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Incredibile ma vero

Accade tutto in un solo giorno a cavallo, allegoria delle allegorie, fra l’estate e l’autunno, quando la stagione della sonnolenza vacanziera cede il passo a quella dell’inizio delle scuole e dell’intraprendenza, del rimettersi in movimento e dei ritmi che mano a mano diventeranno più incalzanti. Qualcuno, meno ottimista, aveva previsto la data del 29 settembre, epica per la canzone di Mogol Battisti e dell’Equipe 84, giorno del calendario a cui Mogol aveva fatto riferimento perché vi cadeva il compleanno della prima moglie di Giulio Repetti, in arte, appunto, Mogol. Canzone-storia, vedi caso, che racconta un tradimento momentaneo e del conseguente ritorno di fiamma. Perfetta e adattabile a tante situazioni della politica locale. Del resto il grande Francesco Guccini nella sua canzone dei 12 mesi diceva, anzi cantava “Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’ età, dopo l’ estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità… Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…”. Grande cosa il beneficio del dubbio che ti costringe a ripensare, a mediare, a meditare nuove strategie, insomma. Così, abituati a Clint con colt canna fumante Simone Regazzoni che sfida a duello e spietato mette fine all’avventura di chiunque si avventuri sulla sua strada, trasecoliamo leggendo di questa doppia apertura, da una parte e dall’altra, di Regazzoni verso Luca Borzani e viceversa.
Perché se il primo è personaggio ruvido e un pelino attaccabrighe, il secondo, presidente della fondazione di palazzo Ducale, è un esteta che cerca di fare dell’eleganza da snob intelllettuale il suo marchio di fabbrica. Quindi le pulsioni, almeno quelle visibili sono ridotte al minimo sindacale. Lui osserva, e proprio se non se ne può fare a meno, corruga la fronte e sbatte le ciglia. Sulla sua bacheca social posta foto in bianco e nero di una bellezza d’antan. Ma si limita a ricevere likes e complimenti, e interviene, di tanto in tanto, solo se strattonato per la giacca. Ovviamente di velluto marrone, come è solito descriverlo il mio amico – scusatemi se un po’ m’allargo- Prof. Francesco Gastaldi. Eppero’ e qui sta la notizia, colta immediatamente dai giornali on line, galeotto fu il manifesto sull’immigrazione di Regazzoni e Giovan Battista Raggi e chi lo scrisse. Perché, qui sta il punto, Borzani si scuote un po’ dal suo torpore elitario e scrive un lungo messaggio sulla pagina del killer improvvisamente pentitosi e ravvedutosi. Ed è tutto un ci-ci-ci di amorosi consensi e di condivisioni, con qualche puntualizzazione da parte di Borzani sulle quali comprensivo Regazzoni apre significativi varchi. Intendiamoci, meglio per la città che qualcosa anche a sinistra si smuova su un problema fondamentale come quello dell’immigrazione e delle quote dell’ospitalità. E non è la prima volta che il docente a contratto della facoltà di filosofia dell’università dei Pavia e il presidente della fondazione di Palazzo Ducale si confrontano su questo tema. Ma qualche settimana fa si era parlato di un argomento confinante, di flussi migratori legati al terrorismo islamico e le posizioni dei due erano rimaste notevolmente distanti. Dopo la significativa convergenza si parla addirittura di aprire un tavolo di confronto con forze politiche, terzo settore e società civile per arrivare, in breve tempo, alla stesura di un manifesto politico operativo sui migranti. Spiega Regazzoni “Sappiamo che inevitabilmente la questione degli immigrati sarà al centro della prossima campagna elettorale. E che la destra la userà. Il nostro compito non credo oggi sia accusare la destra di essere xenofoba o razzista: abbiamo piuttosto il dovere di incalzarla con proposte di merito e sul merito chiedere un confronto”. Naturalmente alla piazza mediatica, abituata piacevolmente ad assistere al metaforico spargimento di sangue e a rispedire al mittente qualche sdolcinato tentativo di sedersi attorno a un tavolo per mettersi d’accordo, l’atteggiamento dei duellanti, che hanno messo a riposo i muscoli e riposto le pistole per fare fronte comune con il ragionamento, ha provocato qualche disturbo gastrico. Tanto che qualcuno farneticava di una propensione per il “linguainbocca” e di un Borzani sindaco e Regazzoni assessore. Così va il mondo su facebook, la buona fede non si riconosce a nessuno. Tanto che appena ieri di fronte alle assicurazioni di Borzani di non essere interessato e di non essere stato interpellato, qualcuno aveva reagito storcendo il naso. Ma al di là degli agnostici, votati e inclini alla perversione dell’incredulo San Tommaso, il passo in avanti dell’abbinata Regazzoni-Borzani è significativo. E chissà che con questo nuovo clima non si sblocchi anche il refrattario segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile, grande assente nel dibattito su più temi portato avanti nella sua campagna elettorale dal candidato alle primarie Simone Regazzoni.
Perché una regolamentazione del fenomeno è quanto mai necessaria viste le contraddizioni della giunta uscente. Tanto ideologiche quanto negli atteggiamenti. E a questo proposito voglio ricordare tre episodi – tre – accaduti in città nel giro di qualche ora. Da ieri a oggi, per essere più precisi, emblematiche della confusione che regna sovrana fra gli uomini e le signore e signorine della banda del marchese Doria. Vicende raccontate e riprese dai quotidiani e dai siti on line. Parlo dei musici allontanati dai vigili da via XX settembre dove stavano intrattenendo i passanti. Naturalmente la tolleranza zero nei loro confronti non poteva non essere messa in connessione con il diverso atteggiamento verso i protagonisti del mercatino di Corso Quadrio. Tanto che un sito on line faceva notare “Altro che il mercatino di corso Quadrio, contestatissimo da residenti e commercianti, dove i cantuné a volte prendono pure delle botte e sono costretti a vigilare la palese illegalità in condizioni pericolose per la loro stessa incolumità, come denunciato l’altro giorno pure dal Sindacato unitario lavoratori polizia municipale”. Di più, sempre ieri i siti on line registravano solerti “Gli rubano la borsa da viaggio lasciata in macchina, va a cercarla e la trova al mercatino del Progetto Chance, in corso Quadrio. Così l’uomo, un genovese, ha segnalato il ritrovamento agli agenti della polizia municipale della squadra del centro storico del primo distretto, presenti sul posto ogni giorno per vegliare sulla regolarità di quanto accade in corso Quadrio. Gli agenti della municipale lo hanno ascoltato e lo hanno pregato di presentarsi alla vicina sede del primo Distretto, in piazza Ortiz. Un’auto della pm è giunta in ausilio dei cantune presenti per accompagnare anche il venditore al distretto. Si tratta di un cittadino marocchino di trent’anni, residente in riviera, non in possesso del cartellino che comprova la registrazione al Progetto Chance. È stato denunciato per ricettazione dalla Municipale. L’uomo ha detto di aver trovatola valida accanto a bidoni della spazzatura e di averla solo prelevata da lì, pensando fosse abbandonata. Quanto ha ritrovato è stato reso al legittimo proprietario. Gli agenti della Municipale del centro storico, insieme al proprietario della valigia, hanno effettuato un sopralluogo tra i lenzuoli del mercatino per verificare se per caso fossero esposte anche le altre cose rubate senza però trovarne traccia”. Finirà in gloria e a tarallucci e vino per il povero matocchino. Sicuramente. Evidente la disparità di trattamento nei confronti dei musicisti e dei venditori di corso Quadrio. Qualcuno potrà obiettare che una cosa è ‘ corso Quadrio e un’altra via XX Settembre, dove comunque ad ogni angolo è facile imbattersi nelle lenzuola-banchetti dei venditori abusivi. Eppero come non ricordare un altro caso sul quale Clint Regazzoni si era avventato con la sua solita foga nei giorni passati di calura estiva. Una vicenda lasciata, per ora, alla gestione propagandistica del centro destra. Il caso è quello dello stabile di via XX Settembre, prossimo al Mercato Orientale in cui il sindaco Doria ha permesso, fra lo stupore generale e la rabbia degli abitanti, di ospitare 25 migranti. Il vicepresidente del consiglio comunale ed esponente di Fratelli d’Italia Stefano Balleari, anche lui, candidato sindaco, da qualche giorno ha organizzato un banchetto per raccogliere firme contro la decisione. L’esponente di Fratelli d’Italia ha dichiarato ai giornalisti: “Il sindaco ha detto che si è trattato di una scelta operata dal prefetto, ma in realtà le cose sono andate in maniera un po’ diversa: il prefetto, su ordine del peggior ministro degli Interni della storia repubblicana, ha comunicato la necessità di avere una lista degli alloggi disponibili. Il sindaco di Genova ha portato questo elenco di beni del Comune e del Demanio, ma prima di consegnare le carte avrebbe dovuto personalmente fare dei controlli, e capire quali immobili fosse opportuno utilizzare a tal scopo e quali no. Visto che per via XX Settembre è stato firmato un patto d’area che mette al bando alcune tipologie di esercizi commerciali per tutelare il livello di decoro della principale via dello shopping cittadino, il sindaco poteva evitare di consegnare una lista di alloggi disponibili in cui figurasse questa zona. C’è da chiedersi se veramente l’amministrazione crede di dover tutelare questa via”.
Insomma un incredibile cortocircuito amministrativo che viaggia attraverso un percorso che si snoda fra misure controsenso e completamente contrastanti e contraddittorie.
Per questo credo che il fatto che due entità pensanti della sinistra genovese abbiano deciso di collaborare e di confrontarsi con le altre forze politiche, saltando al di là delle barricate di convenienza, sia un fatto positivo per la città. Per Genova oltre all’inclusione e alla condivisione occorrono misure e strategie condivise che vadano al di là del muro contro muro della prossima campagna elettorale. Borzani e Regazzoni, incredibile ma vero, dopo qualche schermaglia hanno ripreso a dialogare. Si spera che Terrile segua il buon esempio, in modo che il Pd, dopo la melina televisiva di Mario Tullo sul problema sicurezza inizi ad affrontare, uno per uno, i problemi percepiti dai genovesi. Magari intersecando il dibattito con quello sul referendum. Le elezioni sono alle porte. L’autunno è incominciato. La città è in ginocchio. È vietato perdere altro tempo nella vuota retorica spartitoria dei salotti e dei caminetti.

Il Max Turbatore

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