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1942, il tragico massacro della Galleria delle Grazie

Genova è attraversata da una fitta rete di gallerie. Molte di queste costituirono il nucleo originario delle “gallerie di raccordo” dette delle Grazie o di Carignano tra le calate orientali del porto e le stazioni di piazza Principe e Brignole. Così Adriano Betti Cerboncini  in “La ferrovia ligure” racconta la loro nascita: “Avevano un tracciato che si articolava in due gallerie a semplice binario affiancate, le quali iniziavano dalla calata delle Grazie a levante del Molo Vecchio, si separavano poi quasi sotto la verticale di Piazza De Ferrari in un “ramo occidentale verso una camera di biforcazione in Traversata a 216 m. dallo sbocco della preesistente galleria di San Tomaso, e un “ramo orientale” che sboccava in stazione Brignole terminando in un’asta di manovra. Il ramo occidentale aveva lo scopo di formare una specie di carosello sull’itinerario Santa Limbania – Caricamento – Molo Vecchio – galleria delle Grazie – galleria Traversata – galleria San Tomaso – Santa Limbania: quello orientale aveva lo scopo di consentire l’afflusso di vagoni vuoti e di qualche treno proveniente da Levante sull’itinerario Brignole – galleria delle Grazie – Molo Vecchio – Caricamento. Questi nuovi allacciamenti completati tra il 1921 e il 1922, furono in esercizio non a lungo poiché, principalmente a causa dello spostamento delle attività portuali verso Ponente, le relative gallerie vennero abbandonate in occasione dei lavori di costruzione della seconda galleria a doppio binario detta “Traversata Nuova”, di collegamento tra le stazioni di Piazza Principe e Brignole, iniziati nel 1939. Il portale della galleria delle Grazie in stazione Brignole è ancora oggi visibile chiuso con una cortina di mattoni quasi di fianco al ben più ampio portale della “Traversata Nuova”.

 

Queste gallerie costituirono durante la seconda guerra il reticolo dei rifugi sotterranei dove si andava a riparare la popolazione nel corso dei bombardamenti che a partire dal ’42 furono intensissimi, provocando ingenti danni e numerosissime vittime. A fronte di tali bombardamenti Genova era una città praticamente inerme.

bombardamenti

 

Le poche batterie anti aree posizionate sulle alture fuori dalla città erano eluse con grande facilità dai bombardieri alleati che ogni giorno scaricavano su Genova tonnellate di bombe e spezzoni incendiari. Il 22 ottobre 1942 vengono sganciati dai bombardieri britannici 200 tonnellate di ordigni, un incubo a occhi aperti per le migliaia di persone nelle gallerie.

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La paura per i propri cari e per la propria vita ma anche l’angoscia di non ritrovare più la loro abitazione. I genovesi erano stremati, in una cupa crisi collettiva cadeva a pezzi non solo materialmente l’intera architettura del regime fascista fatto di proclami vittoriosi e la sensazione più che netta era l’incombenza di un immane disastro in arrivo.

Fu così che la sera del 23 ottobre 1943 l’ennesimo allarme fece correre tutti i genovesi verso il rifugio più vicino. L’imbocco della Galleria delle Grazie nei pressi di Porta Soprana era una scalinata molto ripida in parte all’aperto con dei cancelli che venivano aperti quando scattava la sirena che annunciava l’approssimarsi degli aerei. L’ingresso di quella galleria era già stato individuato come rischioso, ripido e scivoloso, la fretta e il panico delle persone che correvano per entrare poteva facilmente finire in una rovinosa caduta.

Per questo a controllare l’afflusso erano destinati dei soldati che avevano anche il compito di aprire i cancelli del rifugio.

Quella sera, però, i soldati non arrivarono e i cancelli non si aprirono, qualcuno nella ressa cadde trascinando con sé altre persone in una “slavina” umana che veniva ulteriormente e dolorosamente rinnovata da quelli che ignari giungevano di corsa. Fu un massacro, non prodotto dalle bombe questa volta ma dal panico dei genovesi imbottigliati e schiacciati gli uni contro gli altri. Secondo le stime ufficiali morirono 354 persone in quel disastro e la tragica ironia della sorte volle che quell’allarme fosse poi infondato.

Il giorno dopo i corpi delle vittime vennero allineati nei pressi della Banca d’Italia. Una funebre cerimonia collettiva salutò per l’ultima volta quelle povere vittime. Furono pochi quelli che andarono all’ospedale mentre la maggioranza cercò di mettere alle spalle questo cupo e insensato episodio di morte. Una tragedia rimasta nei cuori dei genovesi (tra le persone che si salvarono anche la madre dell’Arcivescovo Angelo Bagnasco allora in gravidanza) ma anche questa, come nel caso di S. Benigno, quasi rimossa dalla memoria collettiva. Oggi la Galleria delle Grazie è percorsa parzialmente dalla metropolitana.

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