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Bianchini, sociologa nizzarda a Genova: “Dalla vita in comune agli attentati”

<Sono nata e cresciuta nello stesso quartiere del terrorista. Quando frequentavo elementari e medie non c’era conflitto di religione. Dopo gli anni ’90 sono arrivate gli imam e le donne col velo>
Intervista a Laure Bianchini, nata e cresciuta a Nizza dove si è laureata in sociologia. È in Italia, a Genova, da molti anni e dal 1988 insegna Francese alla facoltà di lingue

Laure Bianchini
di Monica Di Carlo

Lei fino a mercoledì era a Nizza
Sì, sono andata nella mia città per occuparmi di alcune faccende burocratiche relative a mia madre. Mercoledì sera ero tentata di rimanere per la festa del 14 Luglio, ma il giorno successivo, ieri, avrei dovuto ricevere gli studenti in facoltà e sono tornata.
Sente la festa del 14 luglio?
Sì, magari senza festeggiarla in piazza, come facevo nell’infanzia, anche perché non mi piacciono le parate militari, ma sento il valore filosofico e politico di quella festa.
Si sente scampata alla tragedia?
No. Anche fossi andata a vedere i fuochi sarei stata in spiaggia. Lo spettacolo pirotecnico sulla promenade è seguito principalmente dalle famiglie con bambini e dai turisti.
Cosa ha provato quando ha saputo della notizia?
Confusione e sgomento. Lo ho scoperto questa mattina perché mi hanno svegliato gli amici italiani che sapevano che ero a Nizza il giorno prima.
Ho letto su Nice Matin che l’attentatore abitava con la moglie nel quartiere dove io sono cresciuta e, per l’esattezza in boulevard  Henri Sappia, dove ho frequentato la scuola media e dove ho trascorso tutta la mia adolescenza. Ho pensato che forse conosco i suoi genitori e questo mi ha affranto ancora di più.
Che tipo di quartiere è?
È stata una delle tante periferie costruite negli anni ’60, quelli del baby boom. La mia famiglia è arrivata lì nel 1963. All’epoca era periferia, adesso non più. Lì si trova oggi l’uscita dell’autostrada Nice Nord. Era un quartiere di operai e piccoli commercianti di varie nazionalità d’origine: italiani, portoghesi, francesi, tedeschi. Le famiglie erano un misto di immigrazione europea e algerina. Mia madre era d’origine italiana e ha sposato un nizzardo, mia vicina era algerina berbera sposata con un francese, la signora che abitava di sopra era una tedesca sposata con un francese. Tutti quanti eravamo francesi. Invece, di fronte, c’era un isolato con maggioranza di famiglie di origine magrebine, prevalentemente algerine, che si chiama Bateco. A nord c’era il quartiere di Las Planas, ancora più popolare con molte famiglie numerose e povere. Noi e i bambini e ragazzi del Bateco ci ritrovavamo tutti insieme alle elementari e alle medie. Eccetto le solite battute infantili sugli italiani, sui tedeschi e sui magrebini, non si respirava un clima di conflitto. Era vita comune. Avevo un’amica ebrea sefardita algerina che abitava in un altro quartiere prevalentemente musulmano dove tutti gli abitanti ci si scambiava abitualmente couscous e felafel per le varie feste. Per noi non esisteva la religione. Ci definivamo l’un l’altro con i nostri nomi e a volte con le nostre origini. Non esisteva uno scontro religioso ma solo un confronto laico.
A Nizza si respira l’estremismo islamico?
Quello che ho verificato tornando regolarmente è stato l’aumentare via via del numero delle donne velate. Quando ero adolescente le donne non portavano velo. Penso quindi che questo fenomeno sia dovuto all’immigrazione più recente, dagli anni ’90 in poi e anche al radicalizzazione islamica che è cominciata dopo la rivoluzione khomeinista in Iran.
I primi cambiamenti li ho notati nel 1981. Ero al primo anno di Sociologia. L’80 per cento dei miei compagni era straniero. C’erano molte donne iraniane. A pochi mesi dalla rivoluzione la metà di quelle che arrivavano portava lo chador. Quelle che portavano il velo islamico arrivavano con la borsa di studio del governo iraniano, le altre, più ricche, non l’hanno mai messo. Noi studenti in erba di sociologia avevamo capito che qualcosa stava cambiando, ma non pensavamo che questo fosse l’embrione di un movimento islamista molto potente. Il cammino dell’islamismo è passato per la “fitna”, la guerra civile interna dei musulmani tra sciiti e sunniti fino all’estrema rivendicazione sunnita attraverso il terrorismo. Questo lo aveva teorizzato già nel 2005 Gilles Kepel, politologo e orientalista francese.
Di fronte ai magrebini o ai francesi di origine magrebina come reagiscono i nizzardi?
Nizza è una città di frontiera e come tale cerca di difendere un’identità “pura”, cosa che in realtà non le è propria. Dopo il baby boom e l’aumentare della popolazione, la città ha visto sorgere tre grandi periferie Una è Nice Nord, mista con gente di qualsiasi origine e francesi, una è quella di Nice Est, L’Ariane, prevalentemente magrebina e gitana e la terza, quella di Nice Ovest, Les Moulins, dove era concentrata l’immigrazione più recente, dove ha vissuto Abdellatif Kechiche, registra francese Palma d’oro a Cannes.
Questo momento di tensione, di pericolo, come ha cambiato il modo dei francesi di vedersi?
I primi attentati in Francia sono stati negli anni ’90 a Parigi. Erano essenzialmente anti ebraici, compiuti da algerini. Non si parlava di religione. Tutto questo non era percepito come uno scontro religioso, piuttosto lo giudicavamo uno scontro politico. Dal 2001 in poi, a livello globale, si è parlato di scontro religioso e credo che i francesi abbiano fatto fatica a individuarlo come tale.
Perché?
Il fatto che oggi si parli di religioni a confronto rimane per il francese come se riguardasse la religione dell'”altro”. È difficile accettare che l’integrazione non abbia completamente funzionato al punto di ritrovare nella terza generazione persone che uccidono nel nome di una religione. Anche se personalmente credo che anche per gli jihadisti francesi la religione sia un alibi forte e convincente che si insinua facilmente nella mente di persona in rottura con la società e con le loro famiglie. Non è un caso che tutti gli autori francesi degli attentati abbiano avuto problemi con la giustizia, per reati di delinquenza comune.
Secondo lei, perché è stata scelta Nizza per questo attentato?
La promenade des Anglais è il secondo sito più visitato in Francia dopo Parigi. Nonostante lo stato di emergenza in vigore,  forse Nizza era meno presidiata rispetto a Parigi? Sono più propensa a credere, come Gilles Kegel, che lo jihadismo di prossimità permetta a qualsiasi aspirante terrorista di rispondere a ordini di odio e metterli in pratica anche scegliendo, come a Nizza, la via facile di affittare un grosso camion anziché comprare bombe e Kalashnikov. Nonostante questo, io credo che non abbia agito da solo.
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