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Lettera aperta dei grossisti ittici: “Ca’ de Pitta inadeguata a ospitarci”

I grossisti del mercato del pesce non vogliono trasferirsi a Ca’ de Pitta. Dicono che non c’è spazio sufficiente e che la struttura non è oggi ancora allestita. Insomma, dovrebbero entrare nell’impossibilità di lavorare, con la prospettiva di perdere almeno il 50% del fatturato. Ecco la loro presa di posizione

Manifestazione grossisti mercato ittico
Manifestazione dei grossisti del mercato ittico

 

Il mercato è un patrimonio dei genovesi. Il Comune di Genova, pur incassando 650.000 euro di canoni concessori ogni anno, non ha mai speso nulla nella manutenzione dell’edificio, salvo per allestire stanze per i centri sociali che neppure si sono recati nei locali per loro attrezzati e che oggi sono vuoti ed inutilizzati.
Ora, invece, intende chiudere il mercato e spostare i grossisti in una area adibita a macello di carni (Ca’ de Pitta), non solo totalmente inadeguata ai volumi ed ai ritmi di un mercato ittico, ma nella quale è impossibile la sopravvivenza .
Risultato: perdita di fatturato, di posti di lavoro e chiusura di aziende che sono connaturali ad una città di mare.
Il Mercato di Cavour – che è una struttura produttiva – verrà probabilmente occupato da clandestini (il mercato di corso Quadrio è a poche decine di metri) e sarà un altro sfregio all’economia della città. Vogliamo ricordare che presso il Mercato Ittico operano aziende con  oltre 300 addetti, viene prodotto dalle stesse un fatturato di circa 100 milioni di euro e, considerando l’indotto, sono in ballo 2000 posti di lavoro.
Tutta la filiera del pesce è coinvolta in questo assurdo provvedimento: i pescatori, i grossisti, le pescherie, la grande distribuzione organizzata.
È incredibile che il Comune abbia ipotizzato di chiudere il mercato nel periodo di maggior afflusso di clientela e quando c’è più offerta e più consumo di pescato.
Gli operatori del mercato ittico si sono già opposti ad un provvedimento che alcune settimane orsono li avrebbe lasciati letteralmente sulla strada (poi ritirato di fretta e furia dal Sindaco a seguito di una manifestazione di piazza) e sono totalmente contrari a trasferirsi in una struttura ancora tutta da allestire che avrà come conseguenza un calo di fatturato almeno del 50% con grave danno alle aziende ed ai posti di lavoro.

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