candia ha presentato un’interrogazione, sottoscritta dai colleghi del gruppo, in cui ha chiesto alla giunta di superare la carenza di medici nel quartiere di Genova Pra’ e le relative tempistiche. In particolare Candia ha rilevato che il quartiere conta circa seimila abitanti, in gran parte anziani, ma dall’autunno 2018 non risulta presente alcun pediatra e dall’inizio del 2019 c’è solo un medico di assistenza primaria che, peraltro, è prossimo alla pensione. Da un anno e mezzo – ha detto – il quartiere può contare su un unico medico di medicina generale prossimo alla pensione e questa situazione di emergenza, aggravata altresì dall’epidemia , potrebbe pregiudicare i livelli essenziali di assistenza.
Il presidente della Giunta Giovanni Toti con delega alla Sanità ha riportato le informazioni assunte dalla Asl3 spiegando nel dettaglio il carico di pazienti sottolineando che non è stata rilevata alcuna zona carente e che esistono strutture ambulatoriali sul territorio facilmente raggiungibili. Toti ha annunciato la prossima attivazione di un progetto pilota in collaborazione con le farmacie per i soggetti fragili.
<Vi sembra normale che nel quartiere Ca’ Nuova, seimila abitanti, da due anni vi sia solo un medico di famiglia? E che da un anno e mezzo non vi sia nemmeno un pediatra?>.
Secondo Candia, Toti ha risposto che “La pediatra è a Palmaro, a 10 minuti di bus”. «E’ evidente che il presidente della Regione non sa di cosa parla: sarebbe curioso se andasse in cima al quartiere Ca’ Nuova ad aspettare la corriera, per farci sapere quanto tempo impiega a scendere dal monte – commenta la consigliera della Lista Sansa -. E adesso, che pure l’unico medico va in pensione, come risponde il Presidente? Ecco come: “Non possiamo obbligare i medici ad andare in un quartiere”. Vorrei però ricordare che il compito delle istituzioni è aiutare le persone più in difficoltà, ed è impensabile che non si cerchi di dare una mano a un quartiere popolare pieno di persone anziani e disabili. Perché non creare un tavolo di discussione con i medici di famiglia, magari agevolando (con l’affitto dello studio, per esempio) i medici che scelgono di andare in quartieri periferici. Arenzano ha il doppio degli abitati del quartiere Ca’ Nuova e i medici sono nove. È d’uopo ricordare che in Italia (per usare la stessa proporzione col Ca’ Nuova) ci sono 5,3 medici ogni seimila abitanti. In Romania 5,2, in Bulgaria 3,8, in Grecia (la peggiore d’Europa) 2,5. In Turchia sono 3,4, in Montenegro 2,7. Dobbiamo assicurare a tutti gli stessi diritti: e tra questi c’è il curarsi agevolmente, anche se se vive in quartiere popolare>.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.