Ambiente meteo 

Sarà un inverno glaciale? La risposta dei meteorologi

Alcuni siti di meteorologia annunciano un inverno glaciale, per capirne di più abbiamo intervistato Matteo Sacchetti analista di Limet  www.centrometeoligure.com

Vi sentite di accreditare questa ipotesi?

Farei fatica, a dire il vero, a definirli siti di meteorologia.
Il web è disseminato di strilloni che adoperano titoli ad effetto per attirare consensi o semplici “click”.
Quando ci si imbatte in questa tipologia di informazione occorrerebbe considerare che chi la scrive sono spesso purtroppo comici involontari o millantatori.
Nessuno oggi è in grado di prevedere inverni glaciali o bufere di neve con mesi di anticipo tanto più se ci si riferisce a territori di dimensioni limitate come l’Italia.
Esistono invece le cosiddette previsioni stagionali basate sugli stessi sistemi che elaborano le analisi a breve – medio termine ovvero i modelli fisico – matematici, tuttavia benché spalmino le linee di tendenza su territori vasti, sono ancora lontani da un livello di predicibilità accettabile.
Ci sono poi analisi climatiche basate su indici teleconnettivi ovvero su forzanti naturali (come ad esempio il Nino o la fase solare in atto o le temperature oceaniche in generale) il cui comportamento è legato ad evidenze di natura statistica.
In soldoni si tratta di un sistema complesso di conoscenze e di studi che si propongono di associare all’insorgere di determinate situazioni oceaniche, atmosferiche o esterne al sistema Terra, certi comportamenti del clima e della circolazione.
Si tratta di studi seri basati su principi fisico matematici tuttavia ancora in stadi per lo più sperimentali anche se talvolta non hanno mancato di dare buoni risultati.
Ad ogni buon conto un approccio avveduto a questo tipo di letture sta nel verificare il modo di affrontare il tema: se l’articolo vuole vendere certezze di cataclismi o fenomeni eclatanti a grande distanza temporale o tanto peggio con target dettagliati, potete cestinare l’articolo senza remore.

inverno

Una volta per tutte: la tesi del film catastrofico”The day after tomorrow” secondo cui il surriscaldamento potrebbe preannunciare una nuova stagione glaciale ha un senso?

Di per sé tutti i cambiamenti climatici nel corso del tempo hanno avuto una o più cause.
Un raffreddamento dell’oceano e un rallentamento della circolazione ad esso associata, come il caso molte volte citato della Corrente del Golfo, causato da una massiva fusione dei ghiacci polari, può indubbiamente avere impatti anche rilevanti sul clima delle regioni interessate dal fenomeno.
Basta vedere molto semplicemente gli effetti a cui sono soggette aree del Pacifico e dell’America in generale in presenza ad esempio del fenomeno ciclico del Nino.
Senza tuttavia scomodare il suggestivo film “the day after tomorrow” e il completo arresto della Corrente del Golfo, possiamo dire che anche l’Oceano Atlantico va soggetto a fluttuazioni termiche mediamente ogni 20/30 anni passando da una fase ove prevalgono anomalìe positive ad un’altra di segno opposto e questo non senza conseguenze sul piano delle precipitazioni e delle temperature medie.
Ad esempio veniamo da una fase calda che si prolunga all’incirca dalla metà degli anni novanta e con un massimo verosimilmente raggiunto verso la fine della prima decade del nuovo secolo.
Alcuni studi recentemente propendono a considerare prossima un’inversione di segno.
Questo potrebbe coincidere, qualora avvenisse, con un ridimensionamento delle temperature e un incremento delle precipitazioni in ambito europeo .

Realisticamente, l’innalzamento delle temperature degli ultimi anni è dovuto all’inquinamento o a una naturale variazione delle temperature?

Questo è oggetto di uno dei più feroci e dibattuti temi in mano alla Comunità scientifica.
Il riscaldamento globale è un fatto anche se si litiga ancora ad esempio sulle modalità con le quali le temperature vengono rilevate.
Quando poi si passa a volerne vagliare le responsabilità ancora oggi il lettore ne esce con le idee spesso ancora più confuse.
Il clima è sempre cambiato per normali clicli climatici o per forzanti aggiuntive (fasi solari deboli o forti, fenomeni vulcanici importanti, ecc), tuttavia è evidente che la componente umana possa aver contribuito nell’amplificare una fase già naturalmente predisposta fino ad oggi verso il riscaldamento.
La misura in cui questa “sinergia” abbia portato all’attuale situazione non è di agevole valutazione.
Questo non deve comunque essere motivo per trascurare il benessere del nostro pianeta in primis per la salvaguardia della nostra salute e della nostra sicurezza.

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