La “bestia al pesto” di Toti cancella i commenti e su Facebook è rivolta – VIDEO

Abbiamo ricevuto una segnalazione da alcuni nostri lettori, siamo andati a controllare, abbiamo contato i commenti visibili e raffrontato la cifra con quella segnalata sotto il post: ne mancano 39 su 148. Sono stati nascosti e sono visibili solo a chi li ha scritti

di
Monica Di Carlo

Ieri sera c’è arrivata una segnalazione con, allegati, sue screenshot e siamo andati a controllare sul post originale sulla pagina Facebook del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

La polemica sulla cancellazione dei post c’è tutta, nulla è stato cancellato. Abbiamo, però, voluto fare una prova. Abbiamo letto il numero di commenti indicati sotto il post e contato quelli effettivamente presenti. Contateli con noi.

Abbiamo fatto il video per evitare contestazioni successive. seguitelo fino infondo

Sono 148 i commenti indicati, solo 109 quelli che si possono contare. Vuole dire che ben 39 sono stati resi invisibili per non farli leggere a tutti.
Normalmente la pagina di Toti è piena di di commenti entusiasti, un’approvazione bulgara che ha del miracoloso. Che su tutti i post la “bestia al pesto” (cioè il gestore della pagina Facebook del Presidente) applichi la metodica cancellazione delle opinioni difformi? Che lavori come “la bestia” di Salvini facendo apparire i consensi un plebiscito? Non vogliamo crederlo. Magari si tratta solo di un malaugurato incidente di percorso.

Che tipo di commenti siano stati cancellati lo fanno capire direttamente le persone che hanno dato l’avvio alla polemica. A un certo punto, evidentemente, il gestore della pagina (anche per la minaccia di catturare le immagini dei commenti e mandarli a un giornale, come è stato) ha deciso di non “contenere” più e, anzi, mostrare magari che si trattava di una polemica sterile.

I commenti cancellati sarebbero di semplice dissenso rispetto alle idee sulla gestione dell’emergenza coronavirus del Governatore leader di “Cambiamo!”

Il lettore che ci ha scritto denunciandoci le cancellazioni ci ha anche inviato un vecchio screenshot relativo a un suo commento del 6 dicembre sulla bacheca di Toti, che è stato cancellato dalla “bestia al pesto” <perché non rispetta gli standard della community>. Era apposto sotto un intervento di critica alle Sardine e diceva solo <Il 28 a Genova>, alludendo al raduno del movimento che ha riempito la piazza proprio sotto la sede della Regione. Poi, una faccina con i cuoricini. Tanto sarebbe bastato per la cancellazione, ci racconta la persona che ci ha scritto.

Tra l’altro, in questo momento difficile per tutti noi, anche sulle nostre pagine social, dove solitamente si registra un vasto consenso per Toti, stanno aumentando invece i commenti di persone che, pur professandosi di centro destra, dicono di essere spaventate per l’epidemia e, in particolare, per la mancata assistenza domiciliare, quella che, a oltre un mese dal primo caso, comincerà oggi.

Proprio ieri, a seguito delle nostre domande alla conferenza stampa di fine giornata, il presidente Toti ha reagito con scompostezza, ma forse sarebbe più giusto dire “stizza”, ad entrambe. Per quella sul servizio territoriale di assistenza Toti ha commentato: <Non è un lavoro banale. Chi tende a banalizzarlo per speculazione politica, francamente non credo aiuti se stesso e la sua intelligenza>.
Ricordiamo al presidente Toti che, come lui, chi scrive è giornalista professionista. Facendo da un po’ il politico, forse, il leader di “Cambiamo!” ha perso di vista il fatto che le domande scomode fanno parte del lavoro, sono l’essenza del nostro lavoro, che non è fare promozione al politico di turno, ma fare emergere eventuali problemi che ricadano sulla società. Esattamente come oltre gli 30 giorni di servizio territoriale Covid non offerto ai cittadini (sotto potete leggere il servizio in merito).

Per fortuna (incredibile a dirsi) i lettori di destra ci accusano di sbilanciarci a sinistra e quelli di sinistra di sbilanciarci a destra. Vuole dire che facciamo il nostro lavoro in equilibrio. Chi scrive in questo momento è iscritta all’Ordine dei giornalisti dal 1990, non ha mai avuto una tessera politica e ha una storia trentennale ampiamente comprovabile di domande scomode a tutte le amministrazioni che si sono succedute in Comune e in Regione. Non c’è motivo per cui quella di Toti possa fare eccezione.
La seconda domanda riguardava il fatto che due pronto soccorso, ieri, sono stati chiusi per eccesso di pazienti, in gran parte in pericolo di vita. Notizia proprio da noi anticipata.
Avevamo chiesto cosa intendesse fare la sanità regionale per impedire che accadesse di nuovo. La risposta (legittima) è stata che non c’è nulla da poter fare in questa situazione di crisi. Noi avevamo sentito dire che c’era intenzione di collocare un ospedale da campo in piazzale Kennedy e la domanda serviva per stimolare una risposta in questo senso senza scoprire la cosa prima che, eventualmente, la dicesse il presidente. Il collega Toti ha dichiarato che a suo parere la nostra domanda era <francamente mal posta>. Avendo fatto il nostro stesso mestiere, anche se ha cominciato oltre una quindicina d’anno dopo di chi firma questo articolo, il Presidente dovrebbe sapere che non ci sono domande mal poste, solo interlocutori che non sanno o non vogliono rispondere. Peraltro, l’abitudine di Toti e di altri politici regionali e comunali di censurare il lavoro della stampa esponendo chi non è “in linea” al pubblico ludibrio sulle pagine social, con tanto di giudizi inopportuni, per provocare la reazione dei loro fan (chissà se la “bestia al pesto cancella solo oppure scrive anche commenti “in linea” col suo datore di lavoro?) sta diventando, francamente, spiacevole a chi ha nel cuore l’articolo 21 della Costituzione.

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