Truffe informatiche, in carcere anche l’uomo che ha gettato Sottoripa nel degrado

È emersa nell’indagine della Polizia Postale genovese mix tra ex esponenti di camorra e criminalità romena, ma anche due pachistani sono finiti in custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta della Polizia Postale per le truffe informatiche che fruttavano ai malviventi 20 milioni di euro l’anno. Uno dei due è il ventottenne Haroon Asghar, negli ultimi anni gestore, insieme al fratello e al padre, di punti di artigianato alimentare e di un pubblico esercizio tra Sottoripa e Caricamento. Attività che, attraendo pessime frequentazioni, hanno fatto precipitare la zona nel degrado più totale che è stato difficile per Polizia locale e Forze dell’ordine sradicare a colpi di controlli quotidiani, sanzioni e relative chiusure

Fino ad ora era noto, oltre che per i problemi causati in Sottoripa (dove i locali sono stati chiusi a più riprese per somma di una lunga serie di sanzioni comminate dalla Polizia Locale del reparto Sicurezza Urbana, dal Commissariato Centro di Polizia e dalla stazione Maddalena dei Carabinieri e poi per mancanza dei requisiti igienicosanitari dalla Asl), solo per le sue frequentazioni non proprio raccomandabili. In particolare con un esponente di una famiglia locale. Famiglia che ha avuto parecchie volte a che fare con la giustizia in passato, quando era contigua negli anni ’70 e ’80 alla criminalità organizzata per azioni di piccolo cabotaggio e ora dedita al commercio ambulante e, alcuni dei componenti, all’abusivismo commerciale.

Alcuni dei locali della famiglia Hagar nel corso di controlli e sottoposti a chiusura negli anni scorsi in Sottoripa. Le foto sono del 2018

Ora Haghar sale alla ribalta della cronaca nera grazie all’inchiesta della Polizia Postale, coordinata dal sostituto procuratore Marcello Maresca. Haghar e il suo connazionale erano i proprietari fittizi di un negozio di alimentari in via Bolzaneto e di un distributore di benzina all’inizio di corso Europa, quello dopo lo stadio Carlini in direzione levante. Del negozio di Bolzaneto, Haroon Asghar parlava come del luogo dove avrebbe messo la testa a posto liberandosi dei locali di Sottoripa, meta quotidiana fino a qualche tempo fa di ubriachi molesti e anche dei controlli a raffica delle più svariate divise a seguito del pressing dei cittadini della zona, disperate per l’aggregarsi di quella fauna che rendeva il luogo invivibile e luogo di risse ripetute.
Secondo gli investigatori, dunque, Asghar avrebbe avuto il ruolo di gregario dell’organizzazione criminosa, prestandosi come prestanome e collaborando così al riciclaggio del denaro dragato con le truffe online. Con lui sono finiti nei guai a Genova Rossana Saverino, 53 anni, Martino Armeniaco, 22 anni, Valentin e Monica Camelia Ionita (marito e moglie, rispettivamente 46 e 39 anni) un cittadino ecuadoriano, Kevin Antonio Leon Guagua (cittadino ecuadoriano, 29 anni), e il pakistano trentenne Najam Us Saqib, oltre al cinquantenne Salvatore Fasano, che è stato esponente di spicco del clan camorristico dei Casalesi e vive nella nostra città da qualche tempo.
In Romania, la Postale genovese, col Dipartimento per il contrasto alla criminalità organizzata della polizia romena, ha arrestato Florin Ungureanu (52 anni) e la moglie Daniela (49 anni), Ion Ispas (detto Balù, 37 anni) e la sua compagna, Iuliana Grec (25 anni).
Oltre alle persone raggiunte da provvedimento di custodia cautelare in carcere, una persona è agli arresti domiciliari e una è ancora ricercata.
Insieme avevano costruito una rete di truffe via internet via mail-phishing con siti clone di quelli originali di banche e attraverso la vendita di oggetti online. Gli oggetti non esistevano e, ottenuto il pagamento, i venditori sparivano. Poi c’erano le case vacanza fasulle: anche in questo caso la banda incassava e spariva. Una ricostruzione certosina quella della Polizia Postale, che ha portato a ricostruire come i malviventi rastrellassero e riciclassero il denaro, nascondendolo provvisoriamente dietro una parete di un appartamento di Certosa demolita e ricostruita ogni volta, e trasportato in Romania su furgoni. Oppure investito a Genova, ad esempio nelle attività sequestrate ai due pakistani.

In copertina: Haroon Asghar con una singolare cresta “ornamentale”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: