Venerdì 17, pesce, vongole, tonno e bastoncini di merluzzo “taroccati”
Giorno in cui, persino i nostri chef stellati propongono piatti a base di pesce, onorando l’astinenza dalle carni, appunto giorno di magro, un precetto generale della Chiesa cattolica che impone di non mangiare carne il venerdì e gli altri giorni proibiti. Il pesce è ammesso durante l’astinenza, per cui il venerdì è il giorno in cui tradizionalmente si consuma pesce nei paesi a religione cattolica.
È proprio di pesce vi voglio parlare, un po’ perché mi trovo in vacanza in una località rivierasca e poi perché mi fa piacere rendere merito a Renata Briano, eurodeputata, mamma con l’hobby della cucina. Talmente impallata con Masterchef che ogni volta che rientra a casa ci mette al corrente delle sue creazioni culinarie. Dal tortino di acciughe alla torta di mele, dai ripieni alla pasta con le sarde. Curiosando sulla sua pagina facebook è facile imbattersi nelle immagini dei suoi piatti appena sfornati. Non è l’unica la Renata, perché sono parecchie le nostre politiche che ogni tanto si dilettano con i fornelli, ci mostrano le loro prestazioni e dispensano ai fedelissimi, nel caso, persino le ricette. Epperò uno scafato e caro amico, esperto di comunicazione mi spiegava qualche giorno fa che anche la bolla della cucina stava esaurendosi. Peccato, dico io, proprio adesso che il gentil sesso aveva scoperto che per battere il sesso forte non è sempre necessario mostrare i muscoli e indossare i pantaloni. A volte basta spostarsi su un piano un po’ più consono.
Comunque la Renata, come cuoca, ma ancor di più come politica, è donna attenta alla materia prima, una sorta di Vissani da parlamento europeo. Con una fila di battaglie che va dalle quote del tonno rosso (ahimè, non… rosa), allo sbiancamento con acqua ossigenata dei molluschi, alle dimensioni delle vongole. Con un occhio, soprattutto, ai pescatori e alla nostra filiera ittica.
E quindi partiamo dalla fine, da una delle due battaglie su cui la Briano ha fatto registrare un successo. Lo ha comunicato proprio ieri sulla sua pagina social, con inaspettata esultanza “Evviva! Vongole a 22 millimetri da gennaio 2017. Ce l’abbiamo fatta grazie ad un ottimo lavoro del Ministero e all’attenzione che come squadra abbiamo posto in Europa. Presto la Commissione darà l’ok. Poi arriverà l’atto delegato in Parlamento europeo.
Sono solo arrabbiata perché qualcuno (di un movimento) sta cercando di prendersi meriti che non ha… Anzi qualcuno che per uno studio commissionato in Parlamento Europeo ha rischiato di far saltare tutto. Non faccio nomi perché chi è del mestiere lo sa. E non avrei voluto fare polemiche!
E già che ci sono, oggi le dico tutte. Sono anche arrabbiata con qualcuno (di una certa Lega Nord) che ha solo urlato senza muovere un dito in Europa. Certo far vedere che lavorando si possono risolvere i problemi renderebbe vano il loro esistere! Sono felice, invece, per gli amici pescatori dell’Adriatico che ho incontrato poco tempo fa a Chioggia e Cesenatico.” In soldoni la nostra europarlamentare aveva protestato per la discriminante imposta dalla commissione europea sul nostro prodotto perché le nostre vongole dovevano avere una dimensione inferiore a quella di altri paesi europei per essere messe in vendita. Il risultato era che le nostre vongole sembravano essere un prodotto di secondo piano e che i nostri allevatori alla lunga avrebbero iniziato ad avere difficoltà economiche.
La seconda battaglia baciata dal successo riguarda la procedura di sbiancare i molluschi utilizzando acqua ossigenata al fine di renderli esteticamente più gradevoli. Sul problema si era spesa con una interrogazione sulla quale la commissione europea si è espressa categoricamente escludendo in Italia, così come in nessun altro Paese dell’Unione europea l’utilizzo del perossido di idrogeno come additivo alimentare.” Sono partita da una circolare del ministero della Salute italiano che autorizza l’impiego di soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno per trattare i molluschi cefalopodi eviscerati – spiegato l’eurodeputata – La pratica è già utilizzata da tempo in Spagna. Sebbene le autorità italiane e spagnole non abbiano riscontrato rischi per la salute umana, non trovo giusto che un acquirente non possa avere gli strumenti per distinguere per esempio delle seppie, dei polpi, dei calamari o dei totani trattati con l’acqua ossigenata da quelli non trattati. Più in generale continuo a pensare che sia necessario indicare nell’etichetta l’utilizzo di sostanze che modificano l’aspetto dei prodotti». Nella risposta all’eurodeputata la Commissione europea ha fatto sapere che inviterà le autorità italiane a fornire informazioni sull’autorizzazione dell’uso di soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno per trattare i molluschi. Però, al momento, visto che il provvedimento si riferisce solo all’Italia l’iniziativa rischiava di tramutarsi in un clamoroso autogol per i nostri produttori. Così la Briano ha tempestivamente pensato a metterci una pezza: “Trovo positivo il segnale e il richiamo della Commissione europea. Visto che nell’Ue esiste la libera circolazione delle merci, per ragioni di equità e di trasparenza ho già depositato una nuova interrogazione dove chiedo che le regole vengano fatte rispettare non solo in Italia, ma anche in Spagna e negli altri Stati membri, in modo da evitare l’arrivo nei banchi e nei frigoriferi italiani di molluschi trattati con acqua ossigenata all’estero. Solo così salviamo la pesca artigianale e i diritti dei consumatori! Facendo chiarezza”.
Debacle, invece per quanto riguarda il tonno rosso. Dopo la limitazione della pesca per consentire il ripopolamento, la Briano aveva richiesto che anche i piccoli pescatori potessero tornare a catturare questa specie pregiata. Però non tutto è andato come la nostra europarlamentare sperava “Sul tonno rosso non si può più andare avanti così! Anche quest’anno, nonostante l’aumento, sono state chiuse le catture accessorie. In alcune regioni i pescatori non ne hanno potuto usufruire perché hanno chiuso prima che i tonni arrivassero. Ma anche dove ne hanno avute, mi scrivono che non va bene… Ci sono moltissimi tonni rossi (predatori fra l’altro di altre specie). Ce lo dicono i fruitori del mare e i pescatori a cui io credo perché sono i primi a voler conservare le risorse ittiche.
Possiamo dire che il piano di ricostituzione ha funzionato. Adesso dopo tanti sacrifici dei pescatori (e anche dei consumatori, direi!) bisogna cambiare, avere più quote e distribuirle in modo equo per fare in modo che anche la pesca artigianale possa usufruirne. Ho chiesto di poter andare in Portogallo all’assemblea annuale dell’ICCAT in autunno e spero proprio che accettino la mia candidatura per poter seguire dal vivo i lavori e dire la mia…” Insomma la Briano non demorde dalla sua doppia funzione di tutelare produttori, meglio se piccoli, e consumatori. Del resto lei, nel suo identikit si descrive così : mamma, cuoca, naturalista e al momento eurodeputata Pd. Perciò attendiamo ulteriori ricette.
E, sempre per quanto riguarda la tutela alimentare voglio includere, a questo punto, la denuncia della rete di controllo delle mense scolastiche genovesi che il consigliere comunale di Federazione a sinistra Antonio Bruno ha pubblicato sulla sua pagina facebook. Riguarda bastoncini di merluzzo taroccati utilizzati appunto nelle mense delle scuole genovesi.
“Bastoncini di Non-merluzzo, quindi non a norma, sono stati ripetutamente pescati dalla nostra Rete nel corso di numerosi sopralluoghi avvenuti nelle ultime settimane. Negli anni scorsi la situazione era simile, come rivelano varie foto di archivio: al posto del merluzzo, nei bastoncini scolastici genovesi si trova molto facilmente il pollack. Si tratta di un pesce di qualità inferiore (non è della famiglia dei merluzzi e si pesca in altri continenti), dalle carni mollicce, tanto che nel passato era utilizzato prevalentemente per mangimi animali; ora viene largamente impiegato per bastoncini e surimi”. La denuncia, però è abbastanza articolata “Gli anni scorsi la situazione era simile, come rivelano varie foto di archivio: al posto del merluzzo, nei bastoncini scolastici genovesi si trova molto facilmente il pollack. Si tratta di un pesce di qualità inferiore (non è della famiglia dei merluzzi e si pesca in altri continenti), dalle carni mollicce, tanto che nel passato era utilizzato prevalentemente per mangimi animali; ora viene largamente impiegato per bastoncini e surimi. Il capitolato genovese prevede però che il contenuto dei bastoncini (65%) sotto la panatura, sia Merluccius capensis o hubbsi, ovvero pesce di buona qualità. Qualche anno fa, a Sanremo, una nota ditta di ristorazione fu denunciata per frode nelle pubbliche forniture (scolastiche) sempre per “merluzzo taroccato” ovvero pollack . La Rete, anche alla luce di questo precedente, ha denunciato al Servizio Ristorazione la situazione. Dopo qualche tentativo di minimizzazione (come se l’evento fosse sporadico e non sistematico), il Servizio ha prima provato a procurarsi bastoncini regolari (ottenendo dalle ditte ben tre tipologie diverse, tutte non in regola), poi ha dichiarato l’intenzione di fare una variazione al capitolato in corso d’opera per “allargare le tipologie consentite”. A scuole finite c’è un po’ di tempo per pensarci. Come dice miss Rossella in “via col vento”… “Ci penserò domani”. Anche se, una domanda ancora voglio pormela: che senso hanno le battaglie al parlamento europeo se poi le strutture territoriali sono le prime a non essere in grado di far rispettare le regole?
Il Max Turbatore



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