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Polvere di Cinquestelle

Siamo arrivati all’implosione. Risultato, o sentenza, che gli osservatori della politica locale attendevano ormai da tempo, scorrazzando fra i silenzi imbarazzati del leader storico dei pentestellati in comune, Paolo Putti, e i proclami via social dell’emergente Alice Salvatore, candidata del Movimento in Regione, antagonista della capogruppo Pd Raffaella Paita e del governatore Giovanni Toti. Da parecchi mesi, ormai, la fiamma covava sotto la cenere anche in via Fieschi dove il gruppo viaggiava diviso in virtù delle provenienza territoriale dei rappresentanti dei Cinque Stelle. Ieri mattina il professor Francesco Gastaldi annotava con la solita solerzia sulla sua bacheca “Le guerre intestine dei grillini genovesi, Alice Salvatore contro il “gruppo storico”, da leggere oggi su Il Secolo XIX per la penna di Emanuele Rossi”. Smentendo, in poche righe l’analisi di Franco Manzitti sul sito di PrimoCanale sul tema della candidite che da mesi sembra aver colpito la nostra città in vista dell’appuntamento elettorale per le amministrative del prossimo anno. “Intanto va osservato che la malattia epidemica non contamina in alcun modo i 5Stelle, i grillini, che probabilmente posseggono fino dalle loro origine l’antidoto e magari sono vaccinati fin da piccoli. E’ certo che il nome del loro candidato non sarà infettato. Sbucherà improvvisamente senza previsioni e unzioni, neppure quella del vate Beppe Grillo”. Il casus belli di cui parlava ieri sulle pagine del Secolo XIX Emanuele Rossi si riferisce alla contemporaneità, nella giornata di domani, di due appuntamenti clou per il movimento di Beppe Grillo. Da una parte la presentazione dei candidati sindaco, pur con una postilla “La lista in formazione non potrà definirsi del M5S previa certificazione da parte dei Garanti”. Insomma senza l’OK di Beppe Grillo. Anche perché la decisone dell’ultima “plenaria” (l’assemblea degli attivisti del “gruppo storico” genovese) e’ stata contestata da alcuni militanti e soprattutto sconfessata da Alice Salvatore” annotava Rossi. Tanto che la stessa Salvatore giovedi alla stessa ora ha invitato tutti i militanti a prendere parte al teatro sociale di Certosa al primo confronto pubblico fra M5S e Pd in Liguria sul Referendum. Evento che vedrà contrapposti da una parte Alice Salvatore e il vicepresidente del consiglio regionale, una delle voci dei renziani genovesi, Sergio Pippo Rossetti.
Fin qui le scaramucce, con commenti e discussioni agli antipodi. Sempre ieri, pero’, in consiglio regionale, si è consumato l’ennesimo strappo per l’interrogazione della Salvatore che chiedeva – a causa dell’impatto ambientale – lo spostamento di cinque chilometri delle Riparazioni Navali. Discussione con tanto di marcia e contestazione degli operai che vedrebbero messo in discussione, con la delocalizzazione, il loro posto di lavoro. All’opposizione ovviamente il Pd, ma anche la maggioranza che appoggia Toti. Senonche’ oltre ai fischi che hanno sommerso la Salvatore, occorre registrare una serie di distinguo degli stessi consiglieri regionali del gruppo della Salvatore.
A rigirare il coltello nella piaga è arrivato poi Paolo Putti, capogruppo e leader storico del Movimento in comune. Commento feroce, con tanto di pietra tombale sulla Salvatore “Quando si rincorre troppo la visibilità e l’annuncio a discapito dell’informazione, dell’acquisizione di dati e della proposta di azioni concrete che analizzino il bisogno in tutte le sue componenti complesse questi sono i rischi in cui si incorre. È chiaro che questo tipo di percorso non contempla selfie o tweet di effetto immediato ma consente di affrontare il problema e vedere se si riesce a trovare una soluzione. Essere sempre alla ricerca della visibilità e dell’annuncio shock porta a questi risultati che poco giovano alla popolazione e poco anche al movimento. Andrebbero ascoltate tutte le parti i comitati del centro storico, la storia che si portano dietro i cantieri navali, i lavoratori, i sindacati, l’autorità portuale e le imprese che lì lavorano perché magari si scopre che potrebbero essere disponibili a determinati percorsi in cambio però magari di un’attenzione rispetto ad esigenze che potrebbero facilitare in altri campi il loro lavoro”. E mentre iniziano a circolare i rumors su possibili defezioni di Mauro Muscara’ e di Andrea Boccaccio prendono consistenza anche le voci che lo stesso Putti, dopo il ritorno al vertice di Beppe Grillo – che ha sempre dimostrato, a suon di selfie, simpatia per la Salvatore – sia interessato a capeggiare una lista civica appoggiata dalla sinistra. Insomma un bel bullesume, ad onta di quanto scritto da Manzitti. Spaccatura sulla quale anche il Dem Massimiliano Morettini, ancora in corsa, sotto la spinta di Claudio Burlando, per la carica vacante di segretario regionale, ha messo un po’ di sale con un post sulla sua bacheca social, intravvedendo la possibilità di dar nuovo vigore al Pd per la tornata elettorale del prossimo anno “Oggi è successo qualcosa di fatale ed importante. Il movimento 5 stelle in Liguria è esploso in mille frantumi. Putti contro Alice Salvatore e parte del gruppo in Regione che vota in dissenso con Salvatore. Il motivo? La loro stessa miopia sul tema strategico delle riparazioni navali. Ha detto bene chi ha detto non conoscono la storia della città e non riescono nemmeno a coglierne un possibile futuro. Il #blueprint rappresenta il tentativo faticoso ma importante di coniugare sviluppo strategico delle riparazioni navali e vivibilità in una zona strategica della città che va dal Porto Antico a piazzale Kennedy. Alla proposta dei 5 stelle di spostare le riparazioni navali di cinque chilometri (ergo: chiudere le riparazioni navali) i lavoratori, i sindacati la politica e la città hanno reagito oggi. Grande lavoro del gruppo Pd che ha trascinato il consiglio verso un voto importante di sostegno al Blueprint spaccando il gruppo 5 stelle, in evidente stato confusionale. Prendiamo tutti nota. Il Movimento 5 stelle ha votato contro il Blueprint e contro il ribaltamento a mare di Fincantieri. Ripartiamo da qui. Ribadisco: oggi è stata una giornata importante”. E dall’altra parte della barricata Luciano Borneto, attivista di Forza Italia e supporter personale di Giovanni Toti, posta ironico sulla sua bacheca social “Immaginate se i pentastellati amministrassero, in futuro, una città’ come Genova. Come si può solo pensare di delocalizzare dal porto le riparazioni navali ? ? ? E dove volevano spostarle sul monte Fasce ? ?”
Tutto materiale su cui riflettere anche per l’Elevato, impegnato, nelle scorse settimane, in faticose sortite nella capitale sulla tratta Genova-Roma, nel tentativo di rimettere in sella e ridare tranquillità al sindaco Virginia Raggi. Al movimento, ora più che mai, scomparso Casaleggio, manca uno stratega in grado di vagliare e mettere in connessione indirizzi complessivi nei diversi territori dove i politici operano nelle assemblee istituzionali. Anche perché da tempo le diverse anime, quelle che una volta nei partiti d’antan si chiamavano correnti, ormai procedono il più delle volte ignorandosi o l’un contro l’altra armate. In un testa a testa che si è fatto più sanguinoso con l’avvicinarsi della individuazione di un candidato. Alla Spezia il candidato sindaco Marco Grondacci, avvocato esperto di diritto ambientale, da anni in prima linea nelle battaglie dei comitati nel territorio provinciale e non solo, indicato in modo unitario dalla riunione plenaria degli attivisti, e’ stato bocciato nel giro di pochi giorni proprio da Beppe Grillo con un lapidario post sul suo blog “Chi ha già svolto due mandati elettorali – a qualsiasi livello e in qualsiasi anno – non si può più candidare con il MoVimento 5 Stelle, è una regola e in quanto tale non può essere derogata. Quindi Marco Grondacci non può essere candidato con il MoVimento 5 Stelle”. Era logico attendersi che dalla periferia dell’impero le schegge impazzite arrivassero, prima o poi, anche nella nostra città. Dove il Pd in virtù di questi autogol, pur attendendo il responso del 4 dicembre, riprende a cullare qualche risicata speranza di spuntarla. Comunque, paradossalmente e inconsapevolmente un primo miracolo ai pentestallati bisognerà pur riconoscerlo. Sono riusciti a riunire sotto la stessa etichetta la maggioranza di centro destra e l’opposizione di centro sinistra. Rimane da stabilire se Alice Salvatore in un post sulla sua bacheca facebook riuscirà a inghiottire il boccone amaro e a proclamare tutto il suo orgoglio per l’operazione. Con tanto di selfie.

Il Max Turbatore

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