Coronavirus: l’87,64% delle imprese artigiane liguri è chiuso

Su 43.009 imprese artigiane solo 5.316 (12,36%) possono operare ai sensi dei codici individuati, ma molte di queste con fatturati vicini allo zero. Confartigianato: «Bene il rinvio delle scadenze immediate, ma è necessario trovare adeguate risorse per garantire una liquidità straordinaria a lungo termine oppure molte delle imprese che hanno chiuso non riapriranno mai più»

Sono 43.009 le imprese artigiane attive in Liguria e solamente 5.316, il 12,36%, riescono oggi a operare secondo i codici individuati. Ma molte di queste con fatturati vicini allo zero. Sono invece 28.885 su 135.777 le imprese liguri di tutti i settori produttivi (commerciali e di servizi) aperte nella regione. Queste le ultime elaborazioni dell’Osservatorio di Confartigianato Liguria su dati Infocamere/Movimprese.

In base alle disposizioni dei decreti emanati dal governo, tra i maggiori settori artigiani ancora operativi ci sono le industrie alimentari, con 1.045 imprese in attività, e quelle dei trasporti merci, con 2.504 unità. Chiuse invece molte attività artigiane dei servizi, dall’acconciatura all’estetica, già a partire dalle prime restrizioni governative.

Sono invece 1.738 le imprese liguri che fino a oggi si sono rivolte al Fondo di solidarietà dell’artigianato (Fsba) per ottenere la cassa integrazione per i loro circa 5 mila dipendenti, che otterranno l’80% del proprio stipendio. Numeri che sono destinati ad aumentare rapidamente, visto anche che l’80% dei dipendenti dell’artigianato sono operai impossibilitati a svolgere anche mansioni di smart working.

«Sono questi i numeri impressionanti del coronavirus in Liguria – sottolinea Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Il protrarsi delle misure restrittive, insieme al calo generalizzato dei consumi, rischia di provocare un effetto domino che potrebbe falcidiare interi settori produttivi, con molte imprese che hanno chiuso e che potrebbero non aprire più. Oggi viene prima di tutto la salute e, a ruota, le misure di aiuto immediate per tutti i settori, tra cui i ristori, la cassa integrazione e le sospensioni delle scadenze; ma dobbiamo subito pensare al domani e trovare le risorse necessarie per garantire una liquidità straordinaria per le imprese, con tassi a livello zero o quasi e a lunga scadenza».

Le conseguenze del lockdown saranno straordinariamente alte anche per il Pil nazionale: basti pensare che nel solo mese di marzo, in condizioni normali, le imprese fatturano 254,7 miliardi di euro (l’8,4% di tutto l’anno) di cui 110 miliardi di euro nelle micro e piccole imprese della manifattura no energy, delle costruzioni e dei servizi.

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