25 aprile Senza categoria Storia 

Buranello, il ragazzo che sfidò il fascismo

La storia di Giacomo Buranello è un capitolo essenziale della Resistenza a Genova. Al di là di una “retorica resistenziale” che per lunghi anni è stata l’unica narrazione di un fenomeno estremamente sfaccettato dell’opposizione al fascismo, ci sono storie che spiccano sia per la drammaticità degli eventi, sia per lo spessore dei protagonisti.

 

Probabilmente se non fosse stato per la vicenda bellica che determinò insieme alla sua milioni di altre vite, Giacomo Buranello avrebbe certamente fatto parlare di sé in campo scientifico e intellettuale. Brillante, intelligente, e uomo d’azione aveva tutte le caratteristiche per emergere e mettersi in luce qualunque fosse stato l’ambito che avesse scelto. La cupa coltre della guerra e l’obiezione istintiva ai grotteschi e sempre più crudeli riti del regime lo portarono immediatamente a opporsi prima con l’intelligenza e poi con l’azione alla dittatura.

 

Buranello era un GAP una delle formazioni militari antifasciste più discusse e controverse. Prettamente di ideologia comunista i gruppi di azione patriottica avevano lo scopo di indebolire e fiaccare l’organizzazione nemica con attentati e omicidi (soprattutto di graduati) per mettere sempre più in difficoltà i tedeschi e i loro alleati repubblichini. Il loro compito era, quindi, quello di non far sentire sicuri i nemici nelle città occupate con vere e proprie azioni terroristiche. Era la guerra.

 

Ancora oggi rispetto all’attentato romano di via Rasella che costò la rappresaglia dei nazisti con la strage delle fosse Ardeatine ci si domanda se quelle azioni fossero “giuste” anche in termini bellici visto i costi in vite umane tra i civili che comportarono. Sta di fatto che la storia di quel periodo anche a Genova è costellata da quegli episodi e che i “gappisti”, al di là di ogni buonisimo residuale, fossero persone determinate a uccidere il loro nemico.

 

Ma torniamo a Buranello. Nasce nel ’21 in Veneto da una famiglia di umili origini e i suoi primi passi li muove a Sampierdarena dove la famiglia si era trasferita per il lavoro. Frequenta la scuola con passione e mette in evidenza un’intelligenza brillante e vivace. La situazione economica dei suoi non è rosea, Buranello vorrebbe studiare ma il padre porta a casa il minimo per andare avanti e quando perde il lavoro con la crisi determinata dalla guerra il giovane ha delle grandi difficoltà a proseguire. Al suo fianco c’è la madre che contribuisce alla formazione intellettuale del figlio iniziandolo alle lettura dei romanzi francesi e americani mentre il giovane prosegue la sua formazione politica appassionandosi alle tesi mazziniane.

 

Buranello è contemporaneo al regime, non ha idea di cosa sia un mondo e una società senza il fascismo ma molto velocemente, maturando, sente sempre più pesanti su di lui ristrettezza del pensiero fascista con i suoi riti meccanici e l’intrinseca violenza di quel movimento.

Cresce e proseguendo gli studi al liceo scientifico Cassini matura riconosce nel comunismo l’ideologia più radicalmente opposta alla dittatura ed è uno studente di ingegneria quando insieme al suo amico d’infanzia Walter Fillak, anche lui di Sampierdarena, aderisce al PCI.

 

Buranello è un intellettuale ma anche un uomo di azione determinatissimo. Entra nei GAP che avevano regole di reclutamento severissime. A differenza dei partigiani di montagna tra i quali si contavano sia militari come Aldo Gastaldi ma anche semplici “sbandati”, i GAP erano addestrati e istruiti alla clandestinità, sapevano fabbricare rudimentali ordigni e usare i diversi tipi di armi da fuoco dell’epoca per le loro azioni. Infliggere al nemico il maggiore danno possibile era il loro unico scopo.

 

La cattura oltre che morte certa per fucilazione comportava anche la tortura che i nazisti avrebbero inflitto al prigioniero per estorcergli delle informazioni e questa era la massima preoccupazione dei GAP, quella di non diventare strumento del nemico.

 

Buranello si distingue in azioni di guerra temerarie e pericolose, uccide e si tratta della prima azione genovese dei GAP il 28 ottobre del ’43, il capomanipolo del MVSN (movimento volontario per la sicurezza nazionale) Manlio Oddone. L’uomo è un fascista della prima ora, rispettato e temuto, l’attentato ha un forte valore simbolico proprio nella Sampierdarena di Buranello.

 

E’ il messaggio dei GAP: non siete sicuri in nessun luogo, neanche a casa vostra. Buranello, che nel frattempo è diventato il capo dei GAP genovesi uccide con un commando una spia dell’Ovra che era quasi riuscito a risalire alla sua identità e a farlo arrestare.

L’azione più temeraria guidata dal giovane partigiano avviene il 13 gennaio 1944 nel pieno centro di Genova, in via XX settembre, davanti alla chiesa della Consolazione. Tutto si svolge in pieno giorno: l’obiettivo è uccidere un graduato nazista secondo la logica dei GAP per creare scompiglio nella gerarchia di comando degli avversari. Il gruppo di Buranello sbarra la strada all’uomo, colpi di pistola precisi che non lasciano scampo all’ufficiale e feriscono un secondo. Gli uomini del comando fuggono precipitandosi nei vicoli e si dileguano.

 

La rappresaglia tedesca non si fa attendere: otto antifascisti rinchiusi nel carcere di Marassi vengono condannati a morte. I fascisti sono sulle tracce di Buranello a quel punto il PCI ordina al giovane di nascondersi in montagna. Buranello non ci sta. E’ un momento difficile per la Resistenza. La controffensiva delle brigate nere contro i partigiani è violentissima e efficace. Molti capi partigiani sono catturati e uccisi.

 

Le catene di comando si spezzano e Buranello sente intorno a lui il fiaccarsi dello spirito combattivo. Freme, vuole fare qualcosa. Opponendosi agli ordini dei suoi superiori decide di tornare a Genova. Vuole organizzare un’azione per dimostrare che c’è ancora voglia di combattere. La Resistenza sta organizzando lo sciopero del’44, lui vorrebbe dare un segnale forte anche dal punto di vista dell’azione militare. Riprende i contatti con i compagni genovesi. Nella plumbea Genova semidistrutta dai bombardamenti, dove serpeggiano fame, paura e rassegnazione i controlli dei fascisti sono fittissimi e asfissianti.

 

Tedeschi e camice nere sono ovunque e il suo volto è ben noto. In via Maragliano, una traversa di via XX settembre, al caffè de Lucchi è fissato l’appuntamento con una sua “compagna”. I due prendono un caffè, parlano. Arriva un gruppo di poliziotti che entra nel bar e la tensione sale. I fascisti parlano tra di loro ma ad un certo punto uno di questi si volta e vede un viso che non gli è sconosciuto. Le occhiate si incrociano fulminee fino a quando, rompendo gli indugi, prima di tutti Buranello estrae la rivoltella e spara uccidendo il vice brigadiere Armando Graziano e ferendo gravemente il maresciallo Cosimo Gravina.

 

Il partigiano imbocca l’uscita del bar e fugge verso via Ippolito d’Aste dove per sua sfortuna incappa in un’auto della Guardia Nazionale Repubblicana. Il soldato al volante capisce la situazione e taglia la strada a Buranello, investendolo. La cattura del capo dei GAP è un duro colpo per la Resistenza. Portato in carcere Buranello deve sopportare sino in fondo il calvario che aveva tanto temuto. Torturato per ore e ridotto in fin di vita viene giustiziato a forte S. Giuliano il 3 marzo del 1944.

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