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Se il referendum diventa poesia

Antonello Barbieri è il segretario del centro democratico che più volte ha ammonito i politici genovesi sulla pericolosità di non ricandidare il sindaco marchese Marco Doria. Unico, secondo Barbieri, in grado di mantenere la solidità della coalizione di sinistra una volta verificatisi gli effetti devastanti del referendum. Consultazione della quale ha più volte ribadito la non necessita’, allineandosi al fronte del no. Ieri ha postato sulla sua pagina facebook un suo accorato appello addirittura ricorrendo alla sua straordinaria capacità poetica con rime baciate.

Nel primo dì d’ottobre di quest’anno
s’aprì un dibattito senza più freni:
se il referendum fosse o meno un danno.
Annosa la questione, vecchi i temi.
Discorso logoro, tutti lo sanno,
eppur v’è ancora chi dà colpi ai reni
soltanto per promuovere un inganno
e chiama gli opponenti “non sinceri”.
In tempi di contrasti e divisioni,
quando il mondo abbisogna di coerenza,
non ha senso scontrarsi su questioni
di cui si può benissimo star senza.
L’uniche armi contro lorsignori
sono l’oblìo, la calma e la pazienza.
Dunque, amico, pensa
vale lo sforzo dare una risposta
a chi rifiuta in nuce ogni proposta?

A Barbieri, al poeta Barbieri avrei deciso di rispondere allo stesso modo con quartine e terzine come ha fatto lui, solo per riportare il dibattito sul piano della coerenza. Ricordandogli che al di là dei suoi accorati appelli esiste per la città un tema fondamentale dietro al quale, come fosse un dito, si stanno nascondendo le segreterie dei partiti che appoggiano la coalizione che governa Palazzo Tursi ed anche quelle dei partiti che sperano di mandare a casa Renzi per sfruttare l’onda emotiva di un possibile tracollo del premier. Mi perdoni Barbieri se uso il suo stesso incipit. Dunque

Nel primo di’ di ottobre di quest’anno
il dibattito si fece più furente
Sul referendum gravava il peso e il danno
di mandar a casa Renzi e la sua gente.

Si alleavano perciò, cosa inconsueta
la destra xenofoba o centrista
e la sinistra estrema e un po’ desueta
Un’accozzaglia di sigle tutte in pista

C’eran così vecchi e nuovi militanti
che studiavano in cuor loro il grande piano
di metter con una mano dietro e una davanti
Il premier poverino ed ognissanti che avevan del paese sorti in mano

Dimenticandosi, attendendo i risultati
di occuparsi di cose più importati
facendo ahime’ calcoli un po’ errati

che tutto si sarebbe ricomposto
lasciando congelare i candidati
e pensando a se stessi in modo tosto

Impedendo a chi si era già proposto
di salvare la città dal suo degrado
facendo lor la guerra ad ogni costo.
Ps. La recente clamorosa svolta con lettera di Luca Borzani, presidente della Fondazione di palazzo Ducale al Secolo XIX nel quale dice di non essere disponibile ad alcuna candidatura mi impone un aggiornamento al volo, sempre in versi. E mi perdoni il poeta Antonello Barbieri se cambio metrica. Sono un novellino e faccio quel che posso. Perciò’

Il giorno del di’ di festa finalmente
Luca Borzani vinse il suo torpore
Comunicando al Secolo e alla gente,
stanco di postar foto un po’ incolore,
che proprio non gliene importava niente
della candidatura, e di cattivo umore
spiego’ alla sua città che inconsapevolmente
si era prestato al gioco. E con dolore
si faceva da parte, umanamente
dichiarandosi di Doria un gran fautore.

Confidava il Borzani, assai stizzito
che più che piena ormai ne aveva la sacca,
che con la margherita il gioco era finito,
e pur se strattonato per la giacca,
di velluto e di color marrone
con quei politici ahime’ di mezza tacca
di tagliar tosto i ponti era sua decisione.

Impugnò carta, penna e calamaio
scrivendo a quel giornale intemerato
che qualche giorno fa produsse il guaio
eleggendolo tristemente a candidato
Si lagnò il Borzani non più gaio
di essere stato probabilmente utilizzato
finalmente contento indosso’ il saio

E si tirò in disparte per pensare
A come Doria far ricandidare.

Il Max Turbatore

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