Nuovi manifesti shock di “Pro vita”: pillola abortiva paragonata al veleno

Nel cartello si legge che RU486 metterebbe <a rischio la vita e la salute della donna>. Una dichiarazione che proprio non si concilia col fatto che il farmaco è considerato sicuro ed efficace dall’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, che è da tempo usato in moltissimi Paesi in tutto il mondo e approvato dal nostro Ministero della Salute. Un’altra provocazione dell’associazione nota per le sue campagne contro l’aborto e contro le unioni omosessuali

<Stanno diffondendo notizie false e il solito terrorismo – commenta Laura Guidetti del Coordinamento Liguria Rainbow -. Aiutateci a individuare dove sono posizionati, mandateci foto e collocazione del manifesto a coordinamentoliguriarainbow@gmail.com e procederemo con la denuncia>.

La RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco ( in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica; il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia dei Radicali solo nel 2009. Da agosto si può assumere fino alla nona settimana e non serve ricovero. È quanto prevedono le nuove linee guida aggiornate dopo 10 anni, che sono state emanate dal Ministero della Sanità. La decisione è arrivata a seguito del parere chiesto all’Isituto superiore di Sanità dopo l’ondata di proteste per il provvedimento approvato a giugno della giunta leghista in Umbria, che ha deciso lo stop all’aborto farmacologico in day-hospital revocando una delibera regionale del 2019. Il metodo è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’associazione Provita ha lanciato recentemente anche a Genova, la Spezia e Rapallo l’ennesima campagna shock, una delle tante contro l’aborto e contro le unioni omosessuali. Ad accompagnare le le immagini inviate a GenovaQuotidiana alcune descrizioni che non esitiamo a definire da romanzo pulp e che proprio per questo non riteniamo di pubblicare per delicatezza nei confronti dei nostri lettori.
Tra le affermazioni rilanciate anche dai cartelloni stradali che girano in parte su mezzi-vela come quelli delle campagne elettorali il paragone tra la pillola e il veleno. L’immagine richiama la morte di Biancaneve, con accanto la mela morsicata, tra ammiccamenti alle “morali” delle favole e all’antico testamento dove il morso alla mela è il simbolo del peccato. Insomma, un messaggio antiabortista studiato con attenzione.

A “collaborare” con l’associazione, come risulta da articoli sullo stesso sito web Provita, è Alessandro Fiore, figlio di Roberto, leader di Forza Nuova. Fino a qualche anno fa a distribuire il Notiziario dell’associazione pro vita era Rapida Vis, una società intestata ai figli del leader di Forza Nuova. La proprietà editoriale del notiziario Pro Vitae prima che l’acquisisse l’associazione era di MP di Beniamino Iannace anche lui di Forza Nuova.

In campo nazionale immediata è stata la risposta di D.i.Re Donne in Rete contro la violenza: <Rimuovere immediatamente i manifesti del movimento Provita sulla RU486>.
<Pretendiamo l’immediata rimozione dei manifesti affissi da Pro vita e famiglia in cui si accusano le donne che scelgono di interrompere la gravidanza con la RU486 di assumere veleno e uccidere i loro figli”. Così Antonella Veltri, presidente di D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, a proposito dei manifesti con l’immagine di una donna incinta morta per aver – apparentemente – mangiato una mela avvelenata, ovvero la RU486, <con la falsa affermazione che la pillola abortiva “mette a rischio la salute della donna e uccide il figlio in grembo>.
<L’interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia in base alla legge 194/78, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare – ricorda Veltri – per mettere fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini. Da quando è entrata in vigore gli aborti in Italia hanno continuato a calare. Quello che consentirebbe di ridurne ulteriormente il numero è una diffusione capillare dell’educazione alla sessualità e degli anticoncezionali sicuri a costi accettabili per tutte le donne e le ragazze”.“La RU486 somministrata senza ospedalizzazione, come da Linee guida del Ministero della Salute, permette di rendere accessibile l’interruzione di gravidanza in sicurezza a tutte le donne, in particolare a coloro che vivono in regioni con un alto tasso di obiezioni di coscienza, che ancora non sono state risolte con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori per garantire la piena applicazione della legge 194. Nessuna donna affronta l’interruzione di gravidanza come una passeggiata, nemmeno quando prende la RU486 – conclude Veltri – Ma tutte le donne pretendono che la loro libertà di scelta e il diritto di decidere del proprio corpo siano pienamente rispettati>.

Le associazioni per i diritti delle donne di Genova e della Liguria, che hanno già ampiamente contestato alcuni precedenti manifesti, si stanno già mobilitando.

Leggiamo sul sito dell'”Associazione Luca Coscioni per la la libertà di ricerca scientifica” leggiamo

Rispetto ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio), la RU-486 presenta le seguenti caratteristiche:

– non richiede intervento chirurgico e anestesia;

– non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione (che è comunque prevista normativamente in alcuni Stati)

– non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.);

– può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza (ora in day hospital dopo la nona), mentre l’aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell’embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

Attualmente è in uso in tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad eccezione della Polonia e della Lituania, oltre che dell’Irlanda e di Malta (paesi nei quali l’aborto è vietato).

Per quanto attiene il resto del mondo, come nell’UE anche negli Usa, in molti paesi dell’Europa dell’est, in India, in Cina e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Qui l’intero articolo

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