Totò e Peppino e la bufala dei voli Genova-Mosca

Sono stati i più cliccati della settimana, anche in virtù del colbacco calato sulla testa con tanto di piazza Rossa, gelida e illuminata alle loro spalle. È proprio vero che certi selfie da soli valgono il prezzo dell’intero biglietto. E poi quella straordinaria somiglianza con Totò e Peppino, appena sbarcati alla stazione centrale di Milano, del film Totò Peppino e la malafemmina, con addosso colbacco bianco e cappottoni da mongoli che hanno smosso la suggestione collettiva. La mia e persino quella del nostri politici. Dalla novizia Alice Salvatore alla più scafata Raffaella Paita che si sono servite delle immagini del film mettendo in connessione i due attori coi lindi colbacchi e i due nostri politici con colbacco bruno e stemma di Mosca. E ! Come se non bastasse, probabilmente avranno dovuto girare il giusto i due rappresentanti del centro destra, perché fra quei copricapi per turisti i più venduti sono quelli similari ai colbacchi in dotazione all’Armata Rossa, con tanto di fregio con falce e martello. Eppero chissà che cosa avrebbero detto vedendoli sotto gli odiati simboli nemici dei comunisti d’antan i loro mentori, da Berlusconi a Salvini.
Insomma Il governatore Giovanni Toti e il suo assessore allo sviluppo economico Edoardo Rixi, i protagonisti della mission impossible in terra sovietica, hanno contribuito nel  week end a sollevarci il morale, nostro, da osservatori esterni, ma ancora di più di sodali ed avversari. I sodali  hanno goduto per le dichiarazioni ottimistiche del nostro presidente della giunta, gli avversari per la galleria fotografica postata dallo stesso govenatore. Una serie in cui compare mentre accarezza i cavalli dell’allevamento equino di Avangard,  alla firma  nell’albo dei visitatori della casa di Pavlov, all’interno del centro Avangard di fronte all’albo d’onore dei migliori lavoratori. Anche se l’immagine ricorda un po’ il museo della shoah con le facce di tante vittime dell’olocausto. E  ancora varie immagini cartolina, con colbacco e senza, con la delegazione e con i rappresentanti sovietici. In tutto 32 fotogrammi e una intervista di qualche secondo. Infine nell’imminenza del ritorno  compare ancora un collage di tutto rispetto con le pose più ambite, dalle carezze ai cavalli alle riunioni della delegazione. Il  tutto con un Toti sorridente sempre in prima fila. In pratica un vero e proprio servizio fotografico degno di un album di matrimonio. Si pensi, tanto per fare un confronto, che il fido Rixi di immagini in terra di Russia ne ha postate sulla sua pagina twitter soltanto cinque. E tutte in pose meno istituzionali. Comunque davvero una miseria  rispetto a quelle di Toti, impegnato a documentare per i posteri la svolta epocale che, come da promesse, il viaggio dei nostri politici avrebbe dovuto sortire.
Senonche’ stamane, quando ho visto la notizia che il nostro vituperato aeroporto Cristoforo Colombo era stato confermato fra gli scali di collegamento con Mosca e la Russia, mi sono mentalmente dato dello stupido per aver preventivamente sbertucciato Toti e Rixi nei panni di Totò e Peppino, con tanto di colbacco in mano, per chiedere alla grande madre sovietica di offrire un qualche senso alla nostra missione.
Poi però, da solito malfidente, sono andato a studiarmi meglio le date ed ho scoperto che l’accordo  di cui si parlava era già stato firmato il 17 febbraio, circa due settimane prima del viaggio della delegazione ligure, nel corso di un incontro a Roma tra la una rappresentanza dell’Enac e quella del ministro delle federazioni russe. Quindi o la notizia era trapelata e i nostri Totò e Peppino, pardon Toti e Rixi, si sono affrettati ad organizzare  il viaggio al fine di appropriarsi di un risultato assicurato oppure tutto è accaduto per pura casualità. E siccome Giulio Andreotti diceva che a
pensare male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca… con tutto quel che segue. Del resto per un lettore disattento ci ha pensato  lo stesso governatore Toti a creare un po’ di confusione. Perché inserisce una immagine sulla sua pagina personale dando lo scoop dell’accordo e commenta “Una notizia che conferma la nostra convinzione che la Russia sia un partner fondamentale per la Liguria”. Poi però, visto che conosce il mestiere di giornalista rinvia ad un ulteriore messaggio fb in cui l’arcano viene svelato con la pubblicazione del comunicato nel quale si fa riferimento all’incontro di tre settimane fa. Peccato veniale, forse, ma reiterato. Anche l’assessore al turismo Gianni Berrino inserisce  sul suo sito la stessa foto e la stessa notizia “Accordi Italia-Russia, l’aeroporto di Genova confermato fra gli scali di riferimento”. Anche in questo caso risalendo alle fonti si può arrivare alla fatidica riunione del 17 febbraio. Insomma un equivoco  che ricorda ancora Totò e stavolta mentre cerca di vendere il Colosseo a un turista americano. La gag più conosciuta di Totò truffa.
Ma evidentemente questi nostri reduci dalla patria del sol dell’Avvenir hanno incamerato un po’ anche il culto della personalità. E pensano che ormai a loro tutto può essere consentito. Cosa pensare di Edoardo  Rixi che appena rientrato dalla mission impossible ha presenziato alla conferenza stampa organizzata dall’amico e collega Gianni Berrino per presentare la Sciacchetrail, 47 chilometri di trail tra Monterosso a Riomaggiore attraverso i sentieri de vino? E non contento Rixi, che è un esperto montanaro, vi parteciperà indossando il pettorale con il numero 100. Un assessore bionico che non teme l’affaticamento.
Mi ero portato avanti, ma mi rendo conto che la ricorrenza di domani non può essere snobbata. A dire il vero già oggi mi attendevo una serie di frasi celebrative in vista della festa della donna da parte di politici e politiche. Invece sono rimasto deluso. Eppure ho potuto constatare che anche i nostri politici hanno un animo in peregrinazione tra il romanticismo e la vena artistica. Gli ultimi arcobaleni comparsi nel cielo di Genova e la Liguria hanno sollecitato un po’ tutti. Fra coloro che non hanno saputo far finta di niente citiamo Lorenzo Basso, parlamentare del Pd, che ha ritwittato una immagine del cielo di Genova sulla sua pagina. Al pari dell’assessore Berrino che con l’entusiasmo per la sua Liguria che lo contraddistingue non si è soffermato a domandarsi se l’arcobaleno nella giornata della vigilia della festa della donna non potesse assumere un significato particolare. Magari, dopo il tormentone del Festival di San Remo, di appoggio alle unioni civili. Più politicamente indirizzato verso il Centro destra e Fratelli d’Italia, lo stesso partito di Berrino, Stefano Balleari, il vicepresidente del consiglio comunale che ha inviato al sindaco Marco Doria una mozione in cui chiede che su palazzo Ducale venga affisso uno striscione che inneggia alla liberazione dei due Maro’. Lo stesso fiocco giallo aveva accompagnato a Roma il gonfalone della Regione in occasione del Famili day. Probabilmente involontaria la scelta di Balleari, in trance agonistica dopo l’accoglimento da parte del Sindaco Marco Doria della richiesta del riconoscimento di Genova come città dell’inno. Ma una seconda decisione positiva da parte del primo cittadino eventualmente pareggerebbe l’involontario scivolone di Berrino. Infine, visto che non ne ho potuto fare a meno l’ultimo pensierino per la ricorrenza di domani. Mi piace, a tale proposito, ripartire dal messaggio twittato dal segretario dell’Anci Pierluigi Vinai che dedica la giornata  della vigilia alle Sante Perpetua e Felicita, ragazze cristiane martirizzate sotto Settimio Severo proprio il 7 marzo del 203. Patrone di madri e donne in gravidanza. E se qualcuno ancora cercava di trovare un collegamento fra questa festa e le unioni civili, attraverso il simbolo dell’arcobaleno e il mistero della maternità, con queste due sante, martiri e protettrici di madri e donne in gravidanza può dirsi servito.

Il Max Turbatore

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