Via Fracchia, 40 anni dal blitz. Sui social il ricordo dei brigatisti uccisi

di
Andrea Ferro

Il piombo e il sangue di una stagione rimbalzano sui social nel giorno che segna 40 anni dal blitz di via Fracchia dentro un mondo improvvisamente blindato. A metà giornata il post vergato di prima mattina da Barbara Balzerani (tra i capi storici delle br), un cuore e la data 28 marzo 1980, supera abbondantemente le 300 reazioni e la cinquantina di commenti impastati di dolore, rabbia e reducismo.

Soprattutto cuori rossi e pugni chiusi a dilagare nel ricordo partecipato. Onore ai quattro compagni combattenti (c’è chi, A.T., li definisce “partigiani caduti in un agguato infame”) e pure malcelati propositi di vendetta. , scrive per esempio G.P. Lo stato assassino, Dalla Chiesa esecutore: “Giustiziati”, “Vendetta istituzionale”, “Esecuzione a freddo”. “Strage di Stato”.
Nel suo profilo G.M., milanese, pubblica il testo del volantino scritto qualche giorno dopo il blitz da Mario Moretti (“in un covo di Sampierdarena”) con il quale le Br commemorarono i militanti rimasti uccisi in via Fracchia. Qui c’è pure chi accusa Sandro Pertini di essere il “capo dell’Arma”. “Colui che autorizzava torture e condannava a morte i compagni”, incalza la stessa G. M.. Un altro, G. D., invoca “in alto i pugni, in alto i fucili”. Per N. M. i quattro compagni morti in via Fracchia “rappresentano il livello più alto di sacrificio per la causa rivoluzionaria”. S. R. onora i compagni ma invita a riflettere sugli errori strategici della lotta armata: “non riconoscerli è un assassinio politico”, scrive.

Nel suo profilo A. M., dalla Spezia, ha scelto come foto l’immagine di Riccardo Dura, uno dei quattro brigatisti morti in via Fracchia, quello che pentiti e dissociati definirono il killer più spietato della “colonna” genovese (sparò anche contro Guido Rossa). Qui tra i commenti compaiono pure stelle a cinque punte e ancora tanti pugni chiusi. E soprattutto la foto in un’aula di giustizia di Patrizio Peci, il pentito che condusse i carabinieri di Dalla Chiesa nel covo di Oregina (per vendetta il fratello Roberto fu sequestrato, processato e ucciso con la scena ripresa da una telecamera amatoriale, ndr). “Ecco l’infame che vi ha ucciso”, è presentato. Tra la sequela di commenti (“infame”, “traditore” “spia”) M. M. scrive “prima o poi questi pagano il conto”. E in un altro post lo stesso A. M. si rammarica di non poter andare quest’anno in via Fracchia nel giorno dell’anniversario.

Raccontavano le cronache, che per anni c’è stato chi, la notte tra il 27 e il 28 marzo, lasciava un mazzo di fiori lungo la strada o nei giardini affacciati sul portone della palazzina del covo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: