Funivia dei Forti, Piciocchi attacca la giunta: «Blitz senza confronto, progetto inutile»

Il capogruppo di Vince Genova e patron del primo progetto, con piloni al Lagaccio e relative cabine sopra le case, archiviato a furor di popolo, contesta la variante annunciata dalla sindaca Silvia Salis: chiede accesso agli atti e annuncia esposti

La variante della funivia dei Forti accende subito lo scontro politico. Dopo l’annuncio della giunta comunale sul nuovo tracciato Granarolo-Forte Begato, senza sorvolo del quartiere del Lagaccio, il capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi attacca frontalmente la sindaca Silvia Salis e definisce la decisione «l’ennesimo blitz senza confronto». Per l’ex vicesindaco, la cosiddetta “mini funivia” non sarebbe la soluzione equilibrata presentata dall’amministrazione, ma «un impianto completamente inutile e totalmente sganciato dai reali bisogni della città».

La critica parte dal metodo. Piciocchi sostiene di avere appreso «con sorpresa» che il ministero avrebbe dato l’assenso alla nuova ipotesi progettuale e che i lavori potrebbero iniziare il prossimo anno. Una comunicazione che, secondo il capogruppo, contraddice la retorica della partecipazione rivendicata dalla giunta. Pietro Piciocchi ricorda infatti che alcuni mesi fa era stato respinto un suo ordine del giorno, con voto contrario della sindaca, per discutere in commissione consiliare proprio dell’ipotesi di una funivia ridotta. «Questo alla faccia della tanto decantata trasparenza», afferma.

Nel mirino c’è anche il merito del nuovo tracciato. La giunta ha scelto di abbandonare il progetto originario, che prevedeva il collegamento da via Fanti d’Italia a Forte Begato con passaggio sulle case del Lagaccio (fortemente avversato dalla popolazione a suon di manifestazioni, proteste e petizioni), e di avviare una variante che colleghi Granarolo a Forte Begato, valorizzando la cremagliera Principe-Granarolo e integrando l’opera con il futuro Sport Park Granarolo-Begato. Per Pietro Piciocchi, però, questa soluzione solleva domande sostanziali sul reale interesse pubblico dell’intervento e sulla sua utilità trasportistica.
Il capogruppo chiede alla sindaca Silvia Salis di chiarire quale percorso di condivisione sia stato avviato con i due Municipi interessati, ricordando che, nei mesi scorsi, i presidenti municipali si erano espressi in modo contrario rispetto all’ipotesi della “mini funivia”. Chiede inoltre quali studi trasportistici siano stati prodotti per giustificare un collegamento in una posizione che giudica decentrata e quale sia la base tecnica per ritenere strategica un’infrastruttura diversa da quella originariamente messa a gara.
Il nodo più delicato, nella posizione di Piciocchi, riguarda l’appalto. Il capogruppo contesta la possibilità di affidare in variante, senza una nuova gara, un’opera che considera radicalmente diversa da quella aggiudicata in precedenza. «Come si spiega che a un’azienda, vincitrice di un appalto pubblico per realizzare un progetto da 40 milioni di euro, venga oggi affidata in variante, senza alcuna nuova gara, la costruzione di un’infrastruttura completamente diversa da quella originaria?», domanda.
Altro punto critico, sempre secondo l’esponente di centrodestra, ex vicesindaco (anche facente funzioni per un periodo) e, nel tempo, assessore ai lavori pubblici, assessore al bilancio, sarebbe il rapporto tra funivia e Sport Park. La giunta presenta il nuovo parco Granarolo-Begato come il cuore della rimodulazione: un’area pubblica destinata ad attività outdoor, sentieri, sport e socialità. Il capogruppo di Vince Genova replica però che l’area del Lagaccio, Granarolo e Forte Begato si trovano su quote altimetriche diverse e che la morfologia del territorio smentirebbe l’idea di un sistema realmente integrato. «È la morfologia del territorio a smentire gli annunci spot del sindaco», sostiene.
La posizione del capogruppo di Vince Genova è quindi netta: la nuova impostazione non risolverebbe i problemi del vecchio progetto, ma produrrebbe una soluzione depotenziata, costosa e priva di una funzione chiara. «La netta sensazione è che si stia andando a spendere denaro pubblico per costruire un impianto completamente inutile e totalmente sganciato dai reali bisogni della città: un vero e proprio vuoto a perdere», afferma Pietro Piciocchi.
Lo scontro ora si sposterà sugli atti. Piciocchi annuncia un’immediata richiesta di accesso alla documentazione per verificare la reale natura della variante, il contenuto delle interlocuzioni con il ministero, i presupposti tecnici e giuridici dell’operazione e il rapporto con l’appalto già assegnato. Il capogruppo intende presentare un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione e all’Agcom, Autorità garante per la concorrenza, sostenendo che la procedura potrebbe configurare una violazione del Codice dei contratti pubblici.
La replica politica di Vince Genova arriva quindi poche ore dopo la presentazione della variante da parte dell’amministrazione. La giunta rivendica di avere evitato il sorvolo del Lagaccio e di avere salvato i finanziamenti del Piano nazionale complementare senza esporre il Comune a penali milionarie. L’opposizione, invece, mette in discussione metodo, legittimità e utilità dell’operazione. La partita della funivia dei Forti, che sembrava entrata in una nuova fase progettuale, si apre così anche sul fronte degli accessi agli atti e dei possibili esposti.
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