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Giustizia distributiva – Quinto capitolo

 

di Luca Giannini

Carissimo, gli abitanti di questa città si comportano come se vivessero in un mondo regolato da simmetrie, una sorta di sterminato piano euclideo dal quale è sorta un’etica altrettanto euclidea. Ora, è vero che l’uomo è un animale congetturale che la realtà si incarica puntualmente di smentire; ma qui la maggior parte degli umani è impermeabile a questa idea. Vengono smentiti di continuo, ma tirano dritto. O meglio, accusano la realtà di essere un dio cattivo (o il destino cinico e baro, secondo le convinzioni). Tendono a instaurare un rapporto contrattuale con il mondo, un po’ come il popolo di Mosè o come i Romani. Se faccio il bravo, vengo premiato, in tutte le sue infinite declinazioni: un “occhio per occhio, dente per dente” elevato a metafisica. Neanche la realtà fosse un essere pensante, e per di più pensante secondo i loro canoni.

Quindi, quando accade qualcosa che infrange questo patto che loro credono di avere stretto con la realtà o con l’ente supremo che la governa, si incazzano come bisce. Se ho fatto bene, bene devo ricevere. Se mi ammalo, non è giusto. Chi fa il male deve ricevere il male. Pur di giustificare questo impianto, più sofisti di loro si sono inventati concetti assurdi: provvide sventure, autodafé, indagini per comprendere dove hanno sbagliato (perché un errore ci deve essere, ci deve essere una colpa di cui farsi carico o da scaricare su qualcuno). Il risultato è un sistema degno di Tolomeo, dove tutto funziona – è vero – ma solo sulla carta: non ha nulla a che vedere con la realtà. Pur avendo caterve di dati sotto il naso, li ignorano o li piegano a mazzate per farli entrare dentro le gabbie delle loro convinzioni. Chiamano questa loro attività “interpretazione”, ma utilizzano gli stessi strumenti scientifici dei loro avi, che per scrutare il futuro osservavano il volo degli uccelli o il fegato di qualche animale. Le rare volte in cui un evento sembra coincidere con le loro bislacche teorie tuonano: “Hai visto? Te l’avevo detto…”. Gli altri miliardi di eventi che falsificano la loro tesi svaniscono nel nulla.

Esiste una salvezza da tutto ciò? Sì, se si affidassero ai loro osti (termine sul quale occorrerà ragionare in seguito). In questa città sto imparando a conoscere osti distaccati che seguono il Manuale di Epitteto, ma si incazzano e si rivoltano quando la nazionale di rugby perde, oppure piove troppo o troppo poco. Predicano la distanza, ma si rotolano nella pozzanghera della realtà. Hanno però il merito di accettarla tutta senza trarre giudizi affrettati: veri stoici. Ho conosciuto anche osti apollinei (quindi attraversati da temperie notturne, da malattie con catalogate, come la sinusite al ginocchio o l’angoscia a un’ascella), che annusano la vita come il tappo di una bottiglia e che sbatacchiano il calice con aria annoiata. Entrambe le categorie vanno coltivate, se non altro per lo sforzo aggettivale – i sommelier, si sa, sono dei cialtroni – con cui descrivono la realtà (che ai loro occhi si presenta in forma di bottiglia). Né cadono nella trappola del tacchino di Russell.

Ah sì: i più laici, lucidi abitatori della cerchia intramuraria barbarossiana sono osservatori attenti e si comportano come il tacchino (metafora di Bertrand Russell, 1912) che abbandona la logica deduttiva per dedicarsi a quella induttiva. Il tacchino viveva in un allevamento americano e si era votato a osservare il particolare per arrivare a una legge generale. Tenne un comportamento scientifico, annotando tutto per mesi: ora in cui gli venivano serviti i pasti, contenuto dei suddetti pasti, temperatura e condizioni atmosferiche. Infine elaborò un’inferenza: “Tutti i giorni mi danno da mangiare alle 9 del mattino”. Ma il quarto giovedì di novembre venne sgozzato e infilato nel forno: era il giorno del Ringraziamento.

La realtà non è simmetrica, e la vita non è giusta, è vita. Parafrasando Alan Lindsay Mackay, provate a immaginare il mondo come un’enorme stazione sciistica popolata di ragazze a caccia di marito e di mariti a caccia di ragazze. Definireste simmetrica questa situazione?

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