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Disconnessi

Mi vogliano perdonare i diretti interessati, nel bene e nel male, perché quando ho visto quella frase, io, che non ho amicizia su fb con il presidente della Fondazione Palazzo Ducale Luca Borzani,  l’ho immediatamente attribuita al mio amico e collega Giovanni Giaccone, formidable – proprio come racconta il cantautore belga-ruandese Stromae – per coniare folgoranti aforismi. E mi sembrava che quel “Non basta essere sempre connessi per connettere #cosièlavita” non potesse essere altro che il frutto della sua fervida e surreale immaginazione, che lo aiuta, a più riprese, a coniare frasi buone per ogni situazione. Con mio grande stupore mi sono accorto, pero’, che l’autore della provocazione non era Giaccone, ma proprio il presidente della fondazione palazzo Ducale Luca Borzani, personaggio enigmatico, almeno a valutare dalla sua presenza sui social. Molto più incline, solitamente, a scrutare che ad esporsi in modo diretto. Ed è lo stesso Borzani che, qualche mese fa, tirato per la giacca dai giornalisti della carta stampata e non, come papabile futuro candidato sindaco si era visto costretto ad uscire allo scoperto per comunicare che oltre ad avere alcuni punti di dissenso rispetto alle linee politiche del Pd, di cui non ha nemmeno la tessera, lui non era interessato. Lui pretendeva una sorta di diritto all’oblio, come quei bambini che nella piazzetta si portano via il loro pallone pretendendo di mettere fine alla partita. Senonche’  quella lettera che è stata oggetto di svariate letture ed interpretazioni – fino a suggerire che in quel modo Borzani avrebbe voluto dettare al Pd le condizioni per un suo eventuale ripensamento che lo portasse a decidere di scendere in campo – non è’ mai stata tenuta in grande considerazione. Ancora pochi giorni fa l’autocandidato alle primarie Simone Regazzoni, il popfilosofo, lo aveva sfidato a dire chiaramente se intendesse partecipare alle primarie o a ribadire, una volta per tutte e senza ambiguità’, le intenzioni di farsi da parte. E Regazzoni, che è in tutto e per tutto professore, gli aveva messo davanti anche le responsabilità di una probabile sconfitta, in quanto, ove fosse sceso in campo, sarebbe stato l’esponente che tenta di salvare capra e cavoli al vecchio apparato delle mummie e dei dinosauri, votati a perdere. Non contento, ieri lo stesso autocandidato ha presentato un proprio evento culturale, il festival Popsophia, sulle orme di quello di Pesaro, che dovrebbe tenersi a Genova animando le serate della movida genovese. Un modo nuovo di far cultura, ha sottolineato lo stesso Regazzoni, completamente diverso da quello delle mostre nei musei e nei palazzi. E naturalmente, il popfilosofo che è solito utilizzare ampiamente ogni spazio in rete per comunicare i passi della sua campagna elettorale, ha esercitato da par suo il tradizionale iper presenzialismo sui social.
Da qui, probabilmente l’osservazione piccata di Borzani. Che, si badi bene, risulterebbe essere un vero e proprio evento, visto che lui interviene raramente in modo diretto sulla sua bacheca, dove si limita, al contrario, a postare immagini in bianco e nero per poi godere autoreferenzialnente e senza mai apparire, dei commenti. In precedenza lo aveva fatto soltanto dopo la manifestazione dei cittadini di Gorino, poco meno di un mese fa “Non riesco a vedere in Goro la vergogna dell Italia. Vedo piuttosto Goro come una brutta Italia che rischia di essere presto maggioritaria. Un’ Italia cresciuta tra egoismi, paure, solidarismo spesso astratto , indifferenza da parte di una sinistra ridotta a ceto politico. Vedo in Goro la nostra sconfitta storica. Un paese fino a pochi decenni fa di emigrati tradizionalmente socialista prima e comunista poi. Come e’ potuto crescere questa violenza xenofoba? Se non proviamo a rispondere a questa domanda scopriremo presto che le Goro sono dappertutto”.
Mentre, appena una ventina di giorni prima, era ancora stato scosso da Regazzoni al quale, sempre senza far nomi aveva dedicato addirittura due post nel giro di ventiquattr’ore “Non mi è mai piaciuto Gabriele D’annunzio: Ma rispetto ad egotici dannunziani dell’oggi almeno era Gabriele D’annunzio”, o ancora, tutto da interpretare “La fantascienza e’ appunto fantascienza”. Molto probabilmente a seguito di un post, del 3 di ottobre, proprio pochi giorni dopo la lettera dello storico diniego, in cui Regazzoni spiegava <Luca Borzani si candiderà, subito dopo il ritiro di Doria, che arriverà a breve. La sua lettera non annuncia un ritiro ma detta tempi, modi e strategia della sua candidatura. Resta una domanda. Siamo sicuri che Borzani sia il candidato giusto per parlare a tutta la città e vincere nel 2017? Il bell’articolo sul “Secolo XIX” di Alessandra Costante>. Prudente e altezzoso Borzani che bada bene a non fare pubblicità indiretta al popfilosofo facendone il nome. Come del resto è accaduto oggi, anche se si capisce benissimo a chi sarebbero indirizzati i suoi strali. Ovviamente il presidente del Ducale ottiene la sua bella dose di likes e qualche commento salace. Il prof Francesco Gastaldi <non basta nemmeno un giro di Sms>, per esempio fa riferimento a un altro modo di comunicare, non pubblico, ma altrettanto efficace. Che, forse, piacerà di più all’autore dei post sibillini. Mentre qualcuno lo blandisce <Anzi… mi sa che le cose sono inversamente proporzionali”, qualcun altro ci scherza su “Ah, ah, ah! A volte basta essere un po’ sconnessi…>, o <Io rischio grosso. Credo di connettere meglio quando sono connessa. Ci metto impegno anche. Aiutooo. Povera me>. Mentre Erminia Federico, combattiva rappresentante dei 200 che affossarono la Paita nelle regionali, risponde a tono <Ho sempre più la sensazione che non basta più niente…se sconnesso da tutto il resto…>. Segnali di fumo, forse da interpretare. Ed Enrico Testino invita a riflettere <…si è sempre detto, l’aumento delle connessioni aumenta l’intelligenza collettiva. (mica quella individuale) > Insomma, un invito a non demonizzare le infinite possibilità della rete, dove ci sta tutto e di tutto. Soprattutto lo invita a non correre il rischio di voler apparire un vecchio nostalgico dei tempi che furono. Anche di questi soggetti è pieno il mondo dei social. Un esempio per tutti, il post di due miei colleghi Franco Ricciardi e Roberto Bobbio, solitamente  abbastanza reattivi sui social, ma in questo caso inguaribili nostalgici fra tram, bottigliette di vetro del latte, Uite e pali delle porte quadrate.
Novembre, ping pong di frasi tra me e Roberto Bobbio…Che ne pensate? Spaccato di vita e pensieri di una volta… Leggete e poi dite la vostra Franco e Roberto

………………

– Ma ti ricordi anche quando veniva lo spazzino con il sacco a prendere al piano la rumenta?
– e quando il latte della Centrale (e chi conosceva Parmalat!) era in bottiglie splendide di vetro?
– e quando per divertirsi l’unica soluzione era andare il sabato alla Azione Cattolica?
– e quando i biglietti della UITE (AMT non era ancora nata…) erano 3, a seconda del percorso?
– e per le linee fuori città c’era la Lazzi? O Fratelli Callero? O cugini Banchero?
– O per andare in Fontanabuona il viaggio avventuroso era con le autolinee Fiumanabella?
– E quando la farinata si mangiava solo da Guglie in via San Vincenzo?
– E quando uscivi da Guglie eri praticamente una… fritella?
– E quando allo stadio di Marassi, sotto la pioggia per vedere Genoa o Samp, sentivi il signor Generali (speaker storico…) che diceva dall’altoparlante “dalla pioggia e dall’ombrello, chi ti salva? Vitadello!”
-E quando Gigi Meroni sbagliava il rigore contro la Roma?
– E quando si andava in birreria era solo a piazza della Nunziata da Monika ?
– E la pizza si mangiava da Bedin, fallito dopo oltre 100 anni proprio ad inizio Novembre 2012?
– Ed il mitico Bar Grattacielo fallito e sotto sequestro dal 2 novembre 2012?
– E quando dal ristorante Zeffirino si “dava” di boxe?
– Ed il Bar Lido in corso Italia che ha chiuso il 20 ottobre 2012 per debiti?
– E quando si andava al righi a ruscare?
– Beh io no (Roberto), solo in comodi letti…
– Beh, io no (Franco), in una comoda… Dyane…
– E quando in vespa si metteva la freccia allungando il braccio?
– E quando alla mia vespa (Roberto) mi fregavano sempre le scocche, ed io ci mettevo i lucchetti?
– E quando io (Franco) fregavo le scocche della vespa GTR? Una volta davanti al cinema Verdi in via XX settembre… temerari e pazzi!
– E poi andavi in giro con la GTR che sembrava arlecchino… bastardo! ahahaha!
– E quando per per andare sul Turchino bisognava aspettare le 2 corriere, ed in moto non c’era neppure l’asfalto ?
– E quando si andava alla Guardia con la Guidovia (funicolare)?
– E quando il pesce si mangiava solo a Prà da Magnasco?
– O da Savio, quello vero…
– e dopo… in spiaggia, ahahahah!
– E quando sul Bracco c’erano i banditi?
– E quando i pali delle porte erano quadrati?
– E quando per andare a Follonica si mettevamo 7 ore senza autostrada e con la 600?
– E quando a Bavari sul campo c’era al centro un enorme tombino?
– E quando mi facevano fare i vestiti dalla sarta (che poi faceva anche la portinaia) ?
– La portinaia… peggio di un “telepass”: sapeva gli orari e il movimento dell’ascensore.
– E non voleva che si giocasse nel cortile a pallone!
– Motivo? Le tacchinavo la nipote! Ahahah! (Roberto)
– E quando si giocava a Cannette?
– Con la carta di olio fregata al salumiere, bella pesante… il salumiere la usava per fare tara, il bastardissimo!
– La battaglia era in Via Amarena, dove ora c’è la bocciofila…
– E quando si andava alla Madonna del Monte, su per le magnifiche creuse, per poi
la domenica giocare a pallone nel bosco dei frati..
– E poi si compravano le ciappellette e i rosari con le nocciole…
– Ciao Roberto, commovente… esco… facciamo un libro?
– E quando si faceva la Processione per strada per il Corpus Domini, e mia madre metteva alla finestra il copriletto bello fatto dalla nonna…
– La gente che ha nel cassetto i ricordi aspetta solo essere stimolata. Basta ascoltare i discorsi sull’autobus o anche quando giocano i figli, i genitori seduti sui gradoni…
– Mi sa che siamo stati gli ultimi a sapere cosa è la vera vita…
– Ricordo anche quando ero alle Elementari in piazza Martinez, alla Marconi, che all’ingresso delle scale troneggiava un manifesto 3×4 enorme con un disegno agghiacciante di un bambino che aveva raccolto una bomba e gli era scoppiata, sfracellandogli il braccio (disegno alla Beltrame) con sotto la scritta “Non raccogliete oggetti sconosciuti”, era il 1960… e c’erano ancora tanti residuati bellici!!!!!
Ne ero rimasto sempre impressionato
– Ovvio, con il regolamentare grembiule nero con colletto rigido e fiocco bianco!
– Ed il cestino di vimini con la merenda della mamma: pane olio e sale, wow!
– Ed eravamo contentissimi!
– dai Franco, metti su FB, scateniamo l’amarcord a Genova!!!!
– Grande Genoa… byebye a tutti!

Fine della conversazione in chat

franco ricciardi / roberto bobbio”.

Ecco forse Borzani, malmostoso, me lo permetta visto che anche Gramellini ha usato l’aggettivo per La star del Rock Bob Dylan, che non si decideva a partecipare alla cerimonia della consegna del Nobel, fa riferimento a quei tempi li’. Che volenti o nolenti non ci sono più. Quando la filosofia era quella che si insegnava a scuola o all’università e non costituiva spettacolo musicale itinerante. Quando si giocava a cannette e la R4 e la Dyane erano le auto dei presunti rivoluzionari. Quando c’era il PCI e lui, anche allora era super partes e simpatizzava per il PSIUP.  Quando gli attuali dinosauri che lo sosterrebbero erano solo giovani funzionari in attesa di spiccare il volo. Bei tempi andati. Comunque prima del 1975 e Simone Regazzoni ancora non era nato. Se fosse proprio così, e quello è il mondo che sogna  Borzani. Senza social e disconnesso. Io avrei un sacco di siti da proporgli. Tutti vintage e d’antan. Piccoli e grandi dinosauri compresi.

Il Max Turbatore 

1 Commento su Disconnessi

  1. cesare simonetti // 19 novembre 2016 alle 12:49 // Rispondi

    Sono sempre stato un ammiratore di Borzani che ritengo il migliore presidente del Ducale mai avuto. Ma come sindaco non ce lo vedo affatto, proprio per quel suo atteggiamento nei confronti della cosiddetrtra immigrazione, che immigarazione non è affattyo ew che lui, goffamente, tenta di paragoinare alla nostra.- Molto goffamente e in contesti assolutamenti diversi, se non opposti. Un Sindaco deve capire la gente e affrontare i problemi, non fare ideologia grossolana e spicciola. Da bar, direi.
    Cesare Simonetti

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