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Pensionato decapitato nel bosco, per inchiodare l’assassino interviene anche il Ris di Parma

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Per trovare e inchiodare l’assassino di Albano Crocco, l’infermiere pensionato uscito due giorni fa per andare per funghi e trovato decapitato la sera stessa nei boschi di Craviasco, nei pressi di Lumarzo, è stato coinvolto anche il Ris di Parma. Le indagini e gli interrogatori dei carabinieri, coordinati dal Pm Silvio Franz, procedono a ritmo serrato, ma la testa dell’uomo, il cui corpo, trascinato per un centinaio di metri e poi gettato in fondo a un burrone, ancora non si trova, nemmeno grazie al fiuto dei cani molecolari. Chi l’ha staccata dal collo con un taglio netto e deciso, sa certamente maneggiare le armi da taglio. Per fare un “lavoro” così ha certamente utilizzato una mannaia, grossa e pesante. Un oggetto con cui l’assassino ha dimestichezza, che non ci si improvvisa a usare in maniera così precisa da un momento all’altro. Sono convinti di questo gli investigatori che per adesso approfondiscono le indagini su tre sospettati, amici o parenti della vittima. Tra questi, il nipote Claudio Borgarelli. A lui sono state sequestrate in casa una pistola di tipo revolver e diversi coltelli. Ne è convinto anche il procuratore capo Francesco Cozzi. Non basta la furia cieca per guidare la mano che ha menato il fendente che ha staccato il collo di corpo riducendo una ferita “pulita”, serve anche sangue freddo e, soprattutto, una certa “tecnica”. L’assassino potrebbe essere un macellaio o comunque qualcuno che lavora alla macellazione degli animali, non necessariamente allevati. Albano Crocco era un cacciatore come molte persone che abitano in quel pezzo di Liguria arroccato sulle colline, in mezzo ai boschi. Chi ha menato il fendente potrebbe essere uno abituato a scuoiare e a tagliare a pezzi i cinghiali e proprio per quello scopo potrebbe aver avuto a disposizione una mannaia o un grosso coltello. Se lo  ha portato con sé nel bosco, probabilmente il delitto lo aveva premeditato. La testa potrebbe essere stata sottratta per nascondere una prova, magari il tipo di pallini utilizzati. Oppure l’assassino ha deciso di portarla via come trofeo, come ultimo atto di spregio nei confronti della vittima. Non è ancora escluso, però, che il gesto possa essere stato compiuto da un folle, qualcuno che non conosceva la vittima e che potrebbe aver ucciso il primo che ha incontrato nel bosco solo per seguire il suo istinto omicida. A chiarire come stanno le cose saranno i tabulati telefonici dei sospettati e i molti indizi racconti fino ad ora da carabinieri che finiranno, appunto, nei laboratori del Ris di Parma oltre, ovviamente, al risultato dell’autopsia che sarà eseguita domani dal medico legale Alessandro Bonsignore.

 

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