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Grossisti ittici pronti a incatenarsi al mercato per la “chiusura-lampo”

In ballo c’è anche il progetto per la concessione del diritto di superficie e il ronnovo della struttura con aule didattiche e ristorante, rigorosamente di pesce

di Monica Di Carlo

<Pronti a incatenarsi al mercato per venire a capo della situazione>, lo dice il loro avvocato, Gianemilio Genovesi. Stavolta non stiamo parlando di disoccupati  di lavoratori dipendenti che protestano contro un’azienda che licenzia e nemmeno di un imprenditore prossimo al fallimento. Stavolta a minacciare la manifestazione è un gruppo di imprenditori che fattura 90 milioni di euro l’anno e dà occupazione a 200 persone. In realtà il presidente della rete d’impresa dei grossisti ittici genovesi, Sebastiano Bozzo, spiega che la scenografica forma di dissenso è l’ultima ratio, pronta a essere messa in atto se non ci sarà proprio nulla da fare, ma aggiunge che già lunedì prossimo la categoria metterà in atto una protesta. È possibile che si uniscano anche i dettaglianti che ogni giorno afferiscono al mercato. I grossisti del mercato ittico intendono protestare proprio nella struttura che occupano e per la quale sono pronti a investire se il Comune concederà alla rete che si è formata e che riunisce l’80 per cento delle imprese la concessione del diritto di superficie. C’è di più: gli imprenditori del settore del commercio ittico sono anche pronti a pagare di tasca propria i lavori oggi necessari e per i quali, probabilmente proprio da questo fine settimana, la struttura sarà chiusa.

mercato transennato
<Che ci sia una situazione di difficoltà è noto da trent’anni – spiega il legale dei grossisti che rappresenta sempre la rete e per quanto riguarda questo caso specifico la totalità degli operatori -. Non sappiamo perché si è decisa così repentinamente la chiusura. Si dice che sia a seguito di un esposto del 2012, che ci sarebbe il diktat dei vigili del fuoco, che sarebbe pronto a intervenire il magistrato. Fatto sta che ci hanno detto che il mercato dovrà rimanere chiuso per 3 settimane, con trasferimento delle aziende a Ca’ de Pitta, sempre che il consorzio dei grossisti delle carni accetti>. Bozzo aggiunge che ancora nulla di ufficiale è stato comunicato agli operatori in merito al trasloco forzoso. La situazione non va giù alle imprese di piazza Cavour che si troverebbero a operare prima per qualche giorno nei loro rispettivi magazzini (alcuni dei quali fuori Genova, addirittura, a Savona) poi a traslocare per almeno un paio di settimane in Valbisagno, dove, nella struttura dell’ex macello, sono già presenti i frigo che sono, ovviamente, necessari.

L’avvocato Genovesi parla di varie incomprensioni con gli uffici comunali già per la questione della concessione al quale (con tanto di delibera di supporto approvata dal consiglio) l’assessorati al commercio del Comune sta lavorando coi grossisti. I lavori sarebbero rallentati degli uffici dell’urbanistica che avrebbero cominciato a parlare della necessità di concessioni edilizie, secondo i grossisti non necessarie, visto che nel progetto di massima che hanno presentato (e che serve per determinare i costi in vista della “partita diritto di superficie”) non sono previsti ampliamenti o nuove strutture. Oltre a un iter che gli imprenditori ritengono incomprensibilmente rallentato, è spuntata l’emergenza che ha portato la polizia municipale a listare con il nastro bianco/rosso la struttura e che da lunedì, dopo la chiusura domenicale, porterà la struttura alla “chiusura per lavori urgenti”.

Di cosa si tratta, lo spiega l’assessore ai lavori pubblici Gianni Crivello: <Il 29 aprile è stata effettuata una verifica a seguito della quale è stata redatta una relazione tecnica – dice -. Il 7 giugno è stata individuata una serie di primi interventi. Il 10 giugno un sopralluogo al quale, coi nostri uffici, hanno partecipato anche i vigili del fuoco, la Asl e l’Ufficio della sicurezza sul lavoro, ha messo in evidenza una serie di criticità che riguarda proprio non solo la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche quella dei fruitori del mercato>. L’emergenza sarebbe legata in particolare all’impianto elettrico e ai frigoriferi. A questo si aggiungerebbe anche una serie di criticità legate alla staticità di alcune parti dell’edificio, che è vincolato come esempio di architettura razionalista. Sarebbe la soletta più vicina all’ingresso principale a essere in procinto di crollare. Il mercato, in questi giorni, è rimasto in attività nell’attesa dell’avvio dei lavori, ma la parte sottostante, quella dove ci sono le celle, è già stata chiusa e i grossisti ogni mattina, terminata la vendita, devono portare tutta le merce invenduta nei magazzini delle loro ditte.

<La nostra proposta – dice Bozzo – è quella di farci carico economicamente dei lavori più urgenti e di differire gli altri ai mesi tra novembre e gennaio, quando i pescherecci escono poco in mare per via del maltempo>. Questa è, infatti, l'”alta stagione del pescato” e lavorare a lungo in condizioni di difficoltà adesso significa moltiplicare le perdite economiche.

<Il mercato è un’immobile comunale al quale è stata data poca attenzione per 90 anni – contonua l’avvocato -. E questo nonostante il Comune incassi circa 500 mila euro l’anno grazie ai canoni. Le spese documentate dall’amministrazione sono di soli 100 mila euro per le utenze, luce e acqua>. Oggi gli operatori sono 13, ma quando erano 20 l’incasso era anche maggiore.

I grossisti propongono dunque di farsi carico dei lavori urgenti all’impianto elettrico, chiedono di puntellare la soletta e di cominciare i lavori nel piano sottostante nell’attesa della “bassa stagione” e dicono anche che bisogna portare al più presto in porto la questione della concessione del diritto di superficie.

Il progetto presentato, oltre all’adeguamento degli impianti, punta al pieno recupero della struttura esistente e alla realizzazione di un laboratorio didattico e di un ristorantino, rigorosamente di pesce, al piano superiore. Tutto per rilanciare il consumo dei prodotti ittici dopo il gran successo delle iniziative condotte nel mercato da Slow Fish-Slow Food.

slow fish mercato

L’investimento totale previsto è di 2 milioni di euro, a carico deglin operatori, che scomputerebbero la cirfra annualmente dal canone. <Tante cose non mi tornano – dice il presidente della rete d’impresa -. Mercoledì della scorsa settimana abbiamo incontrato l’assessore al Commercio Emanuele Piazza insieme ad architetti e ingegneri e la strada sembrava veloce, anche sulla scorta della delibera del consiglio comunale. L’iter sembrava veloce. Invece, l’indomani, è arrivato il nastro bianco e rosso della polizia municipale>. I lavori di completo recupero dureranno dai 2 ai 4 mesi e quando si lavorerà al piano del mercato i grossisti, sì, si dovranno spostare, <ma a quel punto – spiega Bozzo – saremo organizzati e potremo scegliere il periodo migliore>.
Prima, però, ci sarà da affrontare lo scoglio del trasferimento “a ciel sereno” e i grossisti intendono farlo a modo loro.

 

Aggiornamento: Alle 17,30 è arrivata ai giornali una nota sull’ordinanza di chiusura temporanea dell’edificio <per incolumità pubblica>

Da lunedì 20 giugno è stata disposta con ordinanza del Sindaco la chiusura temporanea dello stabile di piazza Cavour nella parte in cui ha sede il mercato ittico all’ingrosso.
Il provvedimento si è reso necessario per poter eseguire accertamenti sulle strutture e sugli impianti. Recenti verifiche da parte degli uffici tecnici comunali hanno evidenziato uno stato di degrado delle condizioni della soletta con il rischio di peggioramento a causa di infiltrazioni d’acqua nel corso delle normali attività.
Ulteriori ispezioni da parte dei Vigili del Fuoco e del Dipartimento prevenzione della Asl 3 Genovese hanno inoltre rilevato numerose criticità per la sicurezza in diverse aree di lavoro, in particolare per l’impianto elettrico, per le celle frigorifere e per l’impianto idrico.
Le condizioni della struttura hanno reso improrogabile e urgente il provvedimento di chiusura temporanea.
L’ordinanza del Sindaco dà mandato alle strutture del Comune di Genova di individuare un’area alternativa per lo svolgimento del mercato. L’Amministrazione comunale è impegnata in questo senso.

La comunicazione tra Comune e grossisti è ormai “a mezzo stampa”. Questo è il comunicato degli operatori del mercato ittico.

Gli operatori del mercato ittico all’ingrosso di Genova intendono portare all’attenzione della stampa cittadina la grave situazione che si è venuta a creare al mercato in Piazza Cavour, dove operano da decenni.

Con un preavviso di nemmeno due giorni e con un’ordinanza del Sindaco, su proposta degli assessori Piazza e Crivello, errata nei presupposti, nella forma e pure viziata da gravissimi errori anche di pura logica, gli operatori si trovano costretti a chiudere le loro attività per un tempo indefinito senza avere alcuna certezza sul futuro delle loro aziende, dei dipendenti addetti e con il grave pericolo di perdere i loro clienti.

I grossisti vogliano ricordare che presso il Mercato Ittico operano oltre 200 addetti, viene prodotto un fatturato di oltre 90 milioni di euro e, considerando l’indotto, sono in ballo 2000 posti di lavoro.

Tutta la filiera del pesce è coinvolta in questo assurdo provvedimento: i pescatori, i grossisti, le pescherie, la grande distribuzione organizzata, la ristorazione ed il turismo.

E’ incredibile che il Comune abbia ipotizzato di chiudere il mercato nel periodo di maggior afflusso di clientela e quando c’è più offerta e più consumo di pescato.

Va tenuto presente che il Comune non ha mai lesinato sui costi per ristrutturare i locali soprastanti al mercato che erano destinati al centro sociale “Buridda” e che poi sono rimasti vuoti e tutt’oggi inutilizzati.

Mentre oggi,  gli operatori sono sulla strada, nonostante il quadro finanziario del Mercato consenta al Comune un utile di 243.131,00 euro annui, a fronte di canoni concessori per 653.835,00 euro.

Gli operatori del mercato ittico sono contrariati dal provvedimento che è stato adottato in fretta e furia dall’amministrazione e di cui non si comprendono bene le finalità. I grossisti sono pronti ad ogni forma di protesta, con ogni mezzo, a tutela delle loro attività che, tra l’altro, sono primarie in una regione affacciata sul mare.

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