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Domani a Genova la messa in memoria di Bettino Craxi

La funzione, nel ventesimo anniversario della scomparsa, sarà celebrata nella chiesa di Santa Croce e San Camillo

Sono passati vent’anni dalla morte di Bettino Craxi, il leader del Psi scomparso ad Hammamet il 19 gennaio 2000. Era stato presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987 e segretario del Partito Socialista Italiano dal 15 luglio 1976 all’11 febbraio 1993. È stato il primo socialista ad aver rivestito l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri.
Ancor oggi la sua memoria suscita sentimenti controversi. Quelli di apprezzamento si rivolgono a lui come precursore della modernizzazione del Paese e della politica italiana. Quelli di esecrazione sono cagionati dalle condanne riportate a seguito delle indagini di Tangentopoli e della sua decisione di abbandonare l’Italia. Essendosi rifugiato ad Hammamet in Tunisia, dove morì mentre erano ancora in svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti, per i suoi detrattori egli morì latitante; per i suoi estimatori egli fu vittima di una giustizia politicizzata, supportata dalla stampa e dai cosiddetti “poteri forti”, che lo costrinsero all’esilio in Tunisia.
Nei giorni scorsi Antonio Di Pietro, uno dei magistrati di punta dell’inchiesta Mani Pulite, ha dichiarato all’Espresso che Craxi era <Un politico normale> che <ha agito come gli altri>.
<Non fatelo più grosso di quel che è> ha aggiunto l’ex magistrato. Spiegando che la sua inchiesta puntava a Giulio Andreotti, il politico che è stato tra i principali esponenti della Democrazia Cristiana, protagonista della vita politica italiana per gran parte della seconda metà del XX secolo.
<Gardini doveva farmi il nome di Salvo Lima, avrei chiuso il cerchio e aperto il processo mafia-appalti – ha spiegato Di Pietro -. Il mio obiettivo era arrivare al collegamento (mafia-appalti, su cui hanno indagato prima Falcone e poi Borsellino, uccisi dalla mafia n. d. r. -. Raul Gardini non si suicida così, per disperazione: si suicida perché sa che quella mattina, venendo da me, doveva fare il nome di Salvo Lima, che aveva ricevuto una parte della tangente Enimont da 150 miliardi di lire. Io puntavo ad Andreotti, mi hanno fermato>. Certo questo non assolve Craxi, ma lo ridimensiona come una parte minore dell’ingranaggio della politica di quel periodo, non la peggiore, non la più pericolosa.

Finché è stato vivo (è morto nel 2009), a celebrare la messa in memoria di Craxi a Genova è stato don Gianni Baget Bozzo, che aveva militato prima nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Socialista Italiano, infine in Forza Italia e ne Il Popolo della Libertà. In seguito all’elezione al Parlamento europeo con il Partito Socialista, nel 1985, Baget Bozzo era stato sospeso a divinis dal cardinale Giuseppe Siri fino al termine del secondo mandato elettorale. Lo scandalo di Mani Pulite e la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi avevano spinto Baget Bozzo a continuare il suo impegno in politica, partecipando nel 1994 alla fondazione di FI, di cui è stato l’ideologo e di cui aveva redatto la Carta dei valori e che si era occupato di radicare culturalmente nell’orizzonte del “liberalismo popolare”. Lo “sconfinato entusiasmo” di Baget Bozzo per Berlusconi provocò la riprovazione dell’allora vescovo di Genova, Tarcisio Bertone, ma senza conseguenze formali.

Domani, 19 gennaio, la messa in memoria di Craxi si terrà alle 10 nella Chiesa di Santa Croce e San Camillo, in piazzetta San Camillo, a lato del Tribunale, presso la statua a Balilla.

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