Bucci sul palco del 25 Aprile: «Il 25 aprile è di tutti ed è per tutti». Fischiato dalla piazza

Il presidente della Regione Liguria contestato durante l’intervento in piazza per la Liberazione. Nel suo discorso il richiamo alla memoria, alla libertà e alla Resistenza come patrimonio comune. Ma tra le migliaia di presenti in piazza, in diversi non hanno gradito

Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci è stato fischiato dalla piazza durante l’orazione ufficiale per il 25 Aprile, mentre dal palco rivendicava il valore unitario della Festa della Liberazione e la necessità di trasmettere alle nuove generazioni il significato della Resistenza. Un intervento costruito attorno al richiamo alla memoria, alla libertà conquistata e alla responsabilità civile, ma accolto in alcuni passaggi dalla contestazione di una parte dei presenti.

«Senza memoria non c’è futuro», ha detto Marco Bucci in apertura, collocando subito il 25 Aprile non nel campo della semplice commemorazione, ma in quello della coscienza pubblica del Paese. Il presidente ha parlato di «una data che appartiene alla storia d’Italia, ma soprattutto alla coscienza civile» e ha legato il ricordo della Liberazione anche a un’altra ricorrenza, quella degli ottant’anni dal voto alle donne, maturato nel solco della stagione democratica aperta dalla caduta del nazifascismo.

Il cuore del discorso è stato il richiamo al significato storico della Liberazione. «Il 25 aprile non è una ricorrenza come le altre. È il giorno in cui l’Italia ha ritrovato la libertà», ha scandito Marco Bucci, aggiungendo che quella libertà «non è caduta dal cielo, ma è stata combattuta, voluta, cercata e conquistata». Un passaggio nel quale il presidente ha cercato di ricondurre la celebrazione al terreno dei valori comuni, parlando del 25 Aprile come di «un valore universale» e di «un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani».
Davanti alla piazza, però, proprio questa impostazione ha incontrato fischi e dissenso. La frase centrale del suo intervento, «il 25 aprile è di tutti ed è per tutti», ha rappresentato il punto politico del discorso di Marco Bucci, in evidente contrasto con chi, nelle celebrazioni della Liberazione, sottolinea invece il carattere antifascista e non neutro della ricorrenza. Il presidente ha insistito sul concetto di responsabilità condivisa: «Quella storia è fatta di molti, di persone, di sacrifici, di scelte difficili. È fatta di giovani che hanno lasciato le case, le famiglie, hanno sofferto. Comunità che hanno resistito».
Nel suo intervento, Marco Bucci ha ricordato anche il prezzo pagato da Genova e dalla Liguria durante la guerra e l’occupazione. «Più di duemila morti a Genova e più di duemila deportati», ha detto, sottolineando che «la nostra terra, la Liguria, ha dato un contributo straordinario a quella lotta». Un passaggio pensato per riaffermare il ruolo della città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza e il peso della memoria locale dentro la storia nazionale.
Tra le figure evocate dal presidente della Regione c’è stato Aldo Gastaldi, il partigiano “Bisagno”, indicato come esempio del «senso più profondo della Resistenza». Marco Bucci lo ha ricordato come un uomo capace di incarnare «disciplina, rispetto, responsabilità, amore per il prossimo e amore per l’Italia». Attraverso il richiamo a “Bisagno”, il presidente ha cercato di dare al proprio discorso una radice ligure e partigiana, insistendo sull’idea che la libertà non sia un’eredità immobile, ma un impegno da rinnovare.
«La libertà non è un diritto acquisito, ma rappresenta un dovere da portare avanti», ha proseguito Marco Bucci, spiegando che quel dovere riguarda «tutti» e consiste nel «custodirla, difenderla, renderla viva ogni giorno attraverso i nostri comportamenti, le nostre istituzioni, il nostro rispetto reciproco, il nostro esempio per chi farà il futuro». È stato uno dei passaggi più istituzionali del discorso, nel quale la memoria della Liberazione è stata trasformata in un appello alla convivenza civile.
La chiusura è tornata sul rapporto tra passato e futuro. «Celebrare il 25 aprile non significa guardare soltanto al passato, significa guardare al futuro con consapevolezza», ha detto Marco Bucci, aggiungendo che «anche nelle differenze possiamo e dobbiamo trovare ciò che ci unisce». Poi il richiamo conclusivo all’«amore per il nostro Paese» e alla libertà come «bene comune» e «fondamento della nostra convivenza». Infine la frase destinata a segnare l’intervento e la contestazione: «Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere da Genova, da questa piazza: il 25 aprile è di tutti ed è per tutti». La piazza, però, non ha accolto quelle parole senza protestare.
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