Appartamenti usati per la prostituzione tra Albaro e Foce, 4 indagati: scatta l’obbligo di dimora

L’indagine dei carabinieri è partita da un via vai sospetto in un’abitazione del levante cittadino. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero gestito annunci, appuntamenti, incassi e turnazione delle donne. Sequestrati 8 mila euro in contanti

Quattro persone (tre donne cinesi e il compagno italiano di una di loro) sono state raggiunte da un’ordinanza cautelare con obbligo di dimora nei comuni di residenza nell’ambito di un’indagine per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina a Genova, Davagna e Cuneo dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Genova San Martino, su disposizione del Tribunale di Genova e su richiesta della procura della Repubblica.

L’inchiesta ha portato gli investigatori a individuare due appartamenti nel levante cittadino, riconducibili agli indagati, nei quali, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata favorita e sfruttata l’attività di prostituzione di alcune donne. Le indagini erano partite nel maggio 2025, quando i carabinieri avevano notato un insolito via vai da un’abitazione nel quartiere di Albaro. Dopo una serie di servizi di osservazione, i militari hanno ipotizzato che all’interno dell’appartamento venisse svolta attività di prostituzione, ricostruzione poi rafforzata dagli accertamenti effettuati su alcune persone fermate dopo essere uscite dall’alloggio.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito successivamente di individuare una seconda abitazione nel quartiere della Foce, anche questa ritenuta nella disponibilità degli indagati e utilizzata, secondo gli inquirenti, per la stessa attività. Il quadro emerso dalle indagini descrive un sistema organizzato attraverso annunci pubblicati su siti internet, gestione degli appuntamenti, incasso dei proventi e avvicendamento periodico delle donne negli appartamenti.
Nel corso dell’inchiesta sono state eseguite perquisizioni domiciliari in locali nella disponibilità degli indagati. Durante le attività sono stati rinvenuti e sequestrati 8 mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.
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