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L’insostenibile percezione della satira… e della criminalità

Certo che vivo in un paese strano. L’Italia è il posto dove ci si indigna per la spettacolarizzazione delle redazioni delle TV sulla tragedia del terremoto, si mette in croce il povero Bruno Vespa che non ha saputo trattenere quel suo tic, e si è fregato le mani pronosticando un futuro business per l’edilizia – perché anche la crescita e’ a 0, non solo l’incremento demografico – e, poi parimenti ci si strappa la maglietta con su il logo “je suis Charlie” perché…quattro bastardi senza gloria demoliscono la nostra pommarola in coppa. L’Italia è quel paese dalla memoria corta, troppo corta, che sino a qualche giorno fa difendeva a spada tratta il diritto di satira e le vignette contro l’Islam e la sua religione, discettando sul femminismo e sul burkini, tra tradizione oscurantista e libera scelta, e oggi fa le pulci a un giornale satirico che per forzatura e caratura editoriale ha sempre usato il color rosso e le pozze di sangue disegnate a cascata. Vivo in un paese dove sino a poche ore fa si crocifiggeva un ministro della Repubblica che invitava le giovani coppie a procreare prima possibile, pur consapevole di essere arrivata “miracolosamente” alla maternità alla soglia dei 44 anni. Poi, a salvarla dal linciaggio mediatico è arrivato Charlie Hebdo e l’alzo dei social è stato spostato. Vivo in quel paese dove ci si scorda che i veri criminali sono quelli che hanno “marmellato” sulle garanzie delle costruzioni che avrebbero dovuto essere antisismiche, per rincorrere, nel tentativo di lapidarlo, chi, magari, con un messaggio troppo truculento, cerca di sciogliere quella patina di insensibilità che ormai, eretta a sistema difensivo, ci ricopre e preserva e tenta, a schiaffi, di scuoterci dal torpore. Nel mio paese si è soliti guardare la pagliuzza e non la trave e perciò passino i palazzinari senza scrupoli ma gli attacchi al nostro food, alla dieta mediterranea e alla pommarola in coppa, proprio no. Dove è’ lecito inalberarsi e gridare allo schifo per il rosso che richiama l’amatriciana, senza capire che il richiamo al food significa che qualcuno, nel mio paese ci mangia anche sul morti. Vivo nella nazione in cui il calcolo delle probabilità dice che in Italia ogni cento anni si verificano dai cinque ai dieci terremoti superiori al sesto grado. Per cui se si è senza scrupoli si può persino accettare un margine di rischio che non è elevatissimo e senza dubbio con possibilità di riscossione più elevate che per una martingala, se si scommette sui risultati delle partite di calcio. Anche quelle magari truccate e taroccate. Il tutto, comunque, in nome di mazzette e prebende extra.
E poi, al contrario, vivo nella città in cui, il sindaco è persona onestissima e il partito che lo sostiene, magari è un po’ paludato, ma parrebbe adamantino. E glissiamo se, pur fermo eccede nei giochi della vecchia politica poltronificio. Entrambi, però, sindaco e Pd – rifiutano ostinatamente di rendersi conto e, concordare con la cittadinanza, sul fatto che esiste un problema criminalita’. Poi indomiti, illusi, o solamente fessi, oppure faziosamente miopi, allestiscono la festa nella zona della città’, il centro storico, in cui la criminalità, ormai deborda ed ha una presenza costante. E lì’ si convive forzatamente con ubriachi, immigrati, spacciatori, prostitute. E abitanti che hanno l’impressione di essere presi per i fondelli. Ma forse, è un mia intima opinione, gli illuminati dirigenti del Pd hanno scelto soltanto il male minore. Perché’ l’altro luogo tradizionale per la festa dell’unità avrebbe potuto essere piazzale Kennedy. Ma ora, con la Fiera adibita a ostello per i migranti e il quartiere in balia di qualche giovane che ha sposato il volontariato e molti di più che non hanno altra speranza se non quella di accattonare ed elemosinare qualche spicciolo per tirare avanti, anche questa collocazione e sarebbe stato rischiosa. Com’era schiodo è il dover ammettere che l’immigrazione, purtroppo, è fuori controllo. La mia è la città in cui è stato istituito un mercatino abusivo dove i venditori senza licenza commerciano capi e oggetti di dubbia provenienza. E’ stato concepito come la panacea per l’immigrazione, suggerendo che, in nome dell’ideologia buonista, regole e tasse possono venire tranquillamente eluse e aggirate. Eppero’ – come si dice per i terremoti – ogni tanto la natura ci si rivolta contro. Anche perché nel caso specifico le possibilità che questo accada non sono come quelle statistiche che dicono in cento anni dai cinque ai dieci. Nel centro storico risse, furti, coltellate, inseguimenti tra ubriachi, scippi, furti, rapine, spaccio, sono all’ordine del giorno. E se ne consumano a decine nel volger di 24 ore. Per non parlare di ubriachi e di barboni che urinano per strada e dormono sui marciapiedi. Ebbene ieri in piena festa, mentre si parlava di Blueprint, cioè del futuro di Genova, è accaduto quello che da giorni ci si attendeva. Come se lo sciamano della pioggia, invitato a ballare per preservare la festa da qualunque tipo di perturbazione, avesse fallito miseramente la sua perorazione. E dunque, rissa a pochi metri dalla festa, con accorrere di vigili e polizia. Proprio come se un problema di cui non si voleva assolutamente parlare, tenuto fuori dalla porta, fosse prepotentemente rientrato spalancando con clamore le finestre. Perché il sindaco solo un anno fa asseriva “Non mi risulta che esiste una situazione di maggior gravità che è maggiormente critica rispettato alle altre” e il ministro genovese della difesa Roberta Pinotti lo contraddiceva”Darò più risorse e personale- carabinieri e polizia del centro storico per contrastare il sempre più dilagante fenomeno dello spaccio di droga nei vicoli”. Tra i due litiganti evidentemente meglio era far finta di niente e mettere tutta la vicenda nel dimenticatoio. Così, da quel giorno il tema della criminalità per le nostre eminenze grigie del Pd risulta essere argomento assolutamente di destra e quindi da tenere lontano dai dibattiti, e dai confronti per forza di cose elettorali, in vista delle comunali del 2017. Tanto che l’unico candidato del Pd in campo Simone Regazzoni, partito lancia in resta per trattare il fenomeno della criminalità e quello dell’immigrazione, problemi che confinano e s’intersecano, e’ stato trattato come un appestato. E nessuno ha risposto ai suoi appelli che proponevano confronti pubblici con chiunque, dal sindaco Marco Doria, al segretario del suo partito Alessandro Terrile.
Così sull’argomento ci hanno sguazzato la destra e il centro destra, da Forza Italia, alla Lega, passando per Fratelli d’Italia. Sino a che un rappresentante dell’osservatorio Gramsci – Pre, Marco Ravera, nei giorni scorsi, ha provato a riproporre il problema con una lettera indirizzata al ministro Pinotti . E con il Pd attonito, il vicepresidente del consiglio comunale e rappresentante di Fratelli d’Italia, Stefano Balleari, unico già in campo insieme a Regazzoni in vista delle candidature a sindaco, ha trovato altra linfa vitale decidendo di dedicare allo scritto un ampio post “La lettera che Ravera ha mandato al Ministro Pinotti (che la Boldrini mi perdoni, ma io, Ministra non lo dirò mai !), parla da sola.Se non l’avete letta, la metto nei commenti. Aristotele parlava dell’horror vaqui e cioè del fatto che la natura aborre il vuoto :appena una massa si sposta, subito un’altra massa ne prende il posto. Così potremmo dire dei vicoli di Genova dove non esiste il vuoto, se la legge dello Stato se ne va via, viene sostituita dalla legge della strada, se le attività legali fuggono, vengono sostituite da quelle illegali, se mancano le forze dell’ordine, arrivano le forze del disordine. La sicurezza non è questione di freddi numeri e statistiche è, anche, una sensazione, la percezione di essere tranquillo, al sicuro e che nulla di male ti accadrà. Se cammini di sera in via Prè, quella sensazione non ce l’hai e se vedi una schiera di persone che spacciano, delinquono e minacciano è perfettamente inutile che citi a memoria “si è registrata una flessione, rispetto ad analogo periodo del 2015 del 31,8% dei reati denunciati, l’incremento degli arresti del 124,5% e del 55,9% delle denunce”, non ti rassicura quanto vedere una divisa che circola e che arresta un criminale. A me sembra semplice, a voi forse anche, ma per la destinataria della missiva ed per il nostro amato Sindaco direi che sono concetti abbastanza incomprensibili. La questione della sicurezza è, per iperbole, come il fiorire di piante e arbusti nelle strade di Genova: se non intervieni e speri che passi da sola, stai sbagliando, crescerà più rigogliosa che mai. Così come la delinquenza, o la combatti o lei cresce forte e rigogliosa. In alcuni quartieri di Genova non sei e non ti senti più sicuro e questo è un dato di fatto, anche se al Sovrano questo non piace molto e quindi taci e non invocare le guardie a proteggerti !
PS: nel campo della fisica sono stati fatti passi da gigante e oggi il concetto Aristotelico è superato da altro, nella sicurezza a Genova, no”.
Ed il dibattito è ripreso prepotentemente su un problema a cui, per mesi si era tentato di porre la sordina. Principale accusato il sindaco Marco Doria. Messo ancora alla berlina. Nei suoi confronti si va da un ermetico ma efficace “…Sindaco,..ma dove vivi…” del fotografo Roberto Bobbio, all’affermazione condita da incredulità del professor Francesco Gastaldi che osserva stupito “il problema sicurezza non esiste” e poi cazzia deciso il consigliere comunale e portaborse romano del ministro Pinotti che si giustifica con Ravera dicendo di aver partecipato a qualche riunione “Pandolfo, segretario particolare del ministro della Difesa, le politiche pubbliche si misurano in termini di efficacia e di risultati, che tu abbia partecipato a delle riunioni non interessa a nessuno!!”. Infine sintetizza “Sembra sia in corsa una gara a prendere le distanze da Doria, ormai tutti a Genova dichiarano di non aver mai avuto nulla a che fare con Doria, perfino un assessore della giunta Doria prende le distanze dall’ordinanza anti-movida della giunta Doria …”. E tutto questo proprio quando anche lo smacchiatore di pelli di leopardi e il coiffeur di bambole Pierluigi Bersani sembrava aver risolto la questione primarie si’ primarie no, perorando, in trasferta a Genova, la causa del nobile sindaco uscente. Quel Doria sull’astronave che nemmeno si è peritato delle proteste per la sua ordinanza sulla movida. Già perché movida e sicurezza sono due materie strettamente correlate nel centro storico. Ma neanche questo e’ stato assolutamente percepito dal nostro sindaco barricato sulla sua navicella spaziale gravitante nello spazio. Così il castigaDoria e filosofo Simone Regazzoni ora può godere a pieno titolo di un momento di gloria personale. Prima canta vittoria sulla movida “Ieri abbiamo chiesto al Sindaco Doria di ritirare la fallimentare ordinanza antimovida, chiedendo al contempo che l’assessore Emanuele Piazza e il segretario del Pd Alessandro Terrile prendessero posizione. Da Terrile, come ormai è prassi quando si tratta di problemi reali di Genova, non è arrivata risposta. Sono contento invece che l’assessore Piazza abbia risposto, riconoscendo da un lato che nel Centro storico sono stati fatti degli errori e dall’altro che l’ordinanza va rivista. Si riapra subito ora il dialogo interrotto con i commercianti e le associazioni”. Poi da’ spazio all’assessore, quello che, secondo Gastaldi, avrebbe preso le distanze “Bene risposta dell’assessore Emanuele Piazza: adesso aspettiamo i fatti e un incontro con associazioni e commercianti. Lascia senza parole l’atteggiamento del segretario del Pd Alessandro Terrile e del Sindaco Doria che ormai usano la strategia dello struzzo: testa nella sabbia e nessuna risposta.”
Infine con due nuovi post, sempre Regazzoni, entra a piedi uniti sul problema sicurezza “Sull’emergenza sicurezza del Centro storico che da tempo denuncio la Giunta Doria e il gruppo dirigente del Pd (con alcune eccezioni: penso a Michela Fasce) non possono pensare di raccontare frottole ai cittadini. Il problema non è stato affrontato nel modo giusto, è stato sottovalutato: ed è sotto gli occhi di tutti. Occorre ammetterlo e proporre soluzioni. Quello che non è accettabile è sentire un esponente del mio partito, il consigliere comunale Alberto Pandolfo dire: “Nonostante molti problemi persistano, ad oggi i dati sono in progressivo miglioramento. Da parte nostra l’attenzione verso le criticità del centro storico non è mai scemata e proseguirà con crescente impegno”. Ma non scherziamo. Altro che dati che migliorano. C’è un’emergenza sicurezza al cuore della nostra città che non è stata affrontata da Doria” . E, buon peso, già che c’è affonda anche il segretario provinciale del Pd “Il grave errore del Pd guidato da Alessandro Terrile è stato quello di occuparsi solo di dinamiche interne e lotte di potere, non dei problemi reali della città: periferie, sicurezza, welfare, trasporti, immigrazione. Abbiamo perso il contatto con la nostra città. Io mi candido a riportare in primo piano i temi, le idee, i contenuti per Genova. A metà settembre lanceremo un grande piano per un nuovo Welfare a Genova, perché in questa congiuntura economica difficile dobbiamo tornare a dare risposte concrete ai bisogni delle persone più deboli che Doria e il Pd hanno tradito”.
Ecco, sembra che su un problema come quello della sicurezza stia finalmente per terminare l’eterno rimpallo dei dibattiti impregnati dai sofismi scappatoia alimentati dalla contrapposizione tra sicurezza reale e sicurezza percepita, un modesto mezzuccio utilizzato come scusante con i cittadini che chiedevano interventi. Un linguaggio da tecnici, polizia e carabinieri, che in bocca ai politici non fa altro che alterare quella residua fiducia che i genovesi nutrono nei loro confronti.
Così quella rissa in pieno territorio nemico alla fine è risultata quasi un segno del destino. Una campanella per richiamarli allo stringere del tempo che li separa dalle prossime elezioni. Con un ulteriore avvertimento, che deriva dalla mia personale percezione del paese di cui ho parlato all’inizio del mio articolo. Perché la percezione risulta, il più delle volte, senza elaborazioni, dati e ragguagli elemento fuggevole, come le sensazioni sullo sciacallaggio dei giornalisti, quello sui vignettisti satirici di Charlie Hebdo, impalati gli uni e gli altri insieme a intere categorie, ne’ più ne’ meno dei palazzinari da Rischiatutto, che sul rischio sisma hanno fatto disonestamente soldi. E il tutto sembrerebbe farsi sempre più confuso, in un paese ad alto pericolosita’ sismica, dove, in quanto a convinzioni, ad ogni scossa tutto sembra dover crollare. Eppero’ superato il momento di indignazione i problemi si affrontano sempre dopo una tragedia, o quando asini e buoi sono ormai lontani. Magari richiamati con i piedi per terra da una seconda vignetta dove la parola che aleggiava nella prima, mafia, viene finalmente pronunciata. Perché i francesi non sono come i tedeschi di Der Spiegel, sono più fini e più subdoli. Ma messi alle strette, allora anche loro ti schiaffeggiano. E la parola mafia sembra come la criminalità per il nostro Pd, un tema da rifiutare e di cui non occuparsi, forse cercando addirittura di esorcizzarlo, nonostante sia ormai un cancro di tutta evidenza.

 

Il Max Turbatore

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One thought on “L’insostenibile percezione della satira… e della criminalità”

  1. Concordo. ma aggiungerei che il problema sicurezza, sebbene molto sentito nel centro storico è forse anche peggiore nelle periferie delle quali pochi parlano. La sera, ad esempio, Sampierdarena è un concentrato di bande di Latinos. Molti altri posti del Ponente non sono messi meglio. Non è un problema di “movida” è un problema di criminalità. Chiamiamo le cose con il loro nome.

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